Nvidia - I chip difettosi

da phantom, in Informatica Libera | 11 Settembre 2008 @ 22:25 | nessun commento

Martedì è stata depositata una denuncia contro Nvidia, che avrebbe violato le leggi statunitensi nascondendo per molto tempo l’esistenza nelle sue schede grafiche di un grave difetto dei chip.

Secondo quanto dichiarato, il CEO (chief executive officer) Jen-Hsun Huang e il CFO (chief financial officer) Marvin Burkett di Nvidia erano a conoscenza del problema fin dal Novembre 2007, che causava un elevato tasso di rottura dei dispositivi.

Nvidia ha pubblicamente ammesso l’esistenza di questo difetto il 2 Luglio scorso, annunciando di volersi incaricare delle spese per coprire i costi di garanzia provocati ai consumatori dal difetto (circa 200 milioni di dollari). Questa decisione ha causato pesanti ripercussioni economiche all’azienda.

Sottolineando la gravità delle accuse, si è anche detto che la HP aveva rilasciato un aggiornamento del BIOS, per mitigare le conseguenze del problema, ben otto mesi prima dell’annuncio ufficiale agli investitori.

Nvidia dovrà vedersela anche con una probabile class-action.


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La grafica 3d è una cosa che molti credono un concetto inavvicinabile. Complicate operazioni matematiche e trasformazioni matriciali sembrano in grado di spaventare chiunque…E’ quindi il momento di farvi passare la paura.

Qui vi illustrerò come un triangolo viene disegnato a schermo. Con questo semplice concetto potrete poi disegnare a schermo ciò che vorrete visto che tutti gli oggetti sono rappresentabili da triangoli.
Innanzitutto vediamo i concetti di base. Nel nostro mondo virtuale ci occorre un origine, un punto 0.

Matematicamente esso è l’incrocio degli assi. Rispetto a questo punto definiremo le coordinate X, Y e Z del nostro ipotetico mondo virtuale. Avremo dunque 3 punti nello spazio che identificano il nostro triangolo 3d ognuno con le precedenti 3 coordinate che lo collocano nello spazio rispetto all’origine.
Fin qui mi direte: Mamma mia a questo ci arrivavo anche da solo.

Ma come ce lo metto su un o schermo?

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Il Fanboysmo del Popolo Informatico

da koteko, in Articoli e Riflessioni | 5 Settembre 2008 @ 03:25 | un commento

Si parla spesso nella BlogSfera di Software Libero e proprietario, in termini tecnici, filosofici o di puro confronto con altre realtà.

Il confronto può essere civile e pacato, oppure sfociare in un flame, il cui casus belli si chiama quasi sempre Microsoft.

Vi sono discussioni più o meno interessanti, che spesso sfociano in sterili dibattiti guidati dai pregiudizi, dall’ignoranza e dal fanboysmo sfrenato. Questa è una caratteristica tutta umana, peraltro comunissima in ogni aspetto della nostra epoca: lo sport, la politica, l’arte, la religione, il lavoro, lo studio.

E’ interessante quando, da una parte e dall’altra, si argomentano le proprie tesi. Ciò offre spunti notevoli ai partecipanti (o spettatori) della discussione per costruirsi un proprio pensiero critico.

Troppo spesso ci facciamo condizionare da fattori che influenzano la nostra opinione senza averci ragionato su, e restiamo ancorati al nostro punto di vista facendo muro contro le posizioni diverse dalle nostre.

Il Fanboysmo non è un male di per sé, può nascere da un principio, da un’ideale, da una lunga e felice quotidianità. L’accezione negativa riguarda, a mio parere, coloro che con urla e spintonate digitali (e non), insultano l’altro e rivendicano la propria ragione.

Tutto questo può sembrare naturale, di routine ormai, mentre in realtà è estremamente controproducente se si sta cercando di costruire qualcosa, di fare la propria piccola parte in un progetto in cui si crede.

Sarebbe bello leggere una quantità maggiore di critiche costruttive dall’una e dall’altra parte, argomentate portando prove (screenshot, documenti, link, video) e senza sfociare in inutili episodi di celodurismo e di celopiulunghismo.

Io penso che chi ha a cuore la causa del Software Libero debba essere il primo a chiedersi, prima di parlare, se davvero saprebbe provare che ciò che difende strenuamente è effettivamente migliore delle controparti closed.

O se il Free Software può portare veramente a un miglioramento dell’Informatica, della concorrenza tra aziende, dell’efficienza dei prodotti che l’utente utilizzerà.

Troppi, purtroppo, parlano senza sapere. Ciò comporta il prosperare dei luoghi comuni, dell’incertezza, dello spreco di risorse in inutili e sterili discussioni.

Compito del Fanboy consapevole dovrebbe essere quello di saper smontare efficacemente un luogo comune grazie alle proprie conoscenze, non quello di trollare o peggio: ingannare volontariamente, per avere ragione o zittire e umiliare l’altro.

O per avere un ritorno di qualche tipo: per quello ci sono già i commerciali Microsoft.


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La Cisco System ha confermato di aver stipulato un accordo per rilevare PostPath, l’alternativa open source a Microsoft Exchange.

L’acquisto è costato 215 milioni di dollari e si inserisce nella strategia, annunciata a inizio mese da Cisco, di inglobare progetti che sul mercato occupano una posizione esterna rispetto al business attuale dell’azienda.

PostPath è il software ideale per rispondere alle intenzioni di Cisco di estendere le funzionalità della sua piattaforma collaborativa WebEx, basata sul modello Saas, software-come-servizio, che comprende già instant messaging, videoconferenze, gestione di dati e documenti e applicazioni Web 2.0.

PostPath è basato su software open source tra cui Gnu/Linux (kernel 2.6), Postfix e Samba e andrà ad integrare le funzionalità calendario ed email di WebEx.

Gli sviluppatori hanno dovuto fare reverse engineering dei protocolli Active Directory e MAPI della Microsoft. Protocolli che sono stati aperti in seguito da Redmond su decisione della Commissione Europea, la cui azione favorisce adesso la nascita di nuovi progetti alternativi a PostPath, come OpenChange.

Microsoft Exchange ha attualmente il 65% di share, tuttavia l’acquisto di PostPath da parte di un gigante come Cisco non avrà fatto di certo sorridere Ballmer.

Noi siamo sempre felici quando la concorrenza aumenta, soprattutto quando a beneficiarne sono gli utenti, dal punto di vista della qualità, dell’interoperabilità e del costo del prodotto.


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Molto spesso sul forum di ubuntu-it.org giovani pinguini scrivono topic come “Imparare a programmare” e simili.

La sezione Programmazione ne è ovviamente piena, ed è una cosa bella: mi auguro sempre che su dieci che vogliono iniziare, uno si metta a scrivere software libero.

Girando sul web, ho visto che questa tendenza c’è in qualsiasi community un po’ geek, come c’era su IRC quando bazzicavo anni fa i canali riguardanti Linux e le distribuzioni che usavo, e su qualsiasi forum con ragazzi che si avvicinano all’informatica oltre i videogiochi e l’uso da utente.

Indubbiamente è un argomento che attira molto, ma ci sono una serie di problematiche per chi inizia che spesso decretano il fallimento del tentativo e la successiva rinuncia:

  • Troppe risposte diverse. I consigli degli esperti spaziano dall’Assembler al F#.
  • Incapacità di chi aiuta di comprendere almeno un minimo la psicologia di chi scrive.
    Si assume che sia un geek qualcuno che ha appena installato Ubuntu e ha chiesto aiuto già tre volte per trovare il Solitario, e si consiglia il Logo a chi sta già provando a fare danni con la shell bash.
  • Sovraffollamento di documentazione. Già è difficile per chi inizia scegliere tra dieci manuali diversi, ma se gli esperti ne consigliano ciascuno uno diverso…ci siamo capiti :)
  • Difficoltà per il principiante di essere immediatamente operativo, con alcuni linguaggi e se i consigli non sono adeguati alla sua conoscenza del sistema.

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Non molto tempo fa ho letto di questo progetto appena iniziato, il Progetto Borges, che si propone si scrivere in ruby (quindi multipiattaforma) un gestionale libero per biblioteche.

Io ammiro chi si sforza di scrivere killer application libere che possano far migrare, in futuro, ambienti anche di nicchia al software libero. Purché diventino alternative valide, ovviamente.

Per questo c’è bisogno di sviluppatori. Aiuterei volentieri anche io, ma non conosco il ruby e quel poco che vedo non mi piace particolarmente. Se qualcuno lo conosce può dare una mano, credo che in questo momento abbiano bisogno soprattutto di codice, le idee sembra le abbiano chiare.

Ciò che mi è sempre piaciuto del Software Libero inteso come movimento culturale e sociale, è che ognuno può fare e fa la sua parte. Io scrivo sul blog, e qualcuno leggerà, qualcuno forse si unirà al progetto.

Loro intanto, come tanti altri nel mondo, scrivono codice facendo la loro parte. Magari, un giorno, qualcuno lo tradurrà in più lingue, o riuscirà a farlo installare in qualche biblioteca.

Spero che esista sempre questa spinta dal basso a creare, modificare, condividere, senza preoccuparsi del fatto di venire ripagati in denaro, ma sperando solamente di fare qualcosa di utile e di costruttivo, libero e utilizzabile da tutti.


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Si chiamano SCENICVIEW ECO monitor, e quando sono in modalità power save, non vogliono corrente, a differenza dei normali schermi, che consumano in standby da uno a sei watt.
Sono già in commercio nel nostro continente, e il prodotto ha riscosso l’approvazione dell’Unione Europea perché consentirebbe un notevole risparmio energetico se utilizzato, ad esempio, in tutti gli uffici pubblici degli Stati Membri.

Quando il monitor non riceve più segnali dal computer, uno switch integrato spegne completamente e in modo automatico il display. Quando riceve un nuovo output dal computer, un impulso elettrico fa riaccendere lo schermo.

Gli ECO monitor sono dotati anche della funzione detta DisplayView AutoBright, ovvero di un controllo automatico della luminosità che adatta la luce del monitor a quella dell’ambiente circostante, prevenendo l’affaticamento degli occhi oltre quello delle tasche.

Questo monitor è unico nel suo genere, ma la Fujitsu Siemens non è di certo la sola azienda ad aver investito nella realizzazione di prodotti che puntano al risparmio energetico.

Poco tempo fa abbiamo visto che la LG ha lanciato il FLATRON W2252TE, un monitor da 22 pollici che permette (a detta loro) il 45% di risparmio di corrente, con un consumo di 22 watt.

Un grande passo avanti, non c’è che dire. Quello che però bisogna tenere a mente è che è solo la minima parte di quello che potrebbero realmente fare queste aziende. Ok, potete anche fare i monitor che sprecano zero. Ma come li producete? Quanti gas immettete nell’atmosfera? Perché non puntate prima a diminuire gli sprechi energetici e l’inquinamento della vostra catena produttiva?

La risposta è una e sempre la stessa. Non conviene. Conviene piuttosto atteggiarsi a paladini dell’ambiente, e lanciare sul mercato prodotti con nuove caratteristiche, secondo la moda del momento.

Quando verrà la moda di trasformare veramente ogni processo industriale in qualcosa di ecocompatibile? Non ci è dato saperlo.
Per ora solo la Dell ha fatto qualcosa in questa direzione.

Intanto è un segnale di speranza il fatto che le grandi aziende investano soldi in questi progetti. Non tanto perché un monitor che ci fa risparmiare meno di dieci euro all’anno di energia sulla base di un ipotetico uso di otto ore al giorno e di 16 di standby può aiutare lo stato di salute del nostro pianeta. Né perché nel puro interesse economico è contemplata un’etica ambientale (sarebbe da ingenui crederlo). Ma per gli effetti positivi sulla ricerca.

I finanziamenti ricevuti per brevettare sempre nuovi dispositivi, permettono ai laboratori di ricerca di lavorare per creare tecnologia pulita, e di estendere le possibili applicazioni ad altri prodotti.

In fondo si tratta di marketing ma ci auguriamo che serva a smuovere le coscienze e che davvero gli uffici pubblici (e privati) decidano di convertire il loro parco macchine. Solo così avremo un sensibile risparmio di energia e di denaro.


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Jamendo, musica libera e gratuita

da koteko, in Musica, Film e Libri | 17 Agosto 2008 @ 09:53 | 3 commenti

Le libertà digitali sono un al centro di una battaglia quotidiana che vede contrapposti governi, major, autori un poco ottusi ( si, sono di parte :) ) e persone che chiedono solo di poter fruire, dopo aver pagato il proprio prodotto, della libertà di utilizzarlo come meglio credono.

E’ un discorso spinoso che tocca le coscienze e le tasche di molte persone, gruppi e lobby, e che non sarà di facile risoluzione, né nel breve né nel medio periodo.

Ma intanto qualcuno sperimenta nuovi tipi di business e di condivisione del prodotto del proprio ingegno.

Nell’informatica ormai spopola il software libero, ma anche tentativi di hardware libero (Neo Frerunner, gle-mips).

Per i testi, già da molto tempo possiamo trovare doc, howto, tutorial o veri e propri libri con licenza free, generalmente la LGPL ma anche le personalizzabili Creative Commons, sotto una delle quali è licenziato anche questo blog.

Per il video, qualcosa si muove: dopo Elephant’s Dream ora c’è Big Buck Bunny :)

Per la musica invece sta accadendo qualcosa di spettacolare.

Musica libera e gratuita..sogno o son desto?

Parlo di Jamendo, un social network dove chiunque si può registrare come artista per creare un proprio spazio graficamente integrato, da dove far scaricare i propri album esclusivamente con licenza che permetta la free distribution (ad esempio una CC), o come utente per votare, commentare, recensire o aggiungere ai propri preferiti i gruppi e le canzoni che preferiamo.

Le canzoni possono essere sia ascoltate in streaming che scaricate, tramite un player integrato.

Dietro Jamendo c’è un’azienda che ha fatto le cose veramente in grande: tramite paypal è possibile fare donazioni agli autori che preferiamo, così da creare un sistema di pay-if-you-want tanto comune nel mondo open source, ad esempio.

Ha ovviamente delle pubblicità, ma sono annunci AdSense assolutamente non invasivi. Vi è inoltre la possibilità per un’azienda di prenotarsi lo spazio pubblicitario a partire da un CPM di 5€.

La veste grafica è molto curata, così come anche la navigazione in stile Web 2.0.

E molti album sono davvero di qualità. Per un orecchio normale come il mio, almeno :)

Conclusioni

Trovo un’idea fantastica quella di unire in un unico social network tantissime band di generi musicali diversissimi, per fortuna accessibili anche grazie a una Tag Cloud a dir poco necessaria, ormai, con 11167 album pubblicati ad oggi.

Ed è interessante anche l’utilizzo di un sistema integrato di donazioni, che funziona in fondo come anche quello di molti blog (il classico offrimi una birra/caffè), può permettere a piccole band emergenti, ma fortemente webizzate e con un po’ di capacità di marketing, di fare anche qualche soldo oltre che farsi conoscere.

Da parte mia, continuerò ad ascoltare la musica di Jamendo, facendo piccole donazioni agli artisti che più ho apprezzato e scrivendo, ogni volta che posso, un commento/recensione per essere d’aiuto.

Conclusioni 2. Si, non ho mai amato i P.S.

Se avete qualche band Jamendiana da consigliarmi…fate pure! Ascolto generi molto diversi, e in generale non sono schizzinoso alle novità ;)

Se volete scriveteli sul vostro blog con un link a questo articolo, così li vedrò dai trackback.


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I ricercatori dell’Università Politecnico della Catalogna e dell’Università di Lovanio in Belgio, hanno messo a punto una nuova tecnica per catturare i movimenti umani e mostrarli in 3D sullo schermo di un computer. Il risultato di questa ricerca apre nuovi spunti per le applicazioni nel campo dei videogiochi interattivi, grazie al riconoscimento dei movimenti delle mani e dei piedi.

Uno degli scopi dei ricercatori è stato arrivare al risultato con il minor effetto invasivo possibile. Eravamo abituati a vedere persone con cavi attaccati da tutte le parti o vestite con tute provviste di sensori. Adesso invece basta una telecamera: le immagini filmate vengono analizzate da un algoritmo inventato dai ricercatori. Questo algoritmo sfrutta il concetto matematico di distanza geodesica per riconoscere le estremità del corpo, i dati poi vengono elaborati al fine di creare uno scheletro morfologico grazie al quale vengono individuate le cinque estremità possibili: testa, mano destra, mano sinistra, piede destro e piede sinistro.

Grazie all’uso di due telecamere si ottiene una triangolatura che consente di posizionare i punti colorati che individuano le estremità, in uno spazio tridimensionale. Una telecamera frontale infatti ha il compito di valutare le posizini verticale e orizzontale, la seconda serve alla profondità.

Il margine di errore è compreso tra il 4% e il 9% e il basso livello di complessità del sistema consente la sua installazione in qualsiasi contesto, anche quello domestico: pensiamo alla domotica, alla realtà virtuale applicata ai videogiochi, alle interfacce grafiche dei computer, e in generale a tutti gli obiettivi della ricerca sull’interazione uomo-macchina.


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FeedBurner for Dummies

da koteko, in Informatica Libera | 11 Agosto 2008 @ 11:31 | 2 commenti

Prendendo spunto da un commento di Andrea Grandi di qualche giorno fa, ho deciso di scrivere una piccola guida all’uso di quell’ottima applicazione web che è FeedBurner.

Cos’è?

FeedBurner ti permette di creare e mantenere uno o più feed rss, e di avere accesso a un gran numero di servizi aggiuntivi per ottimizzare la forma e la compatibilità del feed con molti feed reader.

Innanzi tutto bisogna registrarsi. Finito il solito tran-tran della conferma via mail e il successivo login, Potrete aggiungere un feed: cliccate in alto su MyFeed e vi troverete davanti un chiarissimo

Burn a feed right this instant. Type your blog or feed address here:

con un campo input in cui scrivere. Se avete un blog con Wordpress, metteteci il vostro feed automatico:

http://miosito.it/feed

E siete già a cavallo.

Vi chiederà se gradite il nome del feed e l’indirizzo, in caso contrario potete modificarli senza problemi.

Proseguite, e vi dirà che alcuni servizi opzionali sono stati avviati, vi farà poi scegliere se abilitare ulteriori statistiche: vi consiglio di abilitare tutte le opzioni, anche la PRO. E’ gratis ;)

A questo punto, finita la creazione del feed, dalla pagina MyFeed potete gestirlo. Cliccateci sopra, e vi trovate nel centro di controllo del feed.

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