In Finlandia un nuovo supercomputer

da phantom, in Informatica Libera | 15 Novembre 2008 @ 17:41 | nessun commento

Cray Inc. e il CSC (IT Center for Science Ltd) hanno annunciato che il supercomputer Cray del CSC è stato portato a 85 teraflop. Questo fa del Cray XT5 il supercomputer più potente mai prodotto nelle università dei paesi del Nord Europa, e uno dei più veloci supercomputer in tutta l’Europa.

La PRACE (EU’s Partnership for Advanced Computing in Europe) finanzierà un ulteriore aggiornamento che permetterà al Cray di raggiungere un picco di performance fino a 100 teraflop. PRACE, che attualmente comprende 16 paesi, permette agli scienziati e agli ingegneri europei di avere a propria disposizione delle tecnologie all’avanguardia e ad alte prestazioni.
Il supercompurter Cray da 100 teraflop ci metterà un millesimo di secondo per risolvere un problema che l’ESKO, il primo computer finlandese, poteva risolvere in 50 anni.

I ricercatori useranno il supercomputer per risolvere problemi scientifici in tantissimi campi, e ci saranno applicazioni ad esempio nell’ambito dello studio sui cambiamenti climatici, su energie e materiali, nella ricerca medica.

Come sottolinea Kimmo Koski, managing director del CSC, questi due aggiornamenti hanno permesso ai ricercatori e agli ingegneri del CSC di usufruire di tecnologie all’avanguardia e di confermare il loro impegno nella cooperazione a livello europeo.

Ulla Thiel, vice presidente del Cray Europe, ha espresso la propria soddisfazione sul ruolo che si prospetta per il CSC, come centro di eccellenza in cui risolvere i più complessi problemi scientifici grazie alla tecnologia dei supercomputer.


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Nvidia - I chip difettosi

da phantom, in Informatica Libera | 11 Settembre 2008 @ 22:25 | nessun commento

Martedì è stata depositata una denuncia contro Nvidia, che avrebbe violato le leggi statunitensi nascondendo per molto tempo l’esistenza nelle sue schede grafiche di un grave difetto dei chip.

Secondo quanto dichiarato, il CEO (chief executive officer) Jen-Hsun Huang e il CFO (chief financial officer) Marvin Burkett di Nvidia erano a conoscenza del problema fin dal Novembre 2007, che causava un elevato tasso di rottura dei dispositivi.

Nvidia ha pubblicamente ammesso l’esistenza di questo difetto il 2 Luglio scorso, annunciando di volersi incaricare delle spese per coprire i costi di garanzia provocati ai consumatori dal difetto (circa 200 milioni di dollari). Questa decisione ha causato pesanti ripercussioni economiche all’azienda.

Sottolineando la gravità delle accuse, si è anche detto che la HP aveva rilasciato un aggiornamento del BIOS, per mitigare le conseguenze del problema, ben otto mesi prima dell’annuncio ufficiale agli investitori.

Nvidia dovrà vedersela anche con una probabile class-action.


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La grafica 3d è una cosa che molti credono un concetto inavvicinabile. Complicate operazioni matematiche e trasformazioni matriciali sembrano in grado di spaventare chiunque…E’ quindi il momento di farvi passare la paura.

Qui vi illustrerò come un triangolo viene disegnato a schermo. Con questo semplice concetto potrete poi disegnare a schermo ciò che vorrete visto che tutti gli oggetti sono rappresentabili da triangoli.
Innanzitutto vediamo i concetti di base. Nel nostro mondo virtuale ci occorre un origine, un punto 0.

Matematicamente esso è l’incrocio degli assi. Rispetto a questo punto definiremo le coordinate X, Y e Z del nostro ipotetico mondo virtuale. Avremo dunque 3 punti nello spazio che identificano il nostro triangolo 3d ognuno con le precedenti 3 coordinate che lo collocano nello spazio rispetto all’origine.
Fin qui mi direte: Mamma mia a questo ci arrivavo anche da solo.

Ma come ce lo metto su un o schermo?

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La Cisco System ha confermato di aver stipulato un accordo per rilevare PostPath, l’alternativa open source a Microsoft Exchange.

L’acquisto è costato 215 milioni di dollari e si inserisce nella strategia, annunciata a inizio mese da Cisco, di inglobare progetti che sul mercato occupano una posizione esterna rispetto al business attuale dell’azienda.

PostPath è il software ideale per rispondere alle intenzioni di Cisco di estendere le funzionalità della sua piattaforma collaborativa WebEx, basata sul modello Saas, software-come-servizio, che comprende già instant messaging, videoconferenze, gestione di dati e documenti e applicazioni Web 2.0.

PostPath è basato su software open source tra cui Gnu/Linux (kernel 2.6), Postfix e Samba e andrà ad integrare le funzionalità calendario ed email di WebEx.

Gli sviluppatori hanno dovuto fare reverse engineering dei protocolli Active Directory e MAPI della Microsoft. Protocolli che sono stati aperti in seguito da Redmond su decisione della Commissione Europea, la cui azione favorisce adesso la nascita di nuovi progetti alternativi a PostPath, come OpenChange.

Microsoft Exchange ha attualmente il 65% di share, tuttavia l’acquisto di PostPath da parte di un gigante come Cisco non avrà fatto di certo sorridere Ballmer.

Noi siamo sempre felici quando la concorrenza aumenta, soprattutto quando a beneficiarne sono gli utenti, dal punto di vista della qualità, dell’interoperabilità e del costo del prodotto.


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Si chiamano SCENICVIEW ECO monitor, e quando sono in modalità power save, non vogliono corrente, a differenza dei normali schermi, che consumano in standby da uno a sei watt.
Sono già in commercio nel nostro continente, e il prodotto ha riscosso l’approvazione dell’Unione Europea perché consentirebbe un notevole risparmio energetico se utilizzato, ad esempio, in tutti gli uffici pubblici degli Stati Membri.

Quando il monitor non riceve più segnali dal computer, uno switch integrato spegne completamente e in modo automatico il display. Quando riceve un nuovo output dal computer, un impulso elettrico fa riaccendere lo schermo.

Gli ECO monitor sono dotati anche della funzione detta DisplayView AutoBright, ovvero di un controllo automatico della luminosità che adatta la luce del monitor a quella dell’ambiente circostante, prevenendo l’affaticamento degli occhi oltre quello delle tasche.

Questo monitor è unico nel suo genere, ma la Fujitsu Siemens non è di certo la sola azienda ad aver investito nella realizzazione di prodotti che puntano al risparmio energetico.

Poco tempo fa abbiamo visto che la LG ha lanciato il FLATRON W2252TE, un monitor da 22 pollici che permette (a detta loro) il 45% di risparmio di corrente, con un consumo di 22 watt.

Un grande passo avanti, non c’è che dire. Quello che però bisogna tenere a mente è che è solo la minima parte di quello che potrebbero realmente fare queste aziende. Ok, potete anche fare i monitor che sprecano zero. Ma come li producete? Quanti gas immettete nell’atmosfera? Perché non puntate prima a diminuire gli sprechi energetici e l’inquinamento della vostra catena produttiva?

La risposta è una e sempre la stessa. Non conviene. Conviene piuttosto atteggiarsi a paladini dell’ambiente, e lanciare sul mercato prodotti con nuove caratteristiche, secondo la moda del momento.

Quando verrà la moda di trasformare veramente ogni processo industriale in qualcosa di ecocompatibile? Non ci è dato saperlo.
Per ora solo la Dell ha fatto qualcosa in questa direzione.

Intanto è un segnale di speranza il fatto che le grandi aziende investano soldi in questi progetti. Non tanto perché un monitor che ci fa risparmiare meno di dieci euro all’anno di energia sulla base di un ipotetico uso di otto ore al giorno e di 16 di standby può aiutare lo stato di salute del nostro pianeta. Né perché nel puro interesse economico è contemplata un’etica ambientale (sarebbe da ingenui crederlo). Ma per gli effetti positivi sulla ricerca.

I finanziamenti ricevuti per brevettare sempre nuovi dispositivi, permettono ai laboratori di ricerca di lavorare per creare tecnologia pulita, e di estendere le possibili applicazioni ad altri prodotti.

In fondo si tratta di marketing ma ci auguriamo che serva a smuovere le coscienze e che davvero gli uffici pubblici (e privati) decidano di convertire il loro parco macchine. Solo così avremo un sensibile risparmio di energia e di denaro.


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I ricercatori dell’Università Politecnico della Catalogna e dell’Università di Lovanio in Belgio, hanno messo a punto una nuova tecnica per catturare i movimenti umani e mostrarli in 3D sullo schermo di un computer. Il risultato di questa ricerca apre nuovi spunti per le applicazioni nel campo dei videogiochi interattivi, grazie al riconoscimento dei movimenti delle mani e dei piedi.

Uno degli scopi dei ricercatori è stato arrivare al risultato con il minor effetto invasivo possibile. Eravamo abituati a vedere persone con cavi attaccati da tutte le parti o vestite con tute provviste di sensori. Adesso invece basta una telecamera: le immagini filmate vengono analizzate da un algoritmo inventato dai ricercatori. Questo algoritmo sfrutta il concetto matematico di distanza geodesica per riconoscere le estremità del corpo, i dati poi vengono elaborati al fine di creare uno scheletro morfologico grazie al quale vengono individuate le cinque estremità possibili: testa, mano destra, mano sinistra, piede destro e piede sinistro.

Grazie all’uso di due telecamere si ottiene una triangolatura che consente di posizionare i punti colorati che individuano le estremità, in uno spazio tridimensionale. Una telecamera frontale infatti ha il compito di valutare le posizini verticale e orizzontale, la seconda serve alla profondità.

Il margine di errore è compreso tra il 4% e il 9% e il basso livello di complessità del sistema consente la sua installazione in qualsiasi contesto, anche quello domestico: pensiamo alla domotica, alla realtà virtuale applicata ai videogiochi, alle interfacce grafiche dei computer, e in generale a tutti gli obiettivi della ricerca sull’interazione uomo-macchina.


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Dell - il carbone neutrale

da phantom, in Noi e la Terra | 9 Agosto 2008 @ 14:38 | 2 commenti

La Dell ha raggiunto, con vari mesi di anticipo, uno degli obiettivi che si era posta di conseguire entro la fine del 2008: ridurre drasticamente le emissioni di CO2 provenienti dalle sue strutture.

All’inizio di quest’anno la Dell aveva annunciato che la sua sede centrale in Texas si alimentava totalmente con energia pulita. Ora sta facendo una generosa campagna di investimenti in energia eolica negli Stati Uniti, in Cina e in India.

La Dell ha calcolato che le sue emissioni di CO2 ammontano a circa 475000 tonnellate all’anno, dovute all’attività dei suoi uffici e strutture in tutto il mondo, e all’inquinamento conseguente agli spostamenti dei propri dipendenti con le macchine aziendali o per via aerea.

Ovviamente nel conto non rientra l’inquinamento causato dalla produzione di molte delle componenti che finiscono nei prodotti Dell, in quanto vengono realizzate da aziende esterne. Tuttavia la Dell ha chiesto anche a loro di ridurre le emissioni. E non rientrano neanche i consumi di elettricità dei suoi prodotti dopo l’arrivo al cliente.

Dopo aver calcolato l’ammontare delle proprie emissioni, l’azienda ha puntato su una efficiente politica di risparmio energetico e di investimento nel rinnovabile per alimentare le proprie sedi ed è anche arrivata a risparmiare circa 3 milioni di dollari all’anno con dei semplici accorgimenti: una maggiore attenzione ai consumi delle lampadine degli uffici e dei condizionatori e usando un sistema di spegnimento automatico della luce quando gli impiegati non sono a lavoro.

Adesso che tutti gli uffici Dell del mondo sono a “carbone neutrale”, la compagnia si sta anche impegnando, grazie alla collaborazione con la Conservation International, a salvaguardare le foreste del Madagascar, minacciate dall’agricoltura locale che usa metodi arretrati e che ha bisogno di sempre più terreni da convertire alla coltivazione.

Grazie alla sua strategia l’azienda non solo ha guadagnato in immagine, ma si difende anche dalle conseguenze dell’elevato prezzo del petrolio. Di certo è un ottimo modello per qualsiasi altra azienda che voglia limitare l’impatto ambientale delle proprie strutture dimostrando che efficienza e sostenibilità non si escludono a vicenda.

Ma non possiamo neanche pensare che un notebook Dell sia “ecologico”, dato che non sappiamo se i suoi metodi di produzione, assemblaggio e spedizione siano davvero sostenibili. Tuttavia è un grande passo in avanti.

Vediamo ora di capire cosa si intende per “carbone neutrale”: un materiale la cui combustione, o il cui sfruttamento per ottenere energia, non causa emissioni di CO2 maggiori di quelle che avrebbe prodotto per via di una decomposizione naturale. Per essere più precisi:

La biomassa è una fonte energetica primaria di tipo rinnovabile, ed essendo ampiamente disponibile ovunque va considerata anche una risorsa locale.
L’utilizzazione delle biomasse per fini energetici non contribuisce ad aggravare il fenomeno in atto dell’effetto serra, poiché la quantità dell’anidride carbonica rilasciata durante la decomposizione, sia che essa avvenga naturalmente sia che avvenga a seguito di processi di conversione energetica (anche se attraverso la combustione), è equivalente a quella assorbita durante la crescita della biomassa stessa. Quindi, se le biomasse bruciate sono rimpiazzate con nuove biomasse, non vi è alcun contributo netto all’aumento del livello di CO2 nell’atmosfera. Questo avviene tutte le volte che si utilizzano residui, ovvero che si proceda a produrre appositamente la biomassa (es. colture energetiche), cioè ad estrarre materiale legnoso dai boschi secondo criteri adeguati (es. potature, estrazione di materiale legnoso in eccesso per riduzione del rischio di autoincendi, altre tecniche di esbosco per protezione antincendio, etc.).

Ci auguriamo che anche altre aziende nel settore IT vogliano seguire il suo esempio.


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Questa è una domanda che, ormai, si fanno in molti, di qualsiasi ceto sociale, dal contadino interessato alla sua salute al biologo che analizza i dati dell’ultimo campione.

Ma perché non si riesce a dare ancora una risposta precisa?

Dando uno sguardo alla storia dei telefonini, vediamo che il primo mobile phone commerciale fu venduto nel 1978, quindi 30 anni fa.
Chiaramente bisogna aspettare ancora alcuni anni prima che diventi un oggetto di massa, e abbiamo quindi, diciamo, una ventina d’anni di campione estremamente eterogeneo.

Sono stati fatti innumerevoli studi sugli effetti a breve e lungo termine, ma i risultati sono discordanti. E non è difficile immaginare perché: chi usa il cellulare, probabilmente vive in una città inquinata, fuma e/o beve alcolici, è soggetto a continue altre radiazioni elettromagnetiche (computer, televisori, cavi dell’alta tensione..) di varia intensità, magari mangia anche male e, senza saperlo, cibo contaminato da qualcosa.

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