Paura di dimenticare La Figlia dell’Aggiustaossa
da melaniefourlogs, in Musica, Film e Libri | 19 agosto 2008 @ 14:33 | nessun commento
Cos’è la vita di una persona comune se non la serie frammentaria di ricordi che questa ne conserva nella mente? E cosa ne sarebbe dei ricordi della nostra vita se arrivasse il momento in cui non fossimo più in grado di farli riaffiorare? Si perderebbero nel tepore- o nel gelo- delle nostre case senza che nessuno possa indovinarli? Forse ognuno di noi potrebbe raccoglierli per preservarli da un crudele destino, per poterli far rivivere ancora e ancora. E non a scopo puramente consumistico dei nostri successori, ma perché i ricordi possono avere una carica emotiva che non merita la dissoluzione.
Sono soprattutto queste le riflessioni portate a galla dalla lettura de “La figlia dell’aggiustaossa” di Amy Tan, scrittrice statunitense con origini cinesi che in questo suo romanzo indaga il complicatissimo rapporto madre-figlia nel corso di due generazioni.
Luling e Ruth sono due donne, una mamma e una figlia. La prima è un’anziana donna cinese malata d’Alzheimer, la seconda una giovane donna statunitense che non ha mai capito sua madre. E non l’ha mai capita perché lei non si è mai raccontata. Forse perché la sua vita cela un segreto che le è costato la felicità, che le ha segnato un destino infausto dal quale si è solo apparentemente riscattata.
Io ho una nonna che ha il problema opposto: si racconta fin troppo. Ogni volta che mi vede sente l’esigenza impellente di raccontarmi nei dettagli quei singoli episodi della sua vita che ricorda più fervidamente. Leggendo questo romanzo ho capito perché lo fa: ha paura di dimenticare.
Anche Luling ha paura di dimenticare, ma ha anche paura di confessare a sua figlia questa sua paura, motivo per il quale decide di usare quel modo d’espressione così sublime che sono i caratteri cinesi. In questo romanzo è più volte citata la misteriosa bellezza intrinseca di questa millenaria codificazione. “Ogni carattere ha una storia” spiega Luling a una Ruth ancora troppo piccola per capire. E in effetti è così. Ogni carattere cinese ha una storia- una legenda- alle spalle, e probabilmente ogni storia assume un significato più profondo se raccontata attraverso di essi. Può diventare leggenda.
E la storia di sua madre è diventata legenda per Ruth, che scova in casa di una Luling malata e fragile un lungo manoscritto in cui sua madre ha dipinto in leggiadri caratteri cinesi le cicatrici della sua tormentata esistenza e l’esistenza tormentata di quella che lei non sapeva essere sua nonna. “La figlia dell’aggiustaossa”, la nonna di Ruth, è una donna forte- troppo, che ha amato, che non è stata amata, che ha reagito col dolore estremo, con la morte.
La storia di mia nonna non è così drammatica direte, ma chi può giudicarlo? Chi può sapere davvero quali stati d’animo metterebbe nero su bianco- non in caratteri cinesi di certo- mia nonna se dovesse scrivere la storia della sua vita? Forse le chiederò di farlo.
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