Dall’Assemblea studentesca di Lettere e Filosofia
Come forse non saprete, il mondo studentesco universitario è in forte agitazione per gli ENORMI, INSENSATI E INDISCRIMINATI TAGLI che colpiranno il sistema delle Università pubbliche, le quali potranno trasformarsi in Fondazioni private.
Il sapere non doveva essere di tutti?
Il famigerato decreto 112 farà danni ovunque, in particolare ridurrà drasticamente il numero di ricercatori e il ricambio dei docenti, costringerà le Università ad aumentare le tasse agli studenti e non ci saranno più soldi per la ricerca, né per la didattica ordinaria. Già le nostre Università, come Fierabras ha scritto in precedenza, non hanno vita facile, adesso siamo giunti al momento finale, ed è già pronto il funerale per la vecchia Università che ti aiutava e insegnava a ragionare, a crescere, non solo ad acquisire nozioni e crediti formativi.
Non venitemi a dire che finalmente saranno puniti i baroni.
Quelli che il Governo addita come baroni che percepiscono stipendi troppo alti, non verranno assolutamente toccati. Quale Premier sarebbe così scemo da scontentare i docenti anziani ed emeriti, che potrebbero addirittura fare notizia dando un parere contrario alla finanziaria?
La stampa, la tv, i mezzi di informazione nazionale non stanno dicendo assolutamente NULLA di quello che accade. Sapete che in alcune Facoltà è già stata bloccata la didattica? Sapete che questo è l’unico mezzo per far sopravvivere l’Università pubblica? Mi chiedo quanto ancora il resto della popolazione italiana potrà restare indifferente a questa umiliazione della cultura. O vogliamo essere tutti schiavi scemi e felici invece di persone consapevoli e in grado di liberarsi grazie al proprio cervello?
In tantissime Università italiane si stanno facendo assemblee di studenti e cortei contro il decreto, e proprio ieri c’è stata l’Assemblea degli studenti a Lettere e Filosofia. Hanno preso la parola vari docenti e ragazzi.
Quello che è emerso è che bisogna generalizzare la protesta, e noi che siamo Sapienza, la più grande università d’Europa, dobbiamo essere di esempio per tutti gli altri istituti più piccoli. Se abbassiamo noi la testa, tutti gli altri la abbasseranno e ha aggiunto Marco, un dottorando del dipartimento di Fisica:
C’è una grande agitazione nel mondo della scuola. Le Facoltà scientifiche di Firenze e Bologna sono occupate. I ricercatori sono sfruttati, lavorano gratis. E anche gli studenti lavorano gratis quando fanno mesi e mesi di stage non retribuiti presso le aziende
Il processo di privatizzazione non è imputabile solo a questa finanziaria, ma anche a riforme precedenti.
Un docente di Scienze Umanistiche ci porta i saluti del Preside Roberto Antonelli e aggiunge che la nostra facoltà già da luglio distribuiva documenti di critica al decreto 112. Poi fa un confronto con la Germania:
Anche in Germania il governo ha operato tagli alle Università, ma sono stati fatti con criterio e preceduti da uno studio e una valutazione del sistema universitario e sono stati dati generosi fondi alle Università con grandi risultati in ricerca e didattica

Nei prossimi anni sarà assunto un ricercatore ogni cinque docenti che andranno in pensione. Per ora le entrate dovute alle tasse universitarie possono costituire al massimo il 23% del bilancio di una Università pubblica e attualmente Sapienza ha questo valore al 10%. Il che vuol dire che i tagli costringerebbero la nostra Università ad aumentare le tasse, e potrebbe più che raddoppiarle restando comunque al di sotto dei limiti consentiti.
Interviene poi il prof. Bevilacqua, docente di Storia contemporanea.
Approvo incondizionatamente la vostra causa. Non aspettatevi nulla dai docenti, perché se anche c’è scontento tra di loro, in pochi vi daranno appoggio. Dovete condurre la lotta da soli. Questa legge è perversa perché non è sentita dai docenti, ma sarete voi a subirne le conseguenze. Dovete essere tempestivi e mobilitarvi ora, perché vedete, in politica è molto importante il MOMENTO. Queste lotte non compaiono sulla stampa, dovete prendere contatti e diffondere al massimo la notizia. Fate inoltre una mappa con la geografia delle agitazioni per far capire che vi state mobilitando tutti. Bisogna partire da una occupazione aperta della Facoltà, e voi ragazzi politicizzati dovete conquistare e coinvolgere tutti gli altri, perché quella che difendete è una causa universale. Coinvolgete le famiglie, la gente per strada. La TV diffonde immagini sbagliate dell’Università e l’opinione comune la vede come un’istituzione distaccata ed elitaria. Perché ci sono i soldi per armare l’Italia in caso di guerra quando la Costituzione la rifiuta e non per voi giovani?
Il conformismo culturale e politico di questo paese è soffocante.
L’università è patrimonio di tutti i cittadini, è la culla dello sviluppo intellettuale di un paese, non si può prescindere da esso, perché da esso deriva ogni altro tipo di sviluppo.
Quando i telegiornali vorranno parlare di noi studenti e delle nostre proteste, l’italiano medio penserà: “Vedi le Università pubbliche? Non hanno voglia di fare niente questi ragazzi, meglio sopprimerle che sprecano solo soldi”.
Dobbiamo fare come in Francia. Protestare e bloccare la didattica. Una protesta civile ovviamente, ma ferma, compatta e fatta da tutti gli studenti, i professori, i ricercatori, le famiglie e le persone che vorranno difendere la cultura e la dignità del proprio paese.
Tag: decreto 133, riforma, società, università












Ho trovato questo primo abbozzo di “mappa”, comunque utile:
http://www.infoaut.org/articolo/universita-la-mappa-delle-ribellioni