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Democrazia in declino?

Nella mia lezione di politica comparata, pochi giorni fa, abbiamo trattato l’Italia . Che è definita come uno Stato debole, con le caratteristiche di “politicizzato, colonizzato da interessi privati e inefficiente“, con una cultura di patrimonialismo per cui si privilegiano gli interessi propri e del proprio circolo di parenti/conoscenti a scapito del bene pubblico. L’autorità inoltre ha anche tratti arbitrari, ad esempio con la cancellazione dei talk show (“in Italia molto amati”) prima delle elezioni.

L’opposizione italiana inoltre è debole. Ha un problema di credibilità a causa di funzionari corrotti a livello locale/regionale, vi sono rivalità interne, manca di personalità carismatiche e, al contrario di quanto succedeva nella prima repubblica, è completamente esclusa dal processo decisionale.

Domanda finale: Berlusconi è un populista? Tra i tratti tipici del populismo erano elencati:

  • Appellarsi al popolo (omogeneo)
  • Affermare che il popolo sia stato imbrogliato
  • Promettere di reinstituire il primato del popolo

Che ne pensate? Anche il mio professore zurighese è comunista e mosso da invidia?

Io ripenso a una frase che ho letto una volta in un articolo di Ezio Mauro sull’Independent, di cui avevo già parlato in un altro post. La frase è la seguente:

This is a populism that asks citizens to mobilise, not so they can get involved in public debate, but so they can anoint the leader with their vote. He then thinks that he alone can solve the country’s problems, with no need for the system of checks and balances typical of a modern state, that this direct coronation by the people makes his power neater and above all others.

Come non trovare conferma nella manifestazione di oggi?

A tutto ciò aggiungerei anche un culto della personalità sempre più dilagante (“meno male che silvio c’è”, “silvio sei più grande di giulio cesare”) e una graduale delegittimazione dell’opposizione (“l’amore vince sull’odio della sinistra”, “siete nemici d’Italia” a chi appendeva lenzuola rosse dalle finestre). Una troupe televisiva di uno show “di sinistra”, quello di Santoro, contestata ironicamente da chi portava striscioni inneggianti all’amore.

La democrazia, o meglio, la cultura democratica in Italia è in declino?


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6 Comments

  1. La vera domanda e’ se c’e’ mai stata una cultura democratica _sentita_ in Italia.

    Negli altri paesi europei, l’equilibrio dei poteri, la stampa irriverente e un popolo un po’ piu’ istruito/indipendente riescono a far si’ che tipi come berlusconi non abbiano successo.

    Poi il balordo puo’ sempre capitare, ma non dura molto, e comunque le apparenze almeno le salva.

    Qui invece i tre presupposti che ho citato mancano. L’equilibrio dei poteri e’ precario, la stampa se e’ irriverente lo e’ su temi inutili, oppure lo e’ in modo ignorante, non “scientifico”, e quindi attaccabile dalla stampa opposta. Del popolo preferisco non parlare.

    Personalmente non vedo molte vie d’uscita, io emigrero’ probabilmente.

    • Ti sento molto pessimista…

      Potrei risponderti che nonostante gli attacchi di Berlusconi l’Italia mantiene comunque una magistratura fortemente indipendente, grazie alla Costituzione, mentre per esempio qui in Svizzera i giudici vengono scelti per affiliazione partitica.
      Inoltre quotidiani come Repubblica e Il Fatto sono più o meno quotidiani liberi che criticano spesso (specialmente Il Fatto) il potere.

      Che ne pensi?

      • p.s. è normale che non riesco più a fare login? o.O

        • No non e’ normale :| che ti dice esattamente? Prova a fare il recupero password e abilita il javascript, ho messo qualche controllo in piu’ perche’ avevo qualche centinaio di spamutenti registrati :°D

          al commento di prima ti rispondo piu’ tardi che sono appena tornato a casa :°D

      • Il problema e’ che la Repubblica e il Fatto hanno i loro elettori fissi. E’ come nei circoli di partito: difficilmente una discussione fatta li’, per quanto prolungata nel tempo e di notevole qualita’ politica, sara’ utile a convincere persone dello schieramento opposto.

        La qual cosa vale per tutti i quotidiani “orientati”. La Repubblica e’ di centro sinistra, e con _è_ intendo: “praticamente appartiene”. In particolare e’ un giornale filo-dalemiano, anche se mi sembra che questa vena stia un po’ scemando. Ha portato avanti delle “battaglie” che negli altri paesi europei sono la norma, mentre da noi sono viste, spesso dai “lettori di fiducia” stessi, come battaglie inutili e che distolgono l’occhio dai veri problemi. E ogni tanto, e’ anche difficile dar loro torto: purtroppo sul lato economico-amministrativo, la Repubblica, come praticamente ogni giornale italiano, dice quello che i suoi lettori vogliono sentire. Quasi nessuno dice che l’Italia andrebbe praticamente riprogettata, e forse e’ meglio cosi’: il “progettista” sarebbe sicuramente una mezza sega, a prescindere dal colore politico, attualmente.

        Il Fatto e’ un giornale di nicchia, che leggono (relativamente) poche persone, le quali sono un sottoinsieme degli spettatori di Annozero e dei participanti a manifestazioni tipo il Popolo Viola.

        Ogni tanto lo compro per farmi due risate amare, ma di fatto non ha influenza sul grosso.

        Il problema e’ la cultura della pluralita’ dell’informazione. Io personalmente liberalizzerei totalmente la televisione e la stampa, deprivandole totalmente di fondi pubblici e diminuendo drasticamente i costi di creazione e gestione di nuovo imprese nel settore. La Rai la cancellerei totalmente, e uniformerei la gestione delle aste per le frequenze televisive agli standard europei. E ovviamente renderei piu’ pulito, trasparente ed efficiente il sistema pubblicitario sui media e l’Auditel, per permetter loro di fare soldi proporzionalmente agli spettatori.

        Vedi che bel casino nascerebbe! ma dopo qualche anno, staremmo sicuramente meglio di ora. Ci sarebbero centinaia di mezzi comunicativi “di parte”, e altrettanti liberi, con uguale possibilita’ di aziona, basata solo sugli spettatori. Ti immagini una rete con Santoro, Travaglio, Gabanelli, Dandini, Fazio, Gad Lerner e tutti gli altri, perche’ no anche comici: una rete televisiva tutta in stile “Rai per una notte”. Secondo me farebbe i miliardi.

        Per quanto riguarda la magistratura, l’indipendenza e’ relativa. Non credere che siano veramente santi. Sono sempre politici, ma di altro tipo. Normalmente questo va bene, e’ intrinsecamente giusto ed efficiente: si equilibrano, come galli da battaglia, e nessuno vuole far prendere il sopravvento all’altro. In Italia, ovviamente, va a puttane. Come tutto e tutti, del resto.

        • Per come la vedo io, sulla carta stampata se si vuole avere notizie vere le si può avere.

          Il problema, si dice, è la televisione.
          Ma perdonami una piccola riflessione su questo tema: cambierebbe veramente tanto se anche esistesse una varietà di canali sul modello USA? Secondo me, verrebbero trattati anche questi come “schierati”: un esempio, sempre dagli Stati Uniti, è Fox vs. MSNBC. I conservatori guardano solo Fox News, i liberali MSNBC.
          Nel panorama italiano sempre più polarizzato perché dovrebbe essere diverso? Cosa spingerebbe un elettore di Berlusconi a guardare una rete con Santoro e Travaglio?

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