Cari Allieve e Allievi del Politecnico di Milano,

In questi giorni ho ricevuto molti messaggi da parte Vostra. In essi vi sono domande volte a cercare di comprendere meglio la attuale situazione, sono espresse preoccupazioni per il futuro di Voi giovani e del nostro Ateneo.

Siamo tanti, più di 2.500 fra docenti, tecnici e amministrativi, quasi 40.000 gli allievi: non possiamo certo riunirci tutti.

Userò quindi il web per mettere a Vostra disposizione quello che so e che ho imparato in questi anni, presentandovi soprattutto i punti che non sempre appaiono chiari nel confuso dibattito che i media ci presentano. Cercherò di individuare i vostri dubbi e di rispondere alle vostre domande. Presenterò le mie opinioni e il percorso che stiamo intraprendendo, terminerò con alcune conclusioni.

I decreti Gelmini

Sulla stampa, in molti striscioni, nelle manifestazioni si richiamano due realtà completamente diverse: la proposta del Ministro Gelmini sulla Scuola elementare e la legge 133/08 relativa al contenimento della spesa pubblica, il cui testo ricalca le proposte del Ministro Tremonti.

Vi intratterrò soltanto sulla seconda che riguarda anche le Università.

La legge 133/08 sul contenimento della spesa riguarda tutte le amministrazioni pubbliche, dai Ministeri alle Regioni, dai Comuni alla Polizia, dalle Università a tutte gli innumerevoli enti che sono prevalentemente finanziati dallo Stato.

Le riduzioni previste sono indistinte e colpiscono indiscriminatamente, senza considerare le differenze di funzioni, compiti e risultati delle varie tipologie di amministrazioni.

Per quanto è relativo alle Università statali come la nostra, le due conseguenze più rilevanti di questa legge approvata prima dell’Agosto 2008 sono le seguenti:

  • una riduzione del finanziamento statale al sistema universitario (FFO = Fondo di Finanziamento Ordinario) a partire dal bilancio 2010 (quindi dal 1 gennaio 2010);
  • la drastica riduzione del turn over (ogni 10 persone che vanno in pensione, ne possono entrare soltanto 2 fino al 2012 e poi 5 dal 2013)
  • la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto privato.

Il Finanziamento statale del sistema universitario

Ogni anno la Finanziaria stabilisce l’ammontare del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), cioè i soldi che vanno al Sistema Universitario statale. Questa somma è a disposizione del Ministero che la ridistribuisce fra i differenti Atenei. La somma è cresciuta dal 1995 al 2005 ed è praticamente stazionaria da tre anni. Vale oggi circa 7 Miliardi di euro. La legge prevede una riduzione di circa il 20% in tre anni di tale somma senza considerare che, nel nostro Paese, il finanziamento alle Università è fra i più bassi di Europa. (Basta guardare i dati dell’OCSE).

Bisogna combattere affinché tale riduzione non avvenga: ciò è reso difficile non solo dalla situazione economica mondiale che sta peggiorando di giorno in giorno, ma anche dalla disuniformità e dalla credibilità attuale del sistema universitario.

Vi sono Atenei che hanno utilizzato bene la loro autonomia ed altri meno bene.

Vi sono Atenei che hanno investito per migliorare i servizi agli studenti e le infrastrutture di ricerca, altri hanno soltanto assunto persone, talvolta calpestando il merito di altre.

Ma non si può fare di tutta l’erba un fascio, altrimenti si finisce col dire che nulla funziona.

Gli effetti del taglio di finanziamento possono essere ricondotti a due tipologie differenti.

La prima riguarda quegli Atenei che hanno esagerato nelle assunzioni di personale ed oggi hanno un costo del personale che praticamente mangia tutta la loro dotazione statale (forse avete sentito dire che il rapporto fra spese di personale e FFO di ogni Ateneo non dovrebbe superare il 90%, che vi sono Atenei che hanno superato tale rapporto, che con gli adeguamenti stipendiali questo rapporto continuerà ad aumentare). Questi Atenei, se la legge venisse mantenuta inalterata, sono destinati, chi subito, chi fra due - tre anni a fallire perché non saranno più in grado di pagare i loro dipendenti.

La seconda riguarda quegli Atenei, come il nostro, che, pur avendo aumentato negli anni il loro personale docente, tecnico e amministrativo, sono stati attenti a non caricarsi da impegni di spesa troppo onerosi (il Politecnico di Milano ha spese fisse di personale pari al 67% di FFO a fronte di una media nazionale dell’86%) ed hanno utilizzato la differenza per investimenti in attrezzature, infrastrutture, creazione e miglioramenti dei servizi offerti. Di fronte a un taglio di finanziamento statale, questi Atenei non sono condannati al fallimento, ma dovranno ridurre spese e servizi.

Chi, come noi, ha già fatto ogni tipo di razionalizzazione e di economia, dovrà cercare, in tutti i modi possibili, di mantenere la qualità di tutti quei servizi che vi fanno apprezzare il nostro Ateneo.

Io confido che, a meno di cataclismi economici, il Governo dovrà rivedere le sue decisioni, almeno nei riguardi di quegli Atenei che hanno dimostrato di saper bene gestire le risorse loro assegnate.

Se insisterà nella sua decisione, vorrà dire che il Governo desidera uccidere le nostre università, portando il nostro Paese a diventare vassallo di altre Nazioni, in particolare di quelle che molto stanno investendo in formazione e ricerca.

La riduzione del turn over

La riduzione imposta dalla legge per il turn over nasce forse da un ragionamento meramente economico, ma non considera le conseguenze che sono devastanti per tutti.

Il ragionamento è il seguente: riduciamo le persone, così riduciamo il costo degli stipendi e quindi compensiamo con tale riduzione il minor finanziamento. A supporto di tale ragionamento si portano i difetti del sistema: modalità di reclutamento non sempre irreprensibili, proliferazione di corsi di laurea istituiti per soddisfare più gli interessi dei docenti che le necessità formative degli allievi, scarsa presenza dei docenti negli Atenei, incapacità di auto governarsi correttamente, autoreferenzialità e mancanza di valutazione dei risultati.

In fondo si è contribuito a creare uno slogan che purtroppo sta attecchendo nella opinione pubblica: le amministrazioni pubbliche sono costose e inefficienti, l’università è una amministrazione pubblica, quindi la università è inefficiente e sprecona.

E’ un ragionamento che combatto da 5 anni e che non è facile da contestare perché l’opinione pubblica è sempre più attenta agli aspetti negativi che le vengono presentati che a quelli positivi. Basta una truffa a un test di medicina in un Ateneo per dire che tutti gli Atenei stanno truffando, basta una assunzione chiacchierata per dire che tutti i concorsi universitari sono truccati, basta dire che una università ha scoperto un buco nel suo bilancio per dire che il sistema delle università pubbliche è fallito.

Il gusto della generalizzazione purtroppo ormai caratterizza tutti, molti si accontentano di soli slogan, pochi amano ancora conoscere prima di parlare.

La legge è devastante perché colpisce tutti indiscriminatamente e ingiustamente. Chi ha limitato il numero di assunzioni, chi ha fatto una programmazione attenta dei ricambi generazionali viene colpito irrimediabilmente.

La legge colpisce drammaticamente tutti i giovani che oggi collaborano a vario titolo con i docenti (dottorandi, post doc, assegnisti di ricerca) e che contavano un giorno non troppo lontano di entrare in una posizione stabile in università.

In definitiva si deve combattere per modificare la decisione legislativa perché è profondamente ingiusta, perché taglia le gambe al ricambio generazionale, perché colpisce le aspettative dei giovani, perché va esattamente nel senso contrario al riconoscimento del merito, perché indebolisce in modo irreversibile l’università che, senza l’immissione di giovani, diventerà vecchia e obsoleta nel giro di pochi anni.

La possibilità di trasformare le università in Fondazioni

E’ stato detto in molti interventi che l’articolo di legge che consente alle università statali di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato e non dice come e con la partecipazione di chi, che è talmente vago da essere non attuabile, che, con esso, si annuncia un cambiamento di strategia da parte del Governo nei riguardi del sistema della formazione e della ricerca italiano.

Vediamo di ragionarci un attimo. Un Ateneo potrebbe trasformarsi in fondazione se, accanto allo Stato, intervenissero dei partner privati disposti a sostenere economicamente l’Ateneo.

L’On. Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, si è chiesto recentemente in un convegno: dove si può trovare un imprenditore così pazzo da caricarsi l’onere di contribuire finanziariamente alle spese correnti di un Ateneo o di una Scuola che, per definizione, non sono in grado di restituire utili? Quale privato può investire a fondo perduto?

Si potrebbe pensare a una Fondazione che veda Stato, Regione, Provincia, Comune insieme a Fondazione Bancarie e Associazioni varie. Ci si dimentica che è necessario una quota di contribuzione privata maggiore del 50% per rendere “privata” una fondazione e quindi per renderla indipendente dalle regole imposte dal contenimento della spesa pubblica (i famosi parametri di Maastricht).

E’ oggi impensabile che le Fondazioni bancarie si sostituiscano in larga misura allo Stato per finanziare annualmente il sistema della formazione e della ricerca e quindi gli Atenei.

Non vi sono altre alternative: in tutto il mondo le Università funzionano perché ricevono il loro prevalente fabbisogno finanziario o dalla Collettività Sociale o dalla contribuzione diretta degli Allievi. Nel primo caso l’Università si caratterizza come pubblica, nel secondo come privata (in Italia la prima è denominata statale, la seconda non statale).

Il primo modello considera prevalente il vantaggio di avere formazione e ricerca a servizio della competitività della intera Comunità sociale. Il secondo modello considera prevalente il vantaggio del singolo (allievo o impresa) che riceve la possibilità di incrementare la propria competitività personale.

In Europa è sicuramente prevalente il primo modello tanto che la quasi totalità di studenti universitari frequentano università pubbliche (in Italia sono oggi il 94%).

Cosa fare

Resta un anno per cercare di rovesciare la situazione e certamente non si possono aspettare gli ultimi mesi del 2009 per riuscirvi. D’altra parte è evidente che azioni non coordinate non possono che essere inutili e controproducenti.

Credo che ognuno, prima di partecipare ad una qualsiasi iniziativa, dovrebbe ragionare non in base ai propri sentimenti, bensì valutando razionalmente le possibili conseguenze.

Mi spiego con un esempio: le attuali manifestazioni spontanee possono essere considerate esaltanti da chi vi partecipa per il loro forte impatto mediatico, ma il monitoraggio delle loro conseguenze sembra dimostrare che nella opinione pubblica sta crescendo il fastidio e quindi il rafforzamento delle posizioni più contrarie alla nostra università. Ciò rende ancora meno condiviso dalla maggioranza dell’opinione pubblica il tentativo di mitigare gli effetti della legge e di mantenere pubblico il nostro sistema universitario. Rende invece più condiviso qualsiasi atto teso a penalizzare i nostri Atenei.

Quello che bisogna fare subito, tutti insieme, riguarda soprattutto la politica interna degli Atenei. E’ quanto mai necessario che ogni Ateneo risponda, il più rapidamente possibile, alle critiche che vengono mosse in modo generalizzato, o per dimostrare di esserne esente o per modificare i propri comportamenti.

Quali sono queste critiche?

  1. Le Università sono accusate di aver prolificato i corsi di laurea e gli insegnamenti per favorire i desideri dei docenti. Si deve rimodulare la didattica in modo da erogarla sempre più all’insegna del principio della effettiva centralità della formazione dell’allievo e delle sue concrete possibilità di trovare sbocchi lavorativi soddisfacenti.
  2. Le Università sono accusate di dissipare tempo e soldi in una ricerca inutile e costosa che serve soltanto alla carriera accademica di chi la produce. Si deve promuovere una ricerca sempre più al servizio della competitività internazionale del nostro Paese e quindi ci si deve battere affinché il Governo promuova il riconoscimento della qualità e del merito a seguito di valutazioni attendibili, analoghe a quelle ormai abituali in molti paesi europei.
  3. Le Università sono accusate di seguire processi poco trasparenti nel reclutamento dei giovani e nell’avanzamento di carriera dei docenti. Si deve promuovere un sistema di valutazione che porti a una qualità certificata da parametri obiettivi e procedure innovative nel reclutamento dei docenti e dell’inserimento dei giovani.
  4. Le Università sono accusate di aver prolificato a dismisura le loro sedi didattiche. Si deve promuovere una revisione della distribuzione a livello regionale o macroregionale della propria offerta formativa e della ricerca nell’interesse dei territori, anche sviluppando interazioni ed integrazioni forti tra Atenei in un’ottica di complementarietà;
  5. Le Università sono accusate di avere una visione corporativa nelle proprie modalità di governo. Bisogna testimoniare l’impegno di modificare il proprio assetto di governance interno per evitare derive autoreferenziali attraverso una netta separazione tra funzioni di indirizzo delle attività didattiche e scientifiche, e responsabilità di gestione delle risorse;
  6. Le Università sono accusate di non riuscire a verificare l’impegno dei propri docenti nella didattica e nella ricerca. Ci si deve attivare per garantire sempre di più il rispetto di un codice etico di comportamento, anche misurando la produttività dei propri docenti.

Allora cosa fare verso l’esterno?

  1. Bisogna combattere per convincere tutti gli Atenei ad attivarsi in queste direzioni.
  2. Bisogna combattere perché alcuni imbocchino questa strada fin da subito, nella speranza di essere di esempio per gli altri.
  3. Bisogna mettersi in discussione di fronte al Paese all’insegna della trasparenza e dell’obiettività.
  4. Bisogna essere disponibili a confrontarsi con esperti del Ministero dell’Economia e delle Finanze sui propri bilanci e sui criteri di gestione adottati, superando ogni forma di autoreferenzialità.

Come vedete bisogna imboccare una strada stretta, difficile e in salita che richiede l’impegno di tutti e soprattutto il rispetto delle Istituzioni di appartenenza.

Il Politecnico di Milano, insieme ad altri Atenei, può già dimostrare di essere esente da molte delle critiche che vi ho sopra riportato e di aver già preso la decisione di attuare processi che gli consentano ulteriori miglioramenti.

Noi, Rettori di questi Atenei, abbiamo il compito di combattere su diversi tavoli per fare in modo che il Governo possa riconoscere la utilità di queste azioni, per convincerlo a stipulare un “patto di stabilità”, cioè un accordo di programma individualizzato Ateneo per Ateneo, che accordi un finanziamento dignitoso a fronte di precisi obiettivi da raggiungere nella didattica, nella ricerca, nella gestione.

Conclusioni

Insieme ad altri Rettori sto combattendo in tutte le direzioni che Vi ho delineato, ho bisogno dell’appoggio di tutti e soprattutto di Voi allievi.

Se dovessero arrivare dal Governo segnali precisi di non disponibilità alla discussione sulla base delle linee che Vi ho indicato, allora sarà chiara la sua volontà di penalizzare anche gli Atenei più aperti al cambiamento ed i loro Rettori saranno costretti ad assumere tutte le iniziative necessarie per evitare la catastrofe dell’intero sistema universitario pubblico del Paese.

Non possiamo perdere la battaglia volta a migliorare la competitività internazionale del nostro Paese, competitività necessaria per assicurare un futuro a tutti Voi.

Resto a Vostra disposizione per approfondire i temi che più Vi interessano, per confrontarmi con Voi, convinto che soltanto attraverso il dialogo possiamo costruire un futuro sempre migliore del nostro Ateneo.

Giulio Ballio
Rettore


Vergogna

da phantom, in Noi e la Terra | 29 ottobre 2008 @ 22:53 | 4 commenti


La protesta studentesca contro i tagli indiscriminati all’Università e alla Scuola è, com’è ovvio in questi casi, partita d’istinto, con rabbia e passione.

Questo ha causato una certa etegeroneità nelle proteste, inizialmente, con slogan non proprio azzeccati e imprecisioni di vario tipo, che chiaramente sono state prontamente sottolineate e cavalcate dai nostri cari Governanti, che proprio scemi, su certe cose, non sono.

Quindi mi è sembrato necessario fare chiarezza su alcuni punti, affinché chi (giustamente) protesta possa evitare di fare brutta figura qualora intervistato, o anche semplicemente dare informazioni corrette a chi, un po’ tra le nuvole, gli chieda per cosa si protesta.

Partiamo da una frase tipica dei rappresentanti del Governo in carica:

Nel Decreto Gelmini non si parla di Università

Vero. A qualche lettore parrà sicuramente strano, come fu per me quando tornai a casa dopo la prima assemblea e andai a cercare gli articoli su Università e Ricerca.

Potete consultarlo voi stessi, e vedere che solo l’articolo 6 e 7 trattano di argomenti relativi all’Università, e sono forse gli unici non espressamente contestati dal movimento NO GELMINI.

Il saggio indica la Luna e lo stolto osserva il dito

Cos’è successo? Semplice: non è il decreto Gelmini a causare danni al sistema Universitario e alla Ricerca, bensì l’ex Decreto 112, divenuto Legge 133, proposto dal Ministro Tremonti e approvato dalla maggioranza il 28 Agosto.

La legge 133 è una finanziaria, composta da 85 articoli di cui quattro o cinque legati all’Università e alla Ricerca.

Avrete notato che in televisione non si fa altro che sottolineare questa incongruenza, facendo finta di non capire, e senza contestare poi il contenuto della protesta, cioè i tagli al Fondo e il blocco delle assunzioni.

Ma è nostro dovere di studenti e di cittadini essere informati per poter contestare il miliardo e mezzo di euro in meno che le Università avranno nel 2013, e le tantissime assunzioni in meno che vi saranno da qui a 5 anni.

Vi invito a leggere direttamente, quindi, gli articoli della Legge 133, che abbiamo pubblicato e reso un poco più leggibili in questo articolo.

Seguiranno successive analisi, anche coadiuvate dai risultati dei vari Gruppi di Studio formatisi in credo ogni facoltà della Sapienza (e mi auguro anche delle altre Università), per capire veramente ciò che sta succedendo e non permettere più loro di ignorare l’ingombrante Luna che gli indichiamo, in migliaia.


Appunti Geografia del Turismo

da phantom, in Studio e Lavoro | 27 ottobre 2008 @ 00:12 | nessun commento

Ultima lezione prima dell’esonero

Abbiamo parlato la scorsa volta del turismo congressuale, accennando all’importanza della BTC International, una fiera internazionale di b2b specializzata nell’organizzazione di eventi, la cui XXIV edizione avrà luogo a novembre alla Fiera di Roma.
I settori merceologici a cui si rivolge la BTC sono ad esempio catene alberghiere, dimore storiche, centri congressi, enti nazionali del turismo, enti pubblici, società di servizi, ecc.
L’evento del congresso è molto appetibile in quanto il turista congressuale spende in media molto più degli altri turisti.

Un’altra importante organizzazione è ICCA, che cura a livello internazionale l’organizzazione di congressi e i servizi correlati, come l’ospitalità e il trasporto dei congressisti e ha sede in Olanda.

ICCA’s network of suppliers to the international meetings industry spans the globe, with members in 80 countries. All companies and organisations which have a strategic commitment to provide top quality products and services for international meetings should consider ICCA membership as part of their long term plans.

International meeting planners can rely on the ICCA network to find solutions for all their event objectives: venue selection; technical advice; assistance with delegate transportation; full convention planning or ad hoc services. ICCA members represent the top destinations worldwide, and the most experienced specialist suppliers.

Ogni anno l’ICCA stila un rapporto e fa uno studio sui dati relativi al numero dei congressi internazionali e sui paesi che li ospitano:

The ICCA Data department has been monitoring and analysing trends in international association meetings for the past 30 years. Each year, ICCA produces two statistics reports on the international association meetings market.

The following reports are published in 2008:

  1. ICCA country and city rankings 2007” (published in April 2008)
  2. The International Association Meetings Market 2007” (published in June 2008)
  3. The International Association Meetings Market 1998-2007” (published in July 2008)

Come possiamo notare, è difficile confrontare gli USA con un singolo paese europeo, sarebbe più corretto un confronto con tutta l’Europa. E’ anche vero però che non sono due realtà totalmente comparabili dato che caratteristiche di organizzazione politica le rendono molto differenti.


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Wall•E - Recensione

da phantom, in Musica, Film e Libri | 24 ottobre 2008 @ 08:48 | nessun commento

Wall-e è tutto solo con il suo amico insetto a comprimere e accatastare spazzatura sulla Terra disabitata. Siamo nel 2700 e gli umani hanno abbandonato il pianeta per l’eccessivo inquinamento, lasciando dei piccoli robot a ripulire il pianeta. Wall-e è l’unico di essi ancora in funzione e passa le giornate a fare il suo lavoro e a raccogliere gli oggetti che lo incuriosiscono.

Poi dallo spazio giunge una navicella con sopra Eve, una robottina-sonda super tecnologica, incaricata di cercare segni di vita.

Wall-e riesce a non farsi polverizzare da Eve e a guadagnarne la fiducia, poi quando l’astronave torna a prendere Eve, Wall-e decide di seguirla e riesce a salire a bordo, da li inizia la loro avventura insieme.

Il film in se contiene pochi dialoghi, soprattutto nella prima parte, dove dominano i suoni emessi da Wall-e e dalla sua amica. Ma scusate se è poco, è stato proprio Benn Burtt a curare il linguaggio di questi personaggi (se non sapete chi è Burtt vi dico solo che, tra le tante cose, ha creato i suoni di Star Wars e ideato il rumore delle spade laser).

Poi c’è AUTO, il pilota automatico, con un “occhio” rosso come quello di HAL 9000, riferimento e tributo a Kubrick, che temendo per la sua sopravvivenza e per il successo della missione, si ammutina contro il Capitano.

Lo stato di assopimento in cui l’umanità vive ormai da generazioni sarà involontariamente infranto dalla comparsa dei due robottini sulla nave spaziale da crociera Axiom. Gli esseri umani sono corpi obesi, bombardati da pubblicità e privati di ogni spunto intellettuale, che non muovono più neanche un passo perché ogni movimento viene compiuto grazie alle macchine e trascorrono le loro giornate a bere e mangiare cibo della BuyInLarge.

In questa visione distopica del futuro, Eve e Wall-e daranno in modo involontario una nuova speranza agli uomini. La speranza di poter tornare ad abitare la Terra e la volontà di agire e reagire contro l’eccessivo inquinamento e lo sfruttamento delle risorse naturali che avevano causato la fine di ogni forma di vita e la fuga nello spazio.

Lo consiglio vivamente, è una miniera d’oro di riferimenti cinematografici e nuovi spunti di riflessione.


Ormai già da tempo si parla dell’inefficienza del sistema scolastico italiano, il quale sforna sempre più spesso studenti ignoranti ed impreparati ad affrontare il mondo del lavoro, almeno a detta delle statistiche. Una riforma della scuola dovrebbe andare a colmare le grandi lacune del nostro sistema, affinché dalle scuole e dalle università italiane escano giovani preparati, sui quali far ruotare tutto il sistema sociale, nonché economico, del nostro paese. Al centro dell’attenzione dovrebbe quindi esserci il problema sul come formare al meglio gli studenti italiani, e a tale scopo l’attuale ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini avrebbe dovuto “proporre” la nuova riforma.

L’impressione è però un’altra; più che una riforma della scuola, quella proposta dalla Gelmini sembra essere una riforma economica, col solo fine di far quadrare il bilancio dello stato. Avete mai pensato a qual’è il termine più utilizzato nei notiziari o negli articoli di giornale negli ultimi tempi? - Tagli -. Si “taglia” ovunque per racimolare più denaro possibile, e giustamente non si può mica tagliare sugli stipendi dei parlamentari? Non sarebbe giusto! Si taglia invece alle scuole pubbliche, alle università, al fondamento stesso della nostra società. Tutti i provvedimenti presi mirano a risparmiare denaro pubblico, e non importa se, per risparmiare sugli stipendi dei maestri, un bambino si troverà in classi numerosissime dove a fine anno - forse - il maestro sarà riuscito a ricordare il suo nome, o se ad uno studente universitario verrà insegnata una materia di cui il professore ne sa - forse - un po’ più di lui, tutto perché c’è stato un taglio sul personale docente.

La nuova legge va chiaramente contro il principio stesso di riforma, la quale, proprio per definizione, dovrebbe modificare uno stato di cose al fine di migliorarlo.

Come si può chiaramente notare, anche e soprattutto grazie ai numerosi altri articoli scritti a proposito, la nuova riforma (e non aggiungerei altro) andrà a danneggiare studenti e docenti, senza sconti per nessuno, se non per i famigerati baroni che, come sempre, non mancano.
Forse è già tardi per protestare, perché la legge 133 è già passata, guardacaso ad agosto (altro punto su cui si potrebbe molto discutere), ma la speranza è l’ultima a morire.

Per difendere la nostra università, il nostro diritto allo studio, occorre una protesta diversa, compatta, coerente ed organizzata, una protesta che faccia notizia e che  possa coinvolgere anche persone che forse oggi non hanno nulla a che fare con l’università, ma che magari un giorno vi ci vedranno  studiare i propri figli o nipoti, o che invece vogliano solo che la nostra società migliori dalle sue radici.

Noi italiani siamo noti per essere un popolo dotato di molta inventiva; è forse arrivato il momento di sfruttare questa nostra caratteristica per qualcosa di veramente importante, e magari anche per dimostrare ai tanti che criticano i giovani, che sappiamo fare molto più che sfilare, urlare e scrivere “okkupazione”.


Si chiamava Lilla

da phantom, in Noi e la Terra | 18 ottobre 2008 @ 22:21 | 3 commenti

I miei nonni sono agricoltori in Calabria, e fin da piccola ho imparato a conoscere e ad affezionarmi agli animali, a vederli vivere in libertà, a rispettare i loro tempi, a non trattarli come giocattoli e a convivere con loro. Ogni estate partivo per la Calabria da giugno a settembre e mia nonna mi faceva trovare cuccioli sempre diversi. Ho cresciuto cani, gatti, conigli, caprette, galline, anatre, maialini, vitelli. Ma non come una bambina viziata che vuole il pupazzo per un giorno. Mi prendevo cura di loro e non mi azzardavo a strapazzarli. E quando tornavo a Roma avevo sempre nostalgia di loro, fino a quando non li rivedevo l’estate successiva.

Non ho mai chiesto ai miei genitori di farmi avere a Roma un cane o un gatto, ho sempre pensato che avessero bisogno di spazi aperti, di indipendenza e libertà, come dai nonni.

Un giorno di sette anni fa andai con una mia amica in un negozio di animali e vidi in una gabbia un porcellino d’india pelosissimo, dagli occhioni dolci. Lo portai via, tutto tremolante, in una scatola di cartone e il giorno dopo aveva già la sua gabbia con il fieno, frutta fresca, acqua e verdura.

Non so se avete mai avuto la fortuna di avere un animaletto a casa. In compagnia della mia porcellina (era femmina) ho trascorso gli anni del liceo e questi dell’università. Non sono riuscita a trovarle mai un nome che mi piacesse. In famiglia l’abbiamo sempre chiamata con nomignoli temporanei. Finché uno non è stato usato più degli altri: Lilla. Banale, convenzionale e usato per i cani. Ma a noi piaceva, e così lei è diventata Lilla.

Lilla fischiava, saltava, faceva le feste quando rientravamo a casa. Le piacevano le coccole ed era una cicciona golosa. Sapeva riconoscere il rumore del frigorifero che si apriva e quello delle buste di insalata e faceva il suo verso finché non ne riceveva una foglia. Ogni volta che le pulivamo la gabbia, si faceva lunghe passeggiate sul terrazzo per sgranchirsi le zampe e poi quando era stanca si avvicinava a noi per rientrare in casa. Mio padre le fischiava e lei rispondeva, mia madre la chiamava e lei iniziava a saltare. Da me voleva le coccole, da mia sorella il cibo.

Una settimana fa la abbiamo trovata immobile nella gabbia, con la testa bassa. Non voleva mangiare né bere e non fischiava più. Siamo corsi in una clinica di pronto soccorso, ci hanno dato vitamine e antibiotico e l’hanno mandata via. Dopo alcuni giorni l’abbiamo fatta ricoverare perché peggiorava.

La mia Lilla non c’è più. Stamattina l’ho seppellita in un grande parco, tra un cespuglio di more e un grande albero, sotto uno strato di terra umida e soffice che si asciugava sotto un bel cielo azzurro.

Non ho rimpianti, è stata sempre trattata con ogni riguardo, con affetto. L’unica cosa che cambierei se potessi tornare indietro è che non l’avrei fatta morire nella clinica, ma a casa sua, con noi a coccolarla.
Se solo avessi fatto in tempo.

Adesso mi manca. Mi manca tutto di lei, mi manca che non sia qui con me a farmi arrabbiare, a farmi aprire il frigorifero ogni due minuti per darle da mangiare. Mi sembra impossibile averla persa.

Ma quando passerà la tristezza voglio ricordarla con un sorriso, e con il pensiero rivolto al suo dolce musetto che annusa l’aria mentre dico il suo nome.

Lilla.


Art. 16.

Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università

1. In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.

2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell’Università. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e’ trasferita, con decreto dell’Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate.

3. Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse.

4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e’ ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.

5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.

6. Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità delle fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Lo statuto può prevedere l’ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati.

7. Le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.

8. Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.

9. La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l’equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.

10. La vigilanza sulle fondazioni universitarie e’ esercitata dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Nei collegi dei sindaci delle fondazioni universitarie e’ assicurata la presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni vigilanti.

11. La Corte dei conti esercita il controllo sulle fondazioni universitarie secondo le modalità previste dalla legge 21 marzo 1958, n. 259 e riferisce annualmente al Parlamento.

12. In caso di gravi violazioni di legge afferenti alla corretta gestione della fondazione universitaria da parte degli organi di amministrazione o di rappresentanza, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca nomina un Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con il compito di salvaguardare la corretta gestione dell’ente ed entro sei mesi da tale nomina procede alla nomina dei nuovi amministratori dell’ente medesimo, secondo quanto previsto dallo statuto.

13. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime.

Art. 17.

Progetti di ricerca di eccellenza

1. Al fine di una più efficiente allocazione delle risorse pubbliche volte al sostegno e all’incentivazione di progetti di ricerca di eccellenza ed innovativi, ed in considerazione del sostanziale esaurimento delle finalità originariamente perseguite, a fronte delle ingenti risorse pubbliche rese disponibili, a decorrere dal 1° luglio 2008 la Fondazione IRI e’ soppressa.

2. A decorrere dal 1° luglio 2008, le dotazioni patrimoniali e ogni altro rapporto giuridico della Fondazione IRI in essere a tale data, ad eccezione di quanto previsto al comma 3, sono devolute alla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia.

3. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze e’ disposta l’attribuzione del patrimonio storico e documentale della Fondazione IRI ad una società totalitariamente controllata dallo Stato che ne curerà la conservazione. Con il medesimo decreto potrà essere altresì disposta la successione di detta società in eventuali rapporti di lavoro in essere con la Fondazione IRI alla data di decorrenza di cui al comma 1, ovvero altri rapporti giuridici attivi o passivi che dovessero risultare incompatibili con le finalità o l’organizzazione della Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia.

4. Le risorse acquisite dalla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia ai sensi del comma 3 sono destinate al finanziamento di programmi per la ricerca applicata finalizzati alla realizzazione, sul territorio nazionale, di progetti in settori tecnologici altamente strategici e alla creazione di una rete di infrastrutture di ricerca di alta tecnologia localizzate presso primari centri di ricerca pubblici e privati.

5. La Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia provvederà agli adempimenti di cui all’articolo 20 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 318.

Art. 66.

Turn over

1. Le amministrazioni di cui al presente articolo provvedono, entro il 31 dicembre 2008 a rideterminare la programmazione triennale del fabbisogno di personale in relazione alle misure di razionalizzazione, di riduzione delle dotazioni organiche e di contenimento delle assunzioni previste dal presente decreto.

2. All’articolo 1, comma 523, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 le parole «per gli anni 2008 e 2009» sono sostituite dalle parole «per l’anno 2008» e le parole «per ciascun anno» sono sostituite dalle parole «per il medesimo anno».

3. Per l’anno 2009 le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 523, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 10 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascuna amministrazione, il 10 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.

4. All’articolo 1, comma 526, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 le parole «per gli anni 2008 e 2009» sono sostituite dalle seguenti: «per l’anno 2008».

5. Per l’anno 2009 le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 526, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 possono procedere alla stabilizzazione di personale in possesso dei requisiti ivi richiamati nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 10 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da stabilizzare non può eccedere, per ciascuna amministrazione, il 10 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.

6. L’articolo 1, comma 527, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e’ sostituito dal seguente: «Per l’anno 2008 le amministrazioni di cui al comma 523 possono procedere ad ulteriori assunzioni di personale a tempo indeterminato, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, nel limite di un contingente complessivo di personale corrispondente ad una spesa annua lorda pari a 75 milioni di euro a regime. A tal fine e’ istituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze pari a 25 milioni di euro per l’anno 2008 ed a 75 milioni di euro a decorrere dall’anno 2009. Le autorizzazioni ad assumere sono concesse secondo le modalità di cui all’articolo 39, comma 3-ter della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni.».

7. Il comma 102 dell’articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e’ sostituito dal seguente: «Per gli anni 2010 e 2011, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 20 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.

8. Sono abrogati i commi 103 e 104 dell’articolo 3, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

9. Per l’anno 2012, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 50 per cento di quella relativa al personale cessato nell’anno precedente. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere il 50 per cento delle unità cessate nell’anno precedente.

10. Le assunzioni di cui ai commi 3, 5, 7 e 9 sono autorizzate secondo le modalità di cui all’articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, previa richiesta delle amministrazioni interessate, corredata da analitica dimostrazione delle cessazioni avvenute nell’anno precedente e delle conseguenti economie e dall’individuazione delle unità da assumere e dei correlati oneri, asseverate dai relativi organi di controllo.

11. I limiti di cui ai commi 3, 7 e 9 si applicano anche alle assunzioni del personale di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Le limitazioni di cui ai commi 3, 7 e 9 non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette e a quelle connesse con la professionalizzazione delle forze armate cui si applica la specifica disciplina di settore.

12. All’articolo 1, comma 103 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, come modificato da ultimo dall’articolo 3, comma 105 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 le parole «A decorrere dall’anno 2011» sono sostituite dalle parole «A decorrere dall’anno 2013».

13. Le disposizioni di cui al comma 7 trovano applicazione, per il triennio 2009-2011 fermi restando i limiti di cui all’articolo 1, comma 105 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nei confronti del personale delle università. Nei limiti previsti dal presente comma e’ compreso, per l’anno 2009, anche il personale oggetto di procedure di stabilizzazione in possesso degli specifici requisiti previsti dalla normativa vigente. Nei confronti delle università per l’anno 2012 si applica quanto disposto dal comma 9. Le limitazioni di cui al presente comma non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette. In relazione a quanto previsto dal presente comma, l’autorizzazione legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e’ ridotta di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013.

14. Per il triennio 2010-2012 gli enti di ricerca possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nei limiti di cui all’articolo 1, comma 643, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere in ciascuno dei predetti anni non può eccedere le unità cessate nell’anno precedente.


Le Massime di Ptahhotep (1-4)

da phantom, in Articoli e Riflessioni | 14 ottobre 2008 @ 18:29 | 2 commenti

La scorsa volta ho introdotto la serie delle Massime di Ptahhotep, traducendo per voi il Prologo e promettendo quattro Massime per ogni nuovo articolo.

Eccole a voi :)

L’insegnamento di Ptahhotep

Inizio delle massime del buon discorso,
dette dal Principe, Conte, Sacerdote di Dio,
l’Amato da Dio, il più Anziano Figlio Reale del Corpo del Re,
Protettore della Città, il Visir Ptahhotep
per portare l’ignorante alla conoscenza.

Inizio dell’elenco di saggezza che è benefico a colui
che Ascolta e porta disgrazia a colui che lo rifiuta.

Così egli ha parlato a suo figlio:

Prima Massima

Non essere arrogante riguardo alla tua sapienza,
né credi di essere uno che sa.

Chiedi consiglio all’ignorante come al sapiente,
poiché i limiti dell’abilità non sono raggiunti
e nessun Artigiano possiede la perfezione.

Il Buon Discorso è più raro della Pietra Verde,
tuttavia può essere trovato tra le serve che lavorano alla mola.

Seconda Massima

Se incontri un dibattitore in azione,
uno con autorità, superiore a te,
curva le braccia e piega la schiena.

Non afferrare il tuo cuore contro di lui,
Non sarà mai d’accordo con te
e ti sminuirà con il Male di ciò che dirà.

Non provare a opporti a lui nel suo momento,
poiché sarà chiamato un So-Niente
quando il tuo autocontrollo sarà paragonato alle sue pile (di parole)
.

Terza Massima

Se incontri un dibattitore in azione
che è un tuo eguale, un tuo pari,
la tua eccellenza lo sorpasserà tramite il tuo silenzio
mentre lui sta parlando erroneamente.

Ci sarà molto parlare tra gli ascoltatori,
e il tuo nome sarà ben stimato dai magistrati.

Quarta Massima

Se incontri un dibattitore in azione,
un uomo povero, non del tutto tuo eguale,
non opprimerlo a causa della sua debolezza.

Dagli terreno poiché lui confuterà se stesso.
Non rispondergli e il tuo cuore sarà contento.
Non rivelare te stesso a uno che è tuo nemico.

E’ una cosa spregevole ferire un uomo povero.
Uno vorrà fare ciò che il tuo cuore desidera.
Tu lo colpirai con il rimprovero dei magistrati.


Come forse non saprete, il mondo studentesco universitario è in forte agitazione per gli ENORMI, INSENSATI E INDISCRIMINATI TAGLI che colpiranno il sistema delle Università pubbliche, le quali potranno trasformarsi in Fondazioni private.

Il sapere non doveva essere di tutti?

Il famigerato decreto 112 farà danni ovunque, in particolare ridurrà drasticamente il numero di ricercatori e il ricambio dei docenti, costringerà le Università ad aumentare le tasse agli studenti e non ci saranno più soldi per la ricerca, né per la didattica ordinaria. Già le nostre Università, come Fierabras ha scritto in precedenza, non hanno vita facile, adesso siamo giunti al momento finale, ed è già pronto il funerale per la vecchia Università che ti aiutava e insegnava a ragionare, a crescere, non solo ad acquisire nozioni e crediti formativi.

Non venitemi a dire che finalmente saranno puniti i baroni.

Quelli che il Governo addita come baroni che percepiscono stipendi troppo alti, non verranno assolutamente toccati. Quale Premier sarebbe così scemo da scontentare i docenti anziani ed emeriti, che potrebbero addirittura fare notizia dando un parere contrario alla finanziaria?

La stampa, la tv, i mezzi di informazione nazionale non stanno dicendo assolutamente NULLA di quello che accade. Sapete che in alcune Facoltà è già stata bloccata la didattica? Sapete che questo è l’unico mezzo per far sopravvivere l’Università pubblica? Mi chiedo quanto ancora il resto della popolazione italiana potrà restare indifferente a questa umiliazione della cultura. O vogliamo essere tutti schiavi scemi e felici invece di persone consapevoli e in grado di liberarsi grazie al proprio cervello?

In tantissime Università italiane si stanno facendo assemblee di studenti e cortei contro il decreto, e proprio ieri c’è stata l’Assemblea degli studenti a Lettere e Filosofia. Hanno preso la parola vari docenti e ragazzi.

Quello che è emerso è che bisogna generalizzare la protesta, e noi che siamo Sapienza, la più grande università d’Europa, dobbiamo essere di esempio per tutti gli altri istituti più piccoli. Se abbassiamo noi la testa, tutti gli altri la abbasseranno e ha aggiunto Marco, un dottorando del dipartimento di Fisica:

C’è una grande agitazione nel mondo della scuola. Le Facoltà scientifiche di Firenze e Bologna sono occupate. I ricercatori sono sfruttati, lavorano gratis. E anche gli studenti lavorano gratis quando fanno mesi e mesi di stage non retribuiti presso le aziende

Il processo di privatizzazione non è imputabile solo a questa finanziaria, ma anche a riforme precedenti.
Un docente di Scienze Umanistiche ci porta i saluti del Preside Roberto Antonelli e aggiunge che la nostra facoltà già da luglio distribuiva documenti di critica al decreto 112. Poi fa un confronto con la Germania:

Anche in Germania il governo ha operato tagli alle Università, ma sono stati fatti con criterio e preceduti da uno studio e una valutazione del sistema universitario e sono stati dati generosi fondi alle Università con grandi risultati in ricerca e didattica

Nei prossimi anni sarà assunto un ricercatore ogni cinque docenti che andranno in pensione. Per ora le entrate dovute alle tasse universitarie possono costituire al massimo il 23% del bilancio di una Università pubblica e attualmente Sapienza ha questo valore al 10%. Il che vuol dire che i tagli costringerebbero la nostra Università ad aumentare le tasse, e potrebbe più che raddoppiarle restando comunque al di sotto dei limiti consentiti.

Interviene poi il prof. Bevilacqua, docente di Storia contemporanea.

Approvo incondizionatamente la vostra causa. Non aspettatevi nulla dai docenti, perché se anche c’è scontento tra di loro, in pochi vi daranno appoggio. Dovete condurre la lotta da soli. Questa legge è perversa perché non è sentita dai docenti, ma sarete voi a subirne le conseguenze. Dovete essere tempestivi e mobilitarvi ora, perché vedete, in politica è molto importante il MOMENTO. Queste lotte non compaiono sulla stampa, dovete prendere contatti e diffondere al massimo la notizia. Fate inoltre una mappa con la geografia delle agitazioni per far capire che vi state mobilitando tutti. Bisogna partire da una occupazione aperta della Facoltà, e voi ragazzi politicizzati dovete conquistare e coinvolgere tutti gli altri, perché quella che difendete è una causa universale. Coinvolgete le famiglie, la gente per strada. La TV diffonde immagini sbagliate dell’Università e l’opinione comune la vede come un’istituzione distaccata ed elitaria. Perché ci sono i soldi per armare l’Italia in caso di guerra quando la Costituzione la rifiuta e non per voi giovani?
Il conformismo culturale e politico di questo paese è soffocante.

L’università è patrimonio di tutti i cittadini, è la culla dello sviluppo intellettuale di un paese, non si può prescindere da esso, perché da esso deriva ogni altro tipo di sviluppo.

Quando i telegiornali vorranno parlare di noi studenti e delle nostre proteste, l’italiano medio penserà: “Vedi le Università pubbliche? Non hanno voglia di fare niente questi ragazzi, meglio sopprimerle che sprecano solo soldi”.

Dobbiamo fare come in Francia. Protestare e bloccare la didattica. Una protesta civile ovviamente, ma ferma, compatta e fatta da tutti gli studenti, i professori, i ricercatori, le famiglie e le persone che vorranno difendere la cultura e la dignità del proprio paese.


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