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Fujitsu Siemens – il monitor zero watt

Si chiamano SCENICVIEW ECO monitor, e quando sono in modalità power save, non vogliono corrente, a differenza dei normali schermi, che consumano in standby da uno a sei watt.
Sono già in commercio nel nostro continente, e il prodotto ha riscosso l’approvazione dell’Unione Europea perché consentirebbe un notevole risparmio energetico se utilizzato, ad esempio, in tutti gli uffici pubblici degli Stati Membri.

Quando il monitor non riceve più segnali dal computer, uno switch integrato spegne completamente e in modo automatico il display. Quando riceve un nuovo output dal computer, un impulso elettrico fa riaccendere lo schermo.

Gli ECO monitor sono dotati anche della funzione detta DisplayView AutoBright, ovvero di un controllo automatico della luminosità che adatta la luce del monitor a quella dell’ambiente circostante, prevenendo l’affaticamento degli occhi oltre quello delle tasche.

Questo monitor è unico nel suo genere, ma la Fujitsu Siemens non è di certo la sola azienda ad aver investito nella realizzazione di prodotti che puntano al risparmio energetico.

Poco tempo fa abbiamo visto che la LG ha lanciato il FLATRON W2252TE, un monitor da 22 pollici che permette (a detta loro) il 45% di risparmio di corrente, con un consumo di 22 watt.

Un grande passo avanti, non c’è che dire. Quello che però bisogna tenere a mente è che è solo la minima parte di quello che potrebbero realmente fare queste aziende. Ok, potete anche fare i monitor che sprecano zero. Ma come li producete? Quanti gas immettete nell’atmosfera? Perché non puntate prima a diminuire gli sprechi energetici e l’inquinamento della vostra catena produttiva?

La risposta è una e sempre la stessa. Non conviene. Conviene piuttosto atteggiarsi a paladini dell’ambiente, e lanciare sul mercato prodotti con nuove caratteristiche, secondo la moda del momento.

Quando verrà la moda di trasformare veramente ogni processo industriale in qualcosa di ecocompatibile? Non ci è dato saperlo.
Per ora solo la Dell ha fatto qualcosa in questa direzione.

Intanto è un segnale di speranza il fatto che le grandi aziende investano soldi in questi progetti. Non tanto perché un monitor che ci fa risparmiare meno di dieci euro all’anno di energia sulla base di un ipotetico uso di otto ore al giorno e di 16 di standby può aiutare lo stato di salute del nostro pianeta. Né perché nel puro interesse economico è contemplata un’etica ambientale (sarebbe da ingenui crederlo). Ma per gli effetti positivi sulla ricerca.

I finanziamenti ricevuti per brevettare sempre nuovi dispositivi, permettono ai laboratori di ricerca di lavorare per creare tecnologia pulita, e di estendere le possibili applicazioni ad altri prodotti.

In fondo si tratta di marketing ma ci auguriamo che serva a smuovere le coscienze e che davvero gli uffici pubblici (e privati) decidano di convertire il loro parco macchine. Solo così avremo un sensibile risparmio di energia e di denaro.


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1 Comment

  1. finalmente qualcuno dice le cose come stanno!

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