Il titolo di questo post può far inorridire alcuni e sembra provenire da un messaggio di propaganda americano, ma ciononostante non fa che riflettere una cruda verità. Proprio in un periodo in cui Israele sta dimostrando una spietatezza militare pari a quella russa in Cecenia, non dobbiamo cadere nella trappola di abbandonare Israele a sè stessa.

Perché?
Perché non possiamo permetterci di isolare Israele. Dobbiamo finalmente capire che questo piccolo Stato sul Mediterraneo deve essere un nostro alleato, e non è rigettando Israele che riusciremo a cambiare il suo operato.

Se lo faremo la destra israeliana avrà vinto e continuerà imperterrita a governare il Paese come ha fatto in passato. Ma proprio dal fatto che Israele è una democrazia dovremmo trarre la nostra più grande forza. Per cambiare qualcosa dobbiamo capire un semplice concetto: il vero processo di pace in Palestina non potrà che partire dall’opinione pubblica israeliana.

incorporato da Embedded Video

Esistono movimenti pacifisti in Israele? Certo che sì.
Esiste una sinistra che vuole la pace e collaborare effettivamente con Abu Mazen? Sì.
E  sono queste le parti in Israele che dovremmo sostenere attivamente. Basta boicottare le università israeliane. Basta protestare contro Israele in sè. Cominciamo a capire gli attori e le personalità in gioco, e capiremo finalmente chi sono i nostri amici e chi i nostri nemici.


Leggi l'intero Post »

Il testamento di Enzo Baldoni

da koteko, in Articoli e Riflessioni | 17 novembre 2008 @ 02:29 | 2 commenti

Pubblico interamente il testamento di Enzo Baldoni, come mio promemoria e come personale tributo all’uomo che fu e di cui conobbi l’esistenza, purtroppo, solo poco dopo che morì.


Ordunque, trascurando il fatto che io sono certamente immortale, se per qualche errore del Creatore prima o poi dovesse succedere anche a me di morire - evento verso cui serbo la più tranquilla e sorridente delle disposizioni - ecco le mie istruzioni per l’uso.

La mia bara posata a terra, in un ambiente possibilmente laico, ma va bene anche una chiesa, chi se ne frega. Potrebbe anche essere la Casa delle Balene, se ci sarà già o ci sarà ancora. L’ora? Tardo pomeriggio, verso l’ora dell’aperitivo.

Se non sarà stato possibile recuperare il cadavere perché magari sono sparito in mare (non è una cattiva morte, ci sono stato vicino: ti prende una gran serenità) in uno dei miei viaggi, andrà bene la sedia dove lavoro col mio ritratto sopra.

Verrà data comunicazione, naturalmente per posta elettronica, alla lista EnzoB e a tutte le altre mailing list che avrò all’epoca. Si farà anche un annuncio sui miei blog e su qualsiasi altra diavoleria elettronica verrà inventata nei prossimi cent’anni.
Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati.

Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku.

Ci saranno alcune parole tabù che *assolutamente* non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po’ più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati. Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato.

Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete. Vorrei l’orchestra degli UNZA, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e fisarmoniche. Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po’ anche a me.

Voglio che si rida - avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte. E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un’offesa alla morte, bensì un’offerta alla vita.

Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata.
Le mie ceneri in mare, direi.

Ma fate voi, cazzo mi frega.

Basta che non facciate come nel Grande Lebowski.


Leggi l'intero Post »

Nella rete dell’indifferenza

da Fierabras, in Noi e la Terra | 31 agosto 2008 @ 08:00 | nessun commento

Una domanda mi gira per la testa da qualche tempo: ci sono vite umane più importanti di altre? Domanda dalla risposta scontata, si direbbe, ma proviamo a fare mente locale. Facciamoci un esame di coscienza, e rispondiamo a una semplice domanda: la morte di 100 iracheni ci colpisce come la morte di 100 italiani? Anche in questo caso la risposta è ovvia, solamente che ammetterla a noi stessi ci fa vergognare (o meglio, ci dovrebbe far vergognare).

La risposta più comune a questa questione è una specie di giustificazionismo su base antropologica: è normale, si dice, che si sia emotivamente più coinvolti dal proprio gruppo nazionale, etnico, religioso o culturale. Non ne sarei così convinto. Ricordiamo ancora tutti la tragedia immane che ha colpito la Spagna l’11 marzo 2004, con le centinaia di morti di Madrid. Ma è una tragedia più grande di quella di migliaia e migliaia di iracheni morti nello stesso modo? Sia chiaro che non sto puntando a dimostrare che si è esagerato nella commozione per quella tragedia, tutt’altro, ciò che a me sconvolge semmai è il fatto che altre morti possano diventare routine. La banalità del male.

Non esiste nemmeno giustificazione possibile in un discorso qualunquista come “il fatto è che si tratta di fatti lontani e il senso comune non li percepisce nella loro reale drammaticità”. Non è neanche questo.

Perché l’orrore dell’indifferenza ci sorprende tranquillamente anche a “casa nostra”, e ha come aspetto quello di due zingarelle annegate, coperte appena da un telo da mare in attesa dei soccorsi, mentre i turisti intorno osservano la scena mangiando tramezzini e giocando a racchettoni. Una scena talmente sconvolgente da portare l’arcivescovo di Napoli a condannare la tragicità della perdita di qualsiasi amore per la dignità umana.

Ma come si dice, tanto mica erano italiani. E magari volevano pure rubare quelle zingarelle. Due in meno.


Leggi l'intero Post »