Cronaca di un incontro
da phantom, in Cronache Universitarie, Noi e la Terra | 16 luglio 2008 @ 19:32 | nessun commentoEro appena uscita da una lunga lezione mattutina, passata con il sedere a terra vicino alla cattedra, nel caldo soffocante che può esserci in un’aula affollata da 200 persone compresse come le mucche che vengono portate nei camion dall’Argentina.
Dopo aver attraversato il cortile per uscire dall’uni, mi ero comodamente sistemata su una panchina del parco li vicino per leggere e sgranocchiare qualcosa in attesa del Koteko.
Nonostante gli sguardi malevoli “GuardaCheMaleducatiQuestiGiovaniD’Oggi” delle vecchie, mi ero sdraiata a metà, con i piedi sulla panchina e leggevo e mangiavo, tutta concentrata e presa dalla lettura.
Mi beavo godendo della meritata pausa, cercando anche di catturare qualche raggio di sole per abbronzare le guance, quando qualcuno si è frapposto tra me e il sole, facendo ombra sul mio libro e sul mio viso.
“E’ il Koteko” e ho sfoderato un sorriso marrone. Marrone per i pezzi di Musli al cioccolato che avevo tra i denti.
“Signorina, permette?”. Stavo per esprimere in modo volgare la mia sorpresa riguardo al fulmineo invecchiamento del Koteko, quando ho realizzato che non era lui.
“Certo, mi scusi” e mi sono seduta in modo composto. Pensavo a una strategia per sottrarmi alla chiacchiera, era matematico che avrebbe attaccato discorso:era vecchio, stava al parco, era da solo e senza giornale.
“Stia comoda, se vuole può rimettere le gambe su, volevo solo un angolo dove sedermi”.
Mica potevo sbracarmi come prima:”Grazie sto bene anche così”.
“Lei è giovane..studia vero? Studia la storia?”
“La storia non mi interessa..”
“Male, male! Sa chi ha dato il voto alle donne? Sa qualcosa della nostra politica passata?”.
Ero in trappola. Speravo che un piccione impietosito mi facesse la cacca addosso, così mi sarei alzata per cercare una fontanella. Ma non potevo allontanarmi: con il cellulare scarico non sapevo come avvertire il Koteko dei miei movimenti.
“Signorina deve sapere che, all’inizio della nostra Repubblica, Alcide De Gasperi…”
Ho passato un’ora a parlare con questo signore. Pochi minuti dopo l’inizio della nostra conversazione è arrivato il Koteko e abbiamo aperto una discussione a tre. Non mi è mai capitato di incontrare una persona anziana così colta. E aggiornata, informata e sensibile ai temi dell’attualità e dei giovani.
Mente aperta, cervello attivo, magazzino di esperienza e di dati. Uno diverso dai vecchi che ti vogliono dire la loro versione della guerra o quanto fanno schifo i mezzi pubblici.
Mi sono alzata da quella panchina provando un senso di piena soddisfazione e ho stretto la mano a questo signore. Rimpiango di non avergli chiesto il nome, mi piacerebbe incontrarlo di nuovo e intervistarlo.
Ogni tanto ripasso nel parco alla stessa ora, ma lui non c’è.
Scrivo queste parole e ripenso a quella mattina. Non mi piace parlare con gli estranei, ancor meno con i vecchi. E’ stata la classica scena dell’anziano che si siede vicino a te e vuole chiacchierare, tu che ti guardi intorno per cercare qualcuno che conosci e che ti venga a salvare. Tu che giri gli occhi per far capire a chi sta intorno “Io non lo conosco, povero/a me”.
Eppure a volte succede quello che non ti aspetti, succede che ti trovi davanti a una persona speciale, che sa conquistarti con quello che dice.
Per tutti gli altri casi procuratevi un piccione addestrato.
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