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Lezioni su “L’ultimo dei Mohicani” di Cooper – 3

Trascrizione non ufficiale di una lezione di letteratura angloamericana

Cooper ambienta gli eventi al periodo precedente alla rivoluzione americana, quando Francia e Inghilterra si contendevano i territori del Nord America in una lotta “futile” perché nessuna di loro alla fine avrebbe mantenuto quei territori. La guerra si conclude con una sorta di pareggio perché gli inglesi mantengono la parte degli odierni USA e i francesi una parte del Canada. Poi gli inglesi abbandoneranno quei territori dopo la rivoluzione, come pure i francesi faranno con il canada.

Cooper intuisce l’importanza di scrivere dei romanzi con materiali basati su fatti storici. Infatti egli sa che il pubblico a cui si rivolge è educato sulla letteratura inglese, che all’epoca preferiva il romanzo storico, dove accanto a dei personaggi inventati, ci sono figure e fatti veramente esistiti.

Il modello di Cooper è il romanzo storico di Walter Scott, le sue opere si interrogano sulla nascita di una nazione, della cultura nazionale, di come il passato viene a dare forma al presente. La genialità di Cooper sta nell’interrogarsi sul passato pre-rivoluzionario dell’America, e di legarlo a un discorso in cui ha un peso importante la “materia indiana”. Quando parliamo di “materia indiana” in un romanzo che si intitola “The last of the Mohicans“, occorre mettere in chiaro alcuni concetti.

Cooper vive nell’America dei primi dell’800 dove gli indiani sono ancora molti, ma nello Stato di New York dove si trova lui, che proviene da una famiglia di proprietari terrieri ed è imparentato tanto con la vecchia aristocrazia di discendenza inglese, quanto con i rivoluzionari americani, di indiani non ce ne sono molti e già conoscono l’esperienza amara delle riserve.

Per Cooper gli indiani sono soprattutto dei personaggi che vivono ai margini della società. Questo spiega il tono nostalgico che lui usa nel romanzo, e pure il titolo che parla di indiani che sono quasi scomparsi. Si parla di questi popoli come appartenenti a mondi importanti ma scomparsi, che sono un retroterra ma ormai parte di una storia pregressa. Al tempo stesso Cooper non è un antropologo moderno. Oltre alla sua esperienza personale, si basa su altri libri che parlano della storia degli indiani.

Libri scritti da altri bianchi che, ovviamente, ne danno interpretazioni anche discutibili ai nostri occhi, frutto di un modo europeo di vedere la storia, e scritti da storici che ancora non dovevano seguire i vincoli e i criteri che oggi usano i nostri storici per affrontare la materia (oggettività, veridicità, affidabilità delle fonti…).

Quello che più preme a Cooper sono gli indiani come figure simboliche di tutto un discorso che lui vuole articolare, non si preoccupa dell’attendibilità di quello che dice.


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