Lezioni su “L’ultimo dei Mohicani” di Cooper – 2
Trascrizione non ufficiale di una lezione di letteratura angloamericana
Si giungerà poi ad una enorme dilatazione dei territori conquistati originariamente (le tredici colonie) e quindi al progressivo distaccamento dal mondo europeo che certo resta dal punto di vista culturale un importante punto di riferimento, ma diventa meno pressante. C’è sempre più l’idea che la cultura americana si deve definire in rapporto al luogo specifico nel quale si trova a vivere.
Il territorio quindi deve fornire la base per la costruzione della cultura del futuro che non può continuare a pensare alla vecchia Europa. E’ un processo lento e complicato. Pensiamo ad esempio al fatto che la letteratura americana della fine del ’700 è ancora improntata su modelli inglesi e molti scrittori si preoccupano di realizzare la grande epica americana perché sono consapevoli che tutte le grandi civiltà hanno prodotto un grande poema epico (Grecia -> Omero, Roma -> Virgilio, Inghilterra -> Milton, Italia -> Dante).
I poemi erano in versi e gli scrittori americani provavano a scriverli, nella maggior parte dei casi con risultati scadenti. Uno dei temi favoriti era la Rivoluzione Americana. Questi testi sono concepiti con la testa in Europa, cioè con l’idea che il grande poema epico vada scritto in versi. In realtà sappiamo che nel ’700 la centralità dell’epica non c’è più, la forma letteraria preferita è il romanzo. In America è molto più facile comprare i romanzi degli scrittori europei piuttosto che produrli, in quanto non c’è una legge sul copyright per cui possono pubblicare edizioni pirata di tutti i romanzi degli scrittori europei senza pagare i diritti, e guadagnare molto perché sono opere già famose.
Questo è molto più conveniente che pubblicare il nuovo romanzo dell’illustre sconosciuto americano, di successo dubbio (e questo è anche uno dei fattori che inizialmente scoraggia la produzione letteraria in America). Naturalmente poi la situazione cambia e gli scrittori americani riscuotono successo anche in Inghilterra e poi in Europa (come Washington Irving). La letteratura americana cerca anche di costruire delle storie importando una tradizione del folklore europeo e radicandola negli Stati Uniti (come Rip Van Winkle).
Cooper è con Washington Irving certamente lo scrittore che nei primi decenni del 1800 riesce a ideare delle storie radicate nel tessuto socio-culturale americano e di interesse anche per un pubblico extra-americano. Cooper riesce addirittura a conquistare un pubblico non di lingua inglese. I romanzi di Cooper sono fra i primi della letteratura americana ad essere tradotti in lingue altre. Ancora oggi “L’ultimo dei Mohicani” è il libro americano più conosciuto nel mondo, con una fama che non ha mai conosciuto momenti di crisi.
Anche perché è un testo che si presta facilmente ad altri adattamenti, da quello cinematografico, a quello teatrale, al fumetto, alle versioni per ragazzi. Il protagonista inoltre diventa, come spesso accade ai personaggi che hanno una statura mitologica, quasi indipendente dal testo in cui nasce. E’ un prototipo al quale seguiranno una serie di declinazioni di figure che avranno molte delle sue caratteristiche.
Tex Willer ad esempio è un bianco, capo degli indiani Navajo, che sposa una donna indiana che muore quasi subito, ha un figlio (Kit) che è un bianco che però knows the indian ways.
L’archetipo di Cooper è un altro personaggio storico, Daniel Boone, un vero esploratore della frontiera, la cui vita viene raccontata da Filson. Boone insieme ad altre figure leggendarie, tipo David Crockett, oppure Kit Carson, Buffalo Bill, diventerà una figura mitica, un eroe.
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