Riformare: modificare a scopo di miglioramento uno stato di cose - Garzanti (di Silvia Z.)
da phantom, in Cronache Universitarie | 21 ottobre 2008 @ 19:12 | 3 commenti
Ormai già da tempo si parla dell’inefficienza del sistema scolastico italiano, il quale sforna sempre più spesso studenti ignoranti ed impreparati ad affrontare il mondo del lavoro, almeno a detta delle statistiche. Una riforma della scuola dovrebbe andare a colmare le grandi lacune del nostro sistema, affinché dalle scuole e dalle università italiane escano giovani preparati, sui quali far ruotare tutto il sistema sociale, nonché economico, del nostro paese. Al centro dell’attenzione dovrebbe quindi esserci il problema sul come formare al meglio gli studenti italiani, e a tale scopo l’attuale ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini avrebbe dovuto “proporre” la nuova riforma.
L’impressione è però un’altra; più che una riforma della scuola, quella proposta dalla Gelmini sembra essere una riforma economica, col solo fine di far quadrare il bilancio dello stato. Avete mai pensato a qual’è il termine più utilizzato nei notiziari o negli articoli di giornale negli ultimi tempi? - Tagli -. Si “taglia” ovunque per racimolare più denaro possibile, e giustamente non si può mica tagliare sugli stipendi dei parlamentari? Non sarebbe giusto! Si taglia invece alle scuole pubbliche, alle università, al fondamento stesso della nostra società. Tutti i provvedimenti presi mirano a risparmiare denaro pubblico, e non importa se, per risparmiare sugli stipendi dei maestri, un bambino si troverà in classi numerosissime dove a fine anno - forse - il maestro sarà riuscito a ricordare il suo nome, o se ad uno studente universitario verrà insegnata una materia di cui il professore ne sa - forse - un po’ più di lui, tutto perché c’è stato un taglio sul personale docente.
La nuova legge va chiaramente contro il principio stesso di riforma, la quale, proprio per definizione, dovrebbe modificare uno stato di cose al fine di migliorarlo.
Come si può chiaramente notare, anche e soprattutto grazie ai numerosi altri articoli scritti a proposito, la nuova riforma (e non aggiungerei altro) andrà a danneggiare studenti e docenti, senza sconti per nessuno, se non per i famigerati baroni che, come sempre, non mancano.
Forse è già tardi per protestare, perché la legge 133 è già passata, guardacaso ad agosto (altro punto su cui si potrebbe molto discutere), ma la speranza è l’ultima a morire.
Per difendere la nostra università, il nostro diritto allo studio, occorre una protesta diversa,
compatta, coerente ed organizzata, una protesta che faccia notizia e che possa coinvolgere anche persone che forse oggi non hanno nulla a che fare con l’università, ma che magari un giorno vi ci vedranno studiare i propri figli o nipoti, o che invece vogliano solo che la nostra società migliori dalle sue radici.
Noi italiani siamo noti per essere un popolo dotato di molta inventiva; è forse arrivato il momento di sfruttare questa nostra caratteristica per qualcosa di veramente importante, e magari anche per dimostrare ai tanti che criticano i giovani, che sappiamo fare molto più che sfilare, urlare e scrivere “okkupazione”.
Tag: decreto 133, riforma, società, università














SONO PIENAMENTE DACCORDO CON TUTTO QUELLO CHE HA SCRITTO !!!
Sono del politecnico e sono pienamente daccordo e anche da noi c’è molto fermento, la nostra è considerata una delle università pubbliche più care d’italia, figuriamoci se dovranno alzare le tasse!
Ma noi assolutamente non dobbiamo darci per vinti, non ne va solo del nostro futuro c’è in gioco la capacità di pensare di tutte le generazioni future, dobbiamo essere decisi, compatti, coerenti e pacifici nessuno deve creare problemi altrimenti verremo immediatamente qualificati come ragazzini che giocano a fare i rivoluzionari.
Non solo nei prossimi giorni,ma finchè non ci sarà data ragione, dovremo continuare a farci sentire, altrimenti non sarò solo un altro stupido scioperò dimenticato da tutti, ma l’inizio del declino del sapere nel nostro paese.
ma invece di tagliare nel settore scuola perchè non tagliano gli stipendi ai parlamentari? …..è quello che da fastidio..