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L’Afghanistan e le speranze infrante

Pochi giorni fa la rivista Foreign Policy ha pubblicato una collezione di foto dall’Afghanistan anni ’50, intitolato “Once upon a time in Afghanistan” (C’era una volta in Afghanistan). Potete vedere la galleria cliccando qui.

La prima domanda che balza in mente: com’è possibile? Come può trattarsi dello stesso paese? Uno Stato unito, centralizzato, con un esercito efficiente e delle infrastrutture notevoli. Un governo composto da ministri con master o dottorati. Perfino delle associazioni di scout.

L’articolo che segue è scritto da Mohammad Qayoumi, oggi preside della California State University, East Bay. Qayoumi è di famiglia afghana e ha trovato quelle immagini in un libro stampato dal Ministro per la pianificazione afghano negli anni ’60.

Per lui comprensibilmente è molto triste ripensare a quell’Afghanistan del passato. Una delle cose che mi ha più colpito è una citazione presa dal libro:
“La diversità razziale in Afghanistan ha poco valore se non per un etnologo. Chiedi a qualsiasi afghano di identificare il suo vicino e lo chiamerà solo come un fratello”.

Questo era prima dell’Unione Sovietica, dei talebani e degli Stati Uniti. Oggi sono solo speranze infrante.


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