I paradossi del commercio globale
da Fierabras, in Noi e la Terra | 1 Settembre 2008 @ 10:00 | 5 commentiCirca verso metà agosto mi sono collegato ad Amazon, desideroso di vedere se riuscivo a trovare un libro spagnolo praticamente introvabile nelle librerie nostrane: qualche ricerca rapida, ed eccolo qui. Sfoglio i venditori, e trovo subito quello che lo vende al prezzo più ragionevole, così chiudo la compravendita e comincia l’attesa.
Passano giorni e giorni, e ancora nulla. Mi dico “sarà che i corrieri internazionali ci mettono tanto sempre”, ma nella mia ingenuità continuo a domandarmi come faccia un libro stampato in Spagna, quindi relativamente vicino, a metterci così tanto per giungere a destinazione.

Passano due settimane, e finalmente il postino suona al citofono. Tutto contento scendo, prendo il pacco, salgo a casa ma mentre sto per scartarlo noto un particolare: il pacco giunge da Auckland, Nuova Zelanda.
“Un libro stampato a Barcellona me l’hanno fatto venire dall’altra parte del mondo??”, mi chiedo, ma non è così difficile spiegarsi il perché, dopotutto.
Io ho richiesto quello che costava meno nella lista, e Amazon me lo ha fornito, indipendentemente da dove fosse situato. Il che significa che oltre alla decina di dollari che è costato il libro, bisogna aggiungerci il costo in termini di carburante e ambiente (salato quindi, data la distanza), aggiuntosi al momento dell’imbarco del libro “meno caro” dal suo magazzino, situato in Nuova Zelanda.
Probabilmente se ci fosse stata più trasparenza riguardo la reale provenienza del libro, non lo avrei mai preso. Ma giustamente Amazon (dome tutte le altre compagnie di vendita on line) si adatta alla mentalità dell’uomo comune, a cui non importa nulla se per spendere 3 dollari in meno si fa venire il libro dall’altra parte del mondo e si dilapidano risorse ambientali ed energetiche in modo assolutamente inutile, e dunque non fornisce un’informazione di fatto non interessante per l’utente medio.
E’ il business, bellezza.
Tag: commercio, globalizzazione, libri













In particolare c’è uno spreco assurdo di risorse nella produzione e nel trasporto dei generi alimentari. Qui c’è il testo di una puntata di Report in cui si parlava proprio di questo:
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1077906,00.html
Ciao, anch’io volevo comprare qualcosa da amazon.com ma quasi tutti i venditori non spediscono al dì fuori degli USA o UK. Come fare? E’ possibile attivare qualche filtro di ricerca per visualizzare solo le spedizioni internazionali?
grazie
Ciao, la ricerca avanzata c’e’ ma non prevede un filtro per destinazione:
http://www.amazon.com/Advanced-Search-Books/b/ref=sv_b_0?ie=UTF8&node=241582011
Non tutto puo’ essere spedito in Italia, comunque, dai una letta qui:
http://www.amazon.co.uk/gp/help/customer/display.html?nodeId=14044781
Ciao!
Fierabràs, riflettevo riguardo al tuo articolo.
Il libro, nel magazzino di Auckland, costava sicuramente di meno, ma la spedizione probabilmente di piu’, o no?
Qualunque azienda di mailing internazionale stara’ sicuramente molto attenta a rientrare dei propri costi. Questo significa che probabilmente per costare cosi’ poco (tanto da farlo essere il miglior prezzo complessivo rispetto alla “concorrenza”) ne porteranno, a viaggio, una valanga, o utilizzando dei sistemi poco costosi.
La globalizzazione secondo me non e’ un problema in assoluto, ma se l’azienda A per farti pagare il trasporto pochissimo “risparmia” sulla sicurezza e salute dei lavoratori, ad esempio, allora e’ da preferirsi un’altra compagnia.
Se riesce a fare un prezzo ottimo utilizzando invece le proprie strategie aziendali, come ad esempio pochi viaggi molto carichi, rifornimento di carburante dove costa di meno, efficienza del personale e quant’altro (pensando al contrario di questo, PosteItaliane si materializza nella mia mente) allora si “merita” che noi la scegliamo, anche se ad esempio il prezzo, pur ottimo, e’ appena superiore ad alcune altre concorrenti.
L’unica difesa del consumatore attento al risparmio ma anche all’etica, e’ sapere, conoscere, sviscerare gli strumenti che le multinazionali usano, e pretendere, da consumatori, trasparenza e chiarezza. Sia all’azienda stessa che ai governi che le permettono di stabilirsi nel proprio paese.
Sarebbe interessante comunque trovare alcuni esempi di concorrenza etica e pulita nelle multinazionali piu’ conosciute, per scriverne qui su MindShake :)
Il problema infatti che volevo sviscerare nell’articolo è che la spedizione, confrontata con articoli provenienti dall’Europa, aveva lo stesso costo (comunque basso), quindi evidentemente per strategie di risparmio loro (magari avevano in mente uno spostamento di merce di un certo tipo dalla Nuova Zelanda all’Europa) ci hanno messo anche il libro, non contando comunque che, rispetto al loro guadagno commercialmente parlando, comunque l’ambiente ha ricevuto quel par di tonnellate di co2 che si sarebbe risparmiato volentieri :)