La protesta studentesca contro i tagli indiscriminati all’Università e alla Scuola è, com’è ovvio in questi casi, partita d’istinto, con rabbia e passione.

Questo ha causato una certa etegeroneità nelle proteste, inizialmente, con slogan non proprio azzeccati e imprecisioni di vario tipo, che chiaramente sono state prontamente sottolineate e cavalcate dai nostri cari Governanti, che proprio scemi, su certe cose, non sono.

Quindi mi è sembrato necessario fare chiarezza su alcuni punti, affinché chi (giustamente) protesta possa evitare di fare brutta figura qualora intervistato, o anche semplicemente dare informazioni corrette a chi, un po’ tra le nuvole, gli chieda per cosa si protesta.

Partiamo da una frase tipica dei rappresentanti del Governo in carica:

Nel Decreto Gelmini non si parla di Università

Vero. A qualche lettore parrà sicuramente strano, come fu per me quando tornai a casa dopo la prima assemblea e andai a cercare gli articoli su Università e Ricerca.

Potete consultarlo voi stessi, e vedere che solo l’articolo 6 e 7 trattano di argomenti relativi all’Università, e sono forse gli unici non espressamente contestati dal movimento NO GELMINI.

Il saggio indica la Luna e lo stolto osserva il dito

Cos’è successo? Semplice: non è il decreto Gelmini a causare danni al sistema Universitario e alla Ricerca, bensì l’ex Decreto 112, divenuto Legge 133, proposto dal Ministro Tremonti e approvato dalla maggioranza il 28 Agosto.

La legge 133 è una finanziaria, composta da 85 articoli di cui quattro o cinque legati all’Università e alla Ricerca.

Avrete notato che in televisione non si fa altro che sottolineare questa incongruenza, facendo finta di non capire, e senza contestare poi il contenuto della protesta, cioè i tagli al Fondo e il blocco delle assunzioni.

Ma è nostro dovere di studenti e di cittadini essere informati per poter contestare il miliardo e mezzo di euro in meno che le Università avranno nel 2013, e le tantissime assunzioni in meno che vi saranno da qui a 5 anni.

Vi invito a leggere direttamente, quindi, gli articoli della Legge 133, che abbiamo pubblicato e reso un poco più leggibili in questo articolo.

Seguiranno successive analisi, anche coadiuvate dai risultati dei vari Gruppi di Studio formatisi in credo ogni facoltà della Sapienza (e mi auguro anche delle altre Università), per capire veramente ciò che sta succedendo e non permettere più loro di ignorare l’ingombrante Luna che gli indichiamo, in migliaia.


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L’uomo sin dalla sua comparsa sulla Terra ha dovuto trovare soluzioni per affrontare le sfide poste dall’ambiente, migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro, procurarsi il cibo, ripararsi dal freddo.
Molte risposte ai suoi bisogni l’uomo le ha trovate nell’applicazione di quelle conoscenze che man mano diventavano scientifiche.

In particolare, da sempre viaggiare e comunicare sono stati alla base della conoscenza.
E mentre le antiche civiltà si affidavano al vento e alla forza muscolare, oggi si può viaggiare e comuncare attraverso il computer e la rete.
Con questo strumento, a scuola, i piccoli giocano, consultano enciclopedie ma soprattutto sviluppano attività di collaborazione e di scambio, e sono stimolati e sollecitati allo studio e alla ricerca.

Nella scuola primaria il computer, quale strumento per le attività didattiche, si inserisce e prende spunto dalle esigenze concrete del lavoro da svolgere.

A seconda della classe frequentata cambiano obiettivi e contenuti.
Solitamente, ci si reca nel laboratorio una volta la settimana per circa un’ora. Ad ogni postazione prendono posto due bambini.
Alla fine del percorso della scuola primaria ogni studente dovrebbe saper scrivere un testo e salvare il lavoro, apportare cambiamenti, eseguire una stampa, creare tabelle ed eseguire calcoli.


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