Recentemente il capo della polizia di Los Angeles William Bratton, ha criticato le proposte provenienti dalle più alte cariche della California, a favore della protezione delle celebrità con una scorta della polizia. L’uomo ha energicamente dichiarato: “Chi è una celebrità? Voi? Io?” facendo capire che se anche esiste una definizione di personaggio famoso, chi può decidere di escludere o includere in una categoria statica delle persone il cui grado di visibilità può cambiare da un giorno all’altro? E magari proprio chi hai escluso viene preso di mira.

Non si parla di mire terroristiche, ma delle mire dei fotografi. I paparazzi a Hollywood sono diventati una vera e propria minaccia, fanno inseguimenti pericolosi, provocano reazioni violente e sono disposti a qualsiasi cosa pur di vendere l’esclusiva della foto. Per questo molti attori hanno avanzato la richiesta di una scorta armata.

L.A. ha già così tanti problemi di criminalità che, occuparsi anche dei divi, sarebbe veramente troppo. Soprattutto perché i divi hanno soldi a volontà per ingaggiare qualche bodyguard in più. E poi, nell’olimpo del cinema, si potrebbero imporre restrizioni sulla circolazione e sulla condotta dei fotografi da battaglia. Cartina alla mano, si potrebbero tracciare i confini di una ZTL immaginaria, dove le star possono godere di un minimo di privacy.

Fare notizia ed essere sempre su tutti i giornali è una parte del mestiere delle persone famose, la cui immagine si costruisce anche sulla base degli scatti rubati dai paparazzi. Se L.A. dovesse decidere di fornire una protezione speciale alle celebrità, paradossalmente il fatto di avere la scorta diventerebbe uno status. Chi va in giro con la polizia è il più famoso. Ma sarebbero in molti a voler godere delle premure destinate solo alle vere celebrità. Quelle il cui nome è sulla bocca di tutti e che vengono costantemente prese d’assalto dai flash. In questo game allora chi fosse senza protezione, sarebbe su un gradino inferiore e farebbe di tutto per fare un passo avanti. Chi avesse la protezione dovrebbe in ogni caso mantenere sempre desta l’attenzione su di se. E questo sarebbe possibile solo avendo intorno i paparazzi e concedendosi alle pagine dei tabloid.


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Il Diavolo veste Prada

da phantom, in Musica, Film e Libri | 26 Luglio 2008 @ 23:51 | nessun commento

E’ una commedia che va giù liscia. Le emozioni sono poche e deboli, la trattazione dei temi è superficiale, nonostante i molti spunti che potrebbero essere sfruttati.

La protagonista è una giovane giornalista che coglie al volo l’opportunità della vita di lavorare come segretaria della direttrice di una grande rivista di moda, con il sogno poi di far carriera per scrivere in testate più impegnate.

Il nuovo lavoro è frenetico e stressante, l’ambiente è quello della moda: con ragazze che non mangiano e che vivono per la propria immagine.
La giovane impara ad essere puntuale ed efficiente, ma il successo sul lavoro comporta lo scontato distacco dal fidanzato e dagli amici.
Quando si accorge che, oltre a questo, bisogna rinunciare anche alla correttezza per sopravvivere tra gli “squali”, la ragazza rinuncia al futuro da persona in carriera, sleale e priva di affetti.

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