Senza critica

da Fierabras, in Articoli e Riflessioni | 17 agosto 2008 @ 10:55 | nessun commento

Uno spettro si aggira per le strade italiane: Dante la chiamava ignavia, e riservava per coloro che ne erano soggetti le pene più dolorose del suo Inferno. Più modernamente, definiamo come qualunquismo la malattia sociale, tipicamente italiana specie di questi tempi, che consiste nel subire con rassegnazione qualsiasi cosa ci tocchi, che sia una riforma delle pensioni, dei militari per le strade, una crisi sociale che non sembra avere vie d’uscita.

Al qualunquismo nulla sfugge: è ciò che se sei all’università e scopri che l’anno prossimo probabilmente verranno sospese le lezioni a causa del taglio dei fondi del governo, non ti fa incazzare come una iena e dire che ci si deve ribellare, ma ti fa dire “e ora io come faccio a fare gli esami a settembre se sospendono le lezioni?? Università di m***a!!”.

E’ ciò che ti fa pensare, se senti al telegiornale che hanno violentato una donna rumena incinta di 4 mesi, che per fortuna non era italiana.

E’ ciò che ti fa pensare che se continuano a ripeterti che c’è un complotto di giudici comunisti che vogliono sovvertire lo stato democratico accusando povere persone oneste che hanno solo alle spalle condanne per associazione mafie o eversione nera, qualcosa di vero ci deve essere e bisogna dare a queste persone più potere.

Tutto questo può avere vari nomi: razzismo, non pensiero, disinteresse. Certo, molte di queste cose fanno parte di cambiamenti subiti più che voluti. Ma cambia davvero la sostanza? Davvero tutta questa nube grigio-scura, che prende il nome di qualunquismo, è un qualcosa troppo grosso e involontario per essere affrontato?

Mi pare una risposta un po’ qualunquista.


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