Mortificazione della docenza, imbarbarimento dello studio
da Fierabras, in Articoli e Riflessioni | 17 settembre 2008 @ 00:04 | 4 commentiForse non tutti sanno che, ma sarebbe bene la notizia fosse più diffusa, i docenti a contratto delle nostre Facoltà, e più in generale dell’università, percepiscono per lo svolgimento del “modulo” da 4 crediti una cifra non superiore ai 650 euro netti. Chi se ne frega, diremmo noi. Ma il discorso non è così.
650 euro per svolgere, per un intero anno accademico, lezioni, esami, ricevimenti e via dicendo, vuol dire un grave peso sulle spalle del docente in questione, che se vuole sopravvivere deve fare come minimo altri 3/4 corsi e almeno qualche altro lavoro. Il che significa, detto spicciolamente, che c’è una discreta possibilità che l’operato del docente e quindi l’insegnamento ricevuto dagli studenti ne subiscano le conseguenze, con risultati immaginabili.
Noi studenti ci lamentiamo, e giustamente, quando ci troviamo di fronte a corsi confusionari, mal gestiti, e a mancati funzionamenti della Facoltà, ma come prima cosa dovremmo tirare fuori un po’ di spirito critico e guardare esattamente contro chi puntare il dito.
La situazione dell’università e più in generale del mondo della ricerca intellettuale italiana è in una grave crisi a parte da almeno 10/15 anni, e tutto questo per un ben preciso disegno di restaurazione culturale operante in Italia da appunto un ventennio.

La riforma, o meglio, controriforma universitaria che ha inaugurato il supermarket dei crediti e la svendita dei moduli, ha inferto il primo colpo decisivo alla struttura universitaria, con la sostituzione del concetto di esame come crescita e valutazione intellettuale dello studente con quello della laurea come raccolta punti volta ad appiattire barbaramente il livello non solo culturale, ma anche sociale dello studente. Finire una laurea “a punti” è letteralmente un terno al lotto, e a volte ci si chiede se alla fine del percorso ci si deve aspettare una laurea o un frullatore come premio.
Ma non è neanche così semplice. Perché l’introduzione di questo nuovo sistema ha implicato altri due gravi cambiamenti, dei quali noi studenti ormai “nati” nel Nuovo Ordinamento non abbiamo purtroppo potuto sentire la gravità. Il primo, come già detto, è la mortificazione e la precarizzazione del docente e del ricercatore. Il secondo, quello della mutilazione della libertà dello studente, che in passato, grazie alle conquiste del ‘68, che ora con tanta diligenza ci si sta adoperando per distruggere e demonizzare, aveva acquisito il diritto di un proprio percorso di studi individuale e libero, pur sempre nei limiti del corso di studi.
Ora tutto questo è stato disgregato e corrotto, e lo stesso studente raramente se ne rende conto, perché fin dal primo momento in cui mette piede all’università è risucchiato in un vortice di burocrazia e corsa selvaggia al credito. E’ più importante riuscire con tutte le forza a ottenere tot crediti entro una certa scadenza, che soffermarsi a chiedere se si stanno facendo cose che davvero sentiamo ci stanno formando. Gli stessi esami, ridotti al rango di moduli e costretti a essere mutilati e sottomessi a un linguaggio burocratico sordo, si sono appiattiti e spesso si tratta di pura routine che i professori svolgono malvolentieri.
La forza di cambiare tutto questo c’è, e risiede in noi. Ma serve prima di tutto la consapevolezza, la cosa più importante che non a caso è proprio ciò che ci rubano costantemente.
Tag: riforma, società, università














Complimenti per l’articolo, hai fatto un quadro preciso e veritiero (IMAO) dell’Università al giorno d’oggi. Un professore “a contratto” (senza uno studio, senza posto dove ricevere, senza nulla in pratica) prende meno di 2 euro a ora per una sua lezione. Nei giorni scorsi i giornali hanno ampiamente parlato dei tagli alla scuola (soprattutto per le elementari) e fra le righe venivano indicati i soldi spesi per studente dagli atenei: “l’Italia spende mediamente per studente 8.026 dollari l’anno contro una media Ocse di 11.512 dollari”, questo chiaramente ci fa capire *qualcosa*, subito dopo però tocca chiedersi anche “ma questi 8000 dollari dove e come li spendete?”.
Scusa per il commento consecutivo ma volevo aggiungere una cosa: frequento Ing. Infomatica alla Sapienza, su TRE esami di fisica non è prevista neanche una “visita” al laboratorio. Al tempo stesso però in altre facoltà (meno incentrate sulla fisica al confronto con Ingnegneria) per 1 esame in fisica si fa laboratoria, sapete perchè? Perchè “loro” sono quattri gatti e noi 200 (teorici) per canale (A-H/I-Z).
Hai perfettamente ragione purtroppo, io studio a Scienze Umanistiche sempre alla Sapienza, e ne vedo di tutti i colori. La cosa che mi fa soffrire è che il clima culturale che impera adesso ci ha succhiato via anche la forza di lottare per cambiare questo.
[...] ci saranno più soldi per la ricerca, né per la didattica ordinaria. Già le nostre Università, come Fierabras ha scritto in precedenza, non hanno vita facile, adesso siamo giunti al momento finale, ed è già pronto il funerale per la [...]