Noi e la Terra

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Ritenuta la necessita’ ed urgenza di dettare norme che dispongono una distribuzione delle risorse stanziate per l’anno 2008 per la qualita’ del sistema universitario, tenendo conto dei risultati dei processi formativi e delle attivita’ di ricerca scientifica, nonche’ della efficacia ed efficienza delle sedi didattiche;

Ritenuta la necessita’ ed urgenza di disciplinare, in attesa del riordino organico dei criteri di reclutamento dei professori universitari, le procedure relative ai concorsi di imminente espletamento, secondo criteri di trasparenza, imparzialita’ e di valorizzazione del merito;

Ritenuta la necessita’ ed urgenza di assicurare immediate risorse aggiuntive per garantire l’esercizio del diritto allo studio, in attuazione dell’articolo 34 della Costituzione;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 6 novembre 2008;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

Emana

il seguente decreto-legge:

Art. 1.

Disposizioni per il reclutamento nelle universita’ e per gli enti di ricerca

1. Le universita‘ statali che, alla data del 31 dicembre di ciascuno anno, hanno superato il limite di cui all’articolo 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, fermo restando quanto previsto dall’articolo 12, comma 1, del decreto-legge 21 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, non possono procedere all’indizione di procedure concorsuali e di valutazione comparativa, ne’ all’assunzione di personale.

2. Le universita’ di cui al comma 1, sono escluse dalla ripartizione dei fondi relativi agli anni 2008 - 2009, di cui all’articolo 1, comma 650, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

3. Il primo periodo del comma 13, dell’articolo 66 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e’ sostituito dai seguenti: «Per il triennio 2009-2011, le universita’ statali, fermi restando i limiti di cui all’articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, possono procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di personale nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa al personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell’anno precedente.
Ciascuna universita’ destina tale somma per una quota non inferiore al 60 per cento all’assunzione di ricercatori a tempo determinato e indeterminato e per una quota non superiore al 10 per cento all’assunzione di professori ordinari.
Sono fatte salve le assunzioni dei ricercatori per i concorsi di cui all’articolo 1, comma 648, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nei limiti delle risorse residue previste dal predetto articolo 1, comma 650.».
Conseguentemente, l’autorizzazione legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle universita’, e’ integrata di euro 24 milioni per l’anno 2009, di euro 71 milioni per l’anno 2010, di euro 118 milioni per l’anno 2011 ed euro 141 milioni a decorrere dall’anno 2012.

4. Per le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei professori universitari di I e II fascia della prima e della seconda sessione 2008, le commissioni giudicatrici sono composte da un professore ordinario nominato dalla facolta’ che ha richiesto il bando e da quattro professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione.
L’elettorato attivo e’ costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando.
Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all’universita’ che ha richiesto il bando.
Ove il settore sia costituito da un numero di professori ordinari pari o inferiore al necessario, la lista e’ costituita da tutti gli appartenenti al settore ed e’ eventualmente integrata mediante elezione, fino a concorrenza del numero necessario, da appartenenti a settori affini.
Il sorteggio e’ effettuato in modo da assicurare, ove possibile, che almeno due dei commissari sorteggiati appartengano al settore disciplinare oggetto del bando.
Ciascun commissario puo’, ove possibile, partecipare, per ogni fascia e settore, ad una sola commissione per ciascuna sessione.

5. In attesa del riordino delle procedure di reclutamento dei ricercatori universitari e comunque fino al 31 dicembre 2009, le commissioni per la valutazione comparativa dei candidati di cui all’articolo 2 della legge 3 luglio 1998, n. 210, e all’articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230, sono composte da un professore ordinario o da un professore associato nominato dalla facolta’ che ha richiesto il bando e da due professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione.
L’elettorato attivo e’ costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando.
Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all’universita’ che ha richiesto il bando.
Il sorteggio e’ effettuato in modo da assicurare ove possibile che almeno uno dei commissari sorteggiati appartenga al settore disciplinare oggetto del bando.
Si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui al comma 4.

6. In relazione a quanto disposto dai commi 4 e 5, le modalita’ di svolgimento delle elezioni, ivi comprese ove necessario le suppletive, e del sorteggio sono stabilite con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca avente natura non regolamentare da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
Si applicano in quanto compatibili con il presente decreto le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117.

7. Nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, la valutazione comparativa e’ effettuata sulla base dei titoli e delle pubblicazioni dei candidati, ivi compresa la tesi di dottorato, utilizzando parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, avente natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.

8. Le disposizioni di cui al comma 5, si applicano, altresi’, alle procedure di valutazione comparativa indette prima della data di entrata in vigore del presente decreto, per le quali non si sono ancora svolte, alla medesima data, le votazioni per la costituzione delle commissioni.
Fermo restando quanto disposto al primo periodo, le eventuali disposizioni dei bandi gia’ emanati, incompatibili con il presente decreto, si intendono prive di effetto.
Sono, altresi’, privi di effetto le procedure gia’ avviate per la costituzione delle commissioni di cui ai commi 4 e 5 e gli atti adottati non conformi alle disposizioni del presente decreto.

9. All’articolo 74, comma 1, lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole: «personale non dirigenziale» sono inserite le seguenti: «, ad esclusione di quelle degli enti di ricerca,».


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Cari Allieve e Allievi del Politecnico di Milano,

In questi giorni ho ricevuto molti messaggi da parte Vostra. In essi vi sono domande volte a cercare di comprendere meglio la attuale situazione, sono espresse preoccupazioni per il futuro di Voi giovani e del nostro Ateneo.

Siamo tanti, più di 2.500 fra docenti, tecnici e amministrativi, quasi 40.000 gli allievi: non possiamo certo riunirci tutti.

Userò quindi il web per mettere a Vostra disposizione quello che so e che ho imparato in questi anni, presentandovi soprattutto i punti che non sempre appaiono chiari nel confuso dibattito che i media ci presentano. Cercherò di individuare i vostri dubbi e di rispondere alle vostre domande. Presenterò le mie opinioni e il percorso che stiamo intraprendendo, terminerò con alcune conclusioni.

I decreti Gelmini

Sulla stampa, in molti striscioni, nelle manifestazioni si richiamano due realtà completamente diverse: la proposta del Ministro Gelmini sulla Scuola elementare e la legge 133/08 relativa al contenimento della spesa pubblica, il cui testo ricalca le proposte del Ministro Tremonti.

Vi intratterrò soltanto sulla seconda che riguarda anche le Università.

La legge 133/08 sul contenimento della spesa riguarda tutte le amministrazioni pubbliche, dai Ministeri alle Regioni, dai Comuni alla Polizia, dalle Università a tutte gli innumerevoli enti che sono prevalentemente finanziati dallo Stato.

Le riduzioni previste sono indistinte e colpiscono indiscriminatamente, senza considerare le differenze di funzioni, compiti e risultati delle varie tipologie di amministrazioni.

Per quanto è relativo alle Università statali come la nostra, le due conseguenze più rilevanti di questa legge approvata prima dell’Agosto 2008 sono le seguenti:

  • una riduzione del finanziamento statale al sistema universitario (FFO = Fondo di Finanziamento Ordinario) a partire dal bilancio 2010 (quindi dal 1 gennaio 2010);
  • la drastica riduzione del turn over (ogni 10 persone che vanno in pensione, ne possono entrare soltanto 2 fino al 2012 e poi 5 dal 2013)
  • la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto privato.

Il Finanziamento statale del sistema universitario

Ogni anno la Finanziaria stabilisce l’ammontare del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), cioè i soldi che vanno al Sistema Universitario statale. Questa somma è a disposizione del Ministero che la ridistribuisce fra i differenti Atenei. La somma è cresciuta dal 1995 al 2005 ed è praticamente stazionaria da tre anni. Vale oggi circa 7 Miliardi di euro. La legge prevede una riduzione di circa il 20% in tre anni di tale somma senza considerare che, nel nostro Paese, il finanziamento alle Università è fra i più bassi di Europa. (Basta guardare i dati dell’OCSE).

Bisogna combattere affinché tale riduzione non avvenga: ciò è reso difficile non solo dalla situazione economica mondiale che sta peggiorando di giorno in giorno, ma anche dalla disuniformità e dalla credibilità attuale del sistema universitario.

Vi sono Atenei che hanno utilizzato bene la loro autonomia ed altri meno bene.

Vi sono Atenei che hanno investito per migliorare i servizi agli studenti e le infrastrutture di ricerca, altri hanno soltanto assunto persone, talvolta calpestando il merito di altre.

Ma non si può fare di tutta l’erba un fascio, altrimenti si finisce col dire che nulla funziona.

Gli effetti del taglio di finanziamento possono essere ricondotti a due tipologie differenti.

La prima riguarda quegli Atenei che hanno esagerato nelle assunzioni di personale ed oggi hanno un costo del personale che praticamente mangia tutta la loro dotazione statale (forse avete sentito dire che il rapporto fra spese di personale e FFO di ogni Ateneo non dovrebbe superare il 90%, che vi sono Atenei che hanno superato tale rapporto, che con gli adeguamenti stipendiali questo rapporto continuerà ad aumentare). Questi Atenei, se la legge venisse mantenuta inalterata, sono destinati, chi subito, chi fra due - tre anni a fallire perché non saranno più in grado di pagare i loro dipendenti.

La seconda riguarda quegli Atenei, come il nostro, che, pur avendo aumentato negli anni il loro personale docente, tecnico e amministrativo, sono stati attenti a non caricarsi da impegni di spesa troppo onerosi (il Politecnico di Milano ha spese fisse di personale pari al 67% di FFO a fronte di una media nazionale dell’86%) ed hanno utilizzato la differenza per investimenti in attrezzature, infrastrutture, creazione e miglioramenti dei servizi offerti. Di fronte a un taglio di finanziamento statale, questi Atenei non sono condannati al fallimento, ma dovranno ridurre spese e servizi.

Chi, come noi, ha già fatto ogni tipo di razionalizzazione e di economia, dovrà cercare, in tutti i modi possibili, di mantenere la qualità di tutti quei servizi che vi fanno apprezzare il nostro Ateneo.

Io confido che, a meno di cataclismi economici, il Governo dovrà rivedere le sue decisioni, almeno nei riguardi di quegli Atenei che hanno dimostrato di saper bene gestire le risorse loro assegnate.

Se insisterà nella sua decisione, vorrà dire che il Governo desidera uccidere le nostre università, portando il nostro Paese a diventare vassallo di altre Nazioni, in particolare di quelle che molto stanno investendo in formazione e ricerca.

La riduzione del turn over

La riduzione imposta dalla legge per il turn over nasce forse da un ragionamento meramente economico, ma non considera le conseguenze che sono devastanti per tutti.

Il ragionamento è il seguente: riduciamo le persone, così riduciamo il costo degli stipendi e quindi compensiamo con tale riduzione il minor finanziamento. A supporto di tale ragionamento si portano i difetti del sistema: modalità di reclutamento non sempre irreprensibili, proliferazione di corsi di laurea istituiti per soddisfare più gli interessi dei docenti che le necessità formative degli allievi, scarsa presenza dei docenti negli Atenei, incapacità di auto governarsi correttamente, autoreferenzialità e mancanza di valutazione dei risultati.

In fondo si è contribuito a creare uno slogan che purtroppo sta attecchendo nella opinione pubblica: le amministrazioni pubbliche sono costose e inefficienti, l’università è una amministrazione pubblica, quindi la università è inefficiente e sprecona.

E’ un ragionamento che combatto da 5 anni e che non è facile da contestare perché l’opinione pubblica è sempre più attenta agli aspetti negativi che le vengono presentati che a quelli positivi. Basta una truffa a un test di medicina in un Ateneo per dire che tutti gli Atenei stanno truffando, basta una assunzione chiacchierata per dire che tutti i concorsi universitari sono truccati, basta dire che una università ha scoperto un buco nel suo bilancio per dire che il sistema delle università pubbliche è fallito.

Il gusto della generalizzazione purtroppo ormai caratterizza tutti, molti si accontentano di soli slogan, pochi amano ancora conoscere prima di parlare.

La legge è devastante perché colpisce tutti indiscriminatamente e ingiustamente. Chi ha limitato il numero di assunzioni, chi ha fatto una programmazione attenta dei ricambi generazionali viene colpito irrimediabilmente.

La legge colpisce drammaticamente tutti i giovani che oggi collaborano a vario titolo con i docenti (dottorandi, post doc, assegnisti di ricerca) e che contavano un giorno non troppo lontano di entrare in una posizione stabile in università.

In definitiva si deve combattere per modificare la decisione legislativa perché è profondamente ingiusta, perché taglia le gambe al ricambio generazionale, perché colpisce le aspettative dei giovani, perché va esattamente nel senso contrario al riconoscimento del merito, perché indebolisce in modo irreversibile l’università che, senza l’immissione di giovani, diventerà vecchia e obsoleta nel giro di pochi anni.

La possibilità di trasformare le università in Fondazioni

E’ stato detto in molti interventi che l’articolo di legge che consente alle università statali di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato e non dice come e con la partecipazione di chi, che è talmente vago da essere non attuabile, che, con esso, si annuncia un cambiamento di strategia da parte del Governo nei riguardi del sistema della formazione e della ricerca italiano.

Vediamo di ragionarci un attimo. Un Ateneo potrebbe trasformarsi in fondazione se, accanto allo Stato, intervenissero dei partner privati disposti a sostenere economicamente l’Ateneo.

L’On. Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, si è chiesto recentemente in un convegno: dove si può trovare un imprenditore così pazzo da caricarsi l’onere di contribuire finanziariamente alle spese correnti di un Ateneo o di una Scuola che, per definizione, non sono in grado di restituire utili? Quale privato può investire a fondo perduto?

Si potrebbe pensare a una Fondazione che veda Stato, Regione, Provincia, Comune insieme a Fondazione Bancarie e Associazioni varie. Ci si dimentica che è necessario una quota di contribuzione privata maggiore del 50% per rendere “privata” una fondazione e quindi per renderla indipendente dalle regole imposte dal contenimento della spesa pubblica (i famosi parametri di Maastricht).

E’ oggi impensabile che le Fondazioni bancarie si sostituiscano in larga misura allo Stato per finanziare annualmente il sistema della formazione e della ricerca e quindi gli Atenei.

Non vi sono altre alternative: in tutto il mondo le Università funzionano perché ricevono il loro prevalente fabbisogno finanziario o dalla Collettività Sociale o dalla contribuzione diretta degli Allievi. Nel primo caso l’Università si caratterizza come pubblica, nel secondo come privata (in Italia la prima è denominata statale, la seconda non statale).

Il primo modello considera prevalente il vantaggio di avere formazione e ricerca a servizio della competitività della intera Comunità sociale. Il secondo modello considera prevalente il vantaggio del singolo (allievo o impresa) che riceve la possibilità di incrementare la propria competitività personale.

In Europa è sicuramente prevalente il primo modello tanto che la quasi totalità di studenti universitari frequentano università pubbliche (in Italia sono oggi il 94%).

Cosa fare

Resta un anno per cercare di rovesciare la situazione e certamente non si possono aspettare gli ultimi mesi del 2009 per riuscirvi. D’altra parte è evidente che azioni non coordinate non possono che essere inutili e controproducenti.

Credo che ognuno, prima di partecipare ad una qualsiasi iniziativa, dovrebbe ragionare non in base ai propri sentimenti, bensì valutando razionalmente le possibili conseguenze.

Mi spiego con un esempio: le attuali manifestazioni spontanee possono essere considerate esaltanti da chi vi partecipa per il loro forte impatto mediatico, ma il monitoraggio delle loro conseguenze sembra dimostrare che nella opinione pubblica sta crescendo il fastidio e quindi il rafforzamento delle posizioni più contrarie alla nostra università. Ciò rende ancora meno condiviso dalla maggioranza dell’opinione pubblica il tentativo di mitigare gli effetti della legge e di mantenere pubblico il nostro sistema universitario. Rende invece più condiviso qualsiasi atto teso a penalizzare i nostri Atenei.

Quello che bisogna fare subito, tutti insieme, riguarda soprattutto la politica interna degli Atenei. E’ quanto mai necessario che ogni Ateneo risponda, il più rapidamente possibile, alle critiche che vengono mosse in modo generalizzato, o per dimostrare di esserne esente o per modificare i propri comportamenti.

Quali sono queste critiche?

  1. Le Università sono accusate di aver prolificato i corsi di laurea e gli insegnamenti per favorire i desideri dei docenti. Si deve rimodulare la didattica in modo da erogarla sempre più all’insegna del principio della effettiva centralità della formazione dell’allievo e delle sue concrete possibilità di trovare sbocchi lavorativi soddisfacenti.
  2. Le Università sono accusate di dissipare tempo e soldi in una ricerca inutile e costosa che serve soltanto alla carriera accademica di chi la produce. Si deve promuovere una ricerca sempre più al servizio della competitività internazionale del nostro Paese e quindi ci si deve battere affinché il Governo promuova il riconoscimento della qualità e del merito a seguito di valutazioni attendibili, analoghe a quelle ormai abituali in molti paesi europei.
  3. Le Università sono accusate di seguire processi poco trasparenti nel reclutamento dei giovani e nell’avanzamento di carriera dei docenti. Si deve promuovere un sistema di valutazione che porti a una qualità certificata da parametri obiettivi e procedure innovative nel reclutamento dei docenti e dell’inserimento dei giovani.
  4. Le Università sono accusate di aver prolificato a dismisura le loro sedi didattiche. Si deve promuovere una revisione della distribuzione a livello regionale o macroregionale della propria offerta formativa e della ricerca nell’interesse dei territori, anche sviluppando interazioni ed integrazioni forti tra Atenei in un’ottica di complementarietà;
  5. Le Università sono accusate di avere una visione corporativa nelle proprie modalità di governo. Bisogna testimoniare l’impegno di modificare il proprio assetto di governance interno per evitare derive autoreferenziali attraverso una netta separazione tra funzioni di indirizzo delle attività didattiche e scientifiche, e responsabilità di gestione delle risorse;
  6. Le Università sono accusate di non riuscire a verificare l’impegno dei propri docenti nella didattica e nella ricerca. Ci si deve attivare per garantire sempre di più il rispetto di un codice etico di comportamento, anche misurando la produttività dei propri docenti.

Allora cosa fare verso l’esterno?

  1. Bisogna combattere per convincere tutti gli Atenei ad attivarsi in queste direzioni.
  2. Bisogna combattere perché alcuni imbocchino questa strada fin da subito, nella speranza di essere di esempio per gli altri.
  3. Bisogna mettersi in discussione di fronte al Paese all’insegna della trasparenza e dell’obiettività.
  4. Bisogna essere disponibili a confrontarsi con esperti del Ministero dell’Economia e delle Finanze sui propri bilanci e sui criteri di gestione adottati, superando ogni forma di autoreferenzialità.

Come vedete bisogna imboccare una strada stretta, difficile e in salita che richiede l’impegno di tutti e soprattutto il rispetto delle Istituzioni di appartenenza.

Il Politecnico di Milano, insieme ad altri Atenei, può già dimostrare di essere esente da molte delle critiche che vi ho sopra riportato e di aver già preso la decisione di attuare processi che gli consentano ulteriori miglioramenti.

Noi, Rettori di questi Atenei, abbiamo il compito di combattere su diversi tavoli per fare in modo che il Governo possa riconoscere la utilità di queste azioni, per convincerlo a stipulare un “patto di stabilità”, cioè un accordo di programma individualizzato Ateneo per Ateneo, che accordi un finanziamento dignitoso a fronte di precisi obiettivi da raggiungere nella didattica, nella ricerca, nella gestione.

Conclusioni

Insieme ad altri Rettori sto combattendo in tutte le direzioni che Vi ho delineato, ho bisogno dell’appoggio di tutti e soprattutto di Voi allievi.

Se dovessero arrivare dal Governo segnali precisi di non disponibilità alla discussione sulla base delle linee che Vi ho indicato, allora sarà chiara la sua volontà di penalizzare anche gli Atenei più aperti al cambiamento ed i loro Rettori saranno costretti ad assumere tutte le iniziative necessarie per evitare la catastrofe dell’intero sistema universitario pubblico del Paese.

Non possiamo perdere la battaglia volta a migliorare la competitività internazionale del nostro Paese, competitività necessaria per assicurare un futuro a tutti Voi.

Resto a Vostra disposizione per approfondire i temi che più Vi interessano, per confrontarmi con Voi, convinto che soltanto attraverso il dialogo possiamo costruire un futuro sempre migliore del nostro Ateneo.

Giulio Ballio
Rettore


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Vergogna

da phantom, in Noi e la Terra | 29 Ottobre 2008 @ 22:53 | 4 commenti


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La protesta studentesca contro i tagli indiscriminati all’Università e alla Scuola è, com’è ovvio in questi casi, partita d’istinto, con rabbia e passione.

Questo ha causato una certa etegeroneità nelle proteste, inizialmente, con slogan non proprio azzeccati e imprecisioni di vario tipo, che chiaramente sono state prontamente sottolineate e cavalcate dai nostri cari Governanti, che proprio scemi, su certe cose, non sono.

Quindi mi è sembrato necessario fare chiarezza su alcuni punti, affinché chi (giustamente) protesta possa evitare di fare brutta figura qualora intervistato, o anche semplicemente dare informazioni corrette a chi, un po’ tra le nuvole, gli chieda per cosa si protesta.

Partiamo da una frase tipica dei rappresentanti del Governo in carica:

Nel Decreto Gelmini non si parla di Università

Vero. A qualche lettore parrà sicuramente strano, come fu per me quando tornai a casa dopo la prima assemblea e andai a cercare gli articoli su Università e Ricerca.

Potete consultarlo voi stessi, e vedere che solo l’articolo 6 e 7 trattano di argomenti relativi all’Università, e sono forse gli unici non espressamente contestati dal movimento NO GELMINI.

Il saggio indica la Luna e lo stolto osserva il dito

Cos’è successo? Semplice: non è il decreto Gelmini a causare danni al sistema Universitario e alla Ricerca, bensì l’ex Decreto 112, divenuto Legge 133, proposto dal Ministro Tremonti e approvato dalla maggioranza il 28 Agosto.

La legge 133 è una finanziaria, composta da 85 articoli di cui quattro o cinque legati all’Università e alla Ricerca.

Avrete notato che in televisione non si fa altro che sottolineare questa incongruenza, facendo finta di non capire, e senza contestare poi il contenuto della protesta, cioè i tagli al Fondo e il blocco delle assunzioni.

Ma è nostro dovere di studenti e di cittadini essere informati per poter contestare il miliardo e mezzo di euro in meno che le Università avranno nel 2013, e le tantissime assunzioni in meno che vi saranno da qui a 5 anni.

Vi invito a leggere direttamente, quindi, gli articoli della Legge 133, che abbiamo pubblicato e reso un poco più leggibili in questo articolo.

Seguiranno successive analisi, anche coadiuvate dai risultati dei vari Gruppi di Studio formatisi in credo ogni facoltà della Sapienza (e mi auguro anche delle altre Università), per capire veramente ciò che sta succedendo e non permettere più loro di ignorare l’ingombrante Luna che gli indichiamo, in migliaia.


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Si chiamava Lilla

da phantom, in Noi e la Terra | 18 Ottobre 2008 @ 22:21 | 3 commenti

I miei nonni sono agricoltori in Calabria, e fin da piccola ho imparato a conoscere e ad affezionarmi agli animali, a vederli vivere in libertà, a rispettare i loro tempi, a non trattarli come giocattoli e a convivere con loro. Ogni estate partivo per la Calabria da giugno a settembre e mia nonna mi faceva trovare cuccioli sempre diversi. Ho cresciuto cani, gatti, conigli, caprette, galline, anatre, maialini, vitelli. Ma non come una bambina viziata che vuole il pupazzo per un giorno. Mi prendevo cura di loro e non mi azzardavo a strapazzarli. E quando tornavo a Roma avevo sempre nostalgia di loro, fino a quando non li rivedevo l’estate successiva.

Non ho mai chiesto ai miei genitori di farmi avere a Roma un cane o un gatto, ho sempre pensato che avessero bisogno di spazi aperti, di indipendenza e libertà, come dai nonni.

Un giorno di sette anni fa andai con una mia amica in un negozio di animali e vidi in una gabbia un porcellino d’india pelosissimo, dagli occhioni dolci. Lo portai via, tutto tremolante, in una scatola di cartone e il giorno dopo aveva già la sua gabbia con il fieno, frutta fresca, acqua e verdura.

Non so se avete mai avuto la fortuna di avere un animaletto a casa. In compagnia della mia porcellina (era femmina) ho trascorso gli anni del liceo e questi dell’università. Non sono riuscita a trovarle mai un nome che mi piacesse. In famiglia l’abbiamo sempre chiamata con nomignoli temporanei. Finché uno non è stato usato più degli altri: Lilla. Banale, convenzionale e usato per i cani. Ma a noi piaceva, e così lei è diventata Lilla.

Lilla fischiava, saltava, faceva le feste quando rientravamo a casa. Le piacevano le coccole ed era una cicciona golosa. Sapeva riconoscere il rumore del frigorifero che si apriva e quello delle buste di insalata e faceva il suo verso finché non ne riceveva una foglia. Ogni volta che le pulivamo la gabbia, si faceva lunghe passeggiate sul terrazzo per sgranchirsi le zampe e poi quando era stanca si avvicinava a noi per rientrare in casa. Mio padre le fischiava e lei rispondeva, mia madre la chiamava e lei iniziava a saltare. Da me voleva le coccole, da mia sorella il cibo.

Una settimana fa la abbiamo trovata immobile nella gabbia, con la testa bassa. Non voleva mangiare né bere e non fischiava più. Siamo corsi in una clinica di pronto soccorso, ci hanno dato vitamine e antibiotico e l’hanno mandata via. Dopo alcuni giorni l’abbiamo fatta ricoverare perché peggiorava.

La mia Lilla non c’è più. Stamattina l’ho seppellita in un grande parco, tra un cespuglio di more e un grande albero, sotto uno strato di terra umida e soffice che si asciugava sotto un bel cielo azzurro.

Non ho rimpianti, è stata sempre trattata con ogni riguardo, con affetto. L’unica cosa che cambierei se potessi tornare indietro è che non l’avrei fatta morire nella clinica, ma a casa sua, con noi a coccolarla.
Se solo avessi fatto in tempo.

Adesso mi manca. Mi manca tutto di lei, mi manca che non sia qui con me a farmi arrabbiare, a farmi aprire il frigorifero ogni due minuti per darle da mangiare. Mi sembra impossibile averla persa.

Ma quando passerà la tristezza voglio ricordarla con un sorriso, e con il pensiero rivolto al suo dolce musetto che annusa l’aria mentre dico il suo nome.

Lilla.


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Monaco è una spendida città. Sia che le tue intenzioni siano quelle di bere ottima birra fino a scoppiare o di visitare una cittadina immersa nel verde, pulita e dai molti monumenti, Monaco è un’ottima meta di viaggio.

Tuttavia, non basta desiderare di andarci, bisogna organizzarsi. Prenotare in anticipo, decidere il periodo. Aereo o treno? E una volta arrivati?

Cercherò di riassumere tutto ciò che ho sperimentato, nel bene e nel male, in questi cinque giorni a Monaco.

La preparazione del viaggio

E’ molto meglio prenotare, come per qualsiasi altro posto turistico, molto prima, anche due/tre mesi se possibile. Soprattutto se si vuole partire tra settembre e ottobre, durante l’Oktoberfest.

Questo, chiaramente, per trovare buone tariffe con i voli low cost, ma anche quelli di linea durante le promozioni. Lufthansa ad esempio ha fatto un’ottima offerta, Europa a 99€. Con quella cifra è prevista l’andata e il ritorno in molte città d’Europa, tra cui Monaco.

La stessa regola vale per gli hotel, prima si prenota più facilmente si troveranno ottime tariffe. Ho già scritto un articolo su booking.com, ottimo servizio di prenotazioni online, che vi consiglio vivamente.

Personalmente vi consiglio il Derag Hotel Prinzessin Elizabeth, a quattro stelle ma dotato di alcuni appartamentini che, per un minimo di 5 notti, hanno dei prezzi molto più abbordabili delle camere singole o doppie. Ad esempio noi eravamo in tre, nell’appartamento Maisonette Comfort, 40 m² su due piani ma situato all’interno dell’hotel, come fosse una camera; angolo cottura, due divani, tavolino, frigorifero, bagno con vasca e asciuga capelli…

Costo? 300€ a persona, per 5 notti (e, quindi, 6 giorni normalmente). Consumi di ogni tipo (acqua, elettricità, gas) inclusi ovviamente :)

L’avere una cucina permette di risparmiare molto sul cibo, considerando che a fianco dell’Hotel c’e’ un market con costi in linea con quelli italiani.

Se scegliete, comunque, l’aereo per il viaggio, vi consiglio di leggere sempre attentamente le regole per il bagaglio normale e quello a mano. Al ritorno ho lasciato per sbaglio la nutella nello zaino e l’ho dovuta buttare :(

Anche l’acqua, tuttavia, non può essere portata nel bagaglio a mano. Sul sito di Lufthansa comunque sono abbastanza precisi, ma in caso non siate sicuri chiedete al personale dell’aereoporto prima di fare il check-in!

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Tendenzialmente in Italia la cultura di Sinistra (ma anche di Destra, se è per questo, tranne qualche singola eccezione) è statalista. Questo significa aziende statali, ma anche la tendenza a salvare grandi compagnie in difficoltà con liquidità dello Stato, quindi con i soldi dei cittadini.

L’idea (innocente) è buona: il Popolo, per mezzo dello Stato, controlla i maggiori impianti industriali ed economici nazionali, evitando così di venire sfruttato. Lo Stato comprende quali sono i settori che hanno bisogno di un sostegno economico, in un dato momento, e con i soldi del Popolo risana la situazione.

Le tre “Grazie”

FIAT, Telecom e Alitalia, se questo sistema funzionasse, sarebbero oggi dovute essere delle aziende di prim’ordine, pienamente in grado di affrontare qualsiasi crisi mondiale.

La FIAT è un’ottima azienda, dal 2001. Anno in cui ha smesso di ricevere finanziamenti statali. Più precisamente, è Marchionne, dal 2004, che le ha permesso di arrivare dove è ora.

La nostra azienda automobilistica ha rischiato seriamente il fallimento nel decennio che va dagli anni ‘90 al 2000, eppure durante l’amministrazione di Vittorio Ghidella, tra gli anni ‘80 e ‘90, era arrivata ad avere ottimi fatturati.

E’ sotto gli occhi di tutti che Telecom, da quando ha perso l’appoggio statale e la concorrenza ha potuto farsi valere, sta finalmente cominciando a darsi da fare con offerte oneste e servizi piano piano meno schifosi. Ma il marcio ancora c’è, e ce ne sarà per molto tempo. Credo che solo in Italia ci possa essere un Manager così.

E Alitalia. Questo patata bollente che rischia, oggi, di mandare a casa migliaia di lavoratori. Dovremmo nazionalizzarla? E farla tornare a essere un terribile peso sulle finanze statali, e di conseguenza sulle nostre tasche?

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Dipingiamo i tetti di bianco

da phantom, in Noi e la Terra | 16 Settembre 2008 @ 22:12 | nessun commento

Secondo uno studio del Lawrence Berkeley National Laboratory presso la University of California, se la superficie dei tetti degli edifici degli USA fosse di colore bianco - per riflettere i raggi del sole invece di assorbirli - si ridurrebbero del 20% i consumi dovuti all’aria condizionata.

Se invece i tetti bianchi fossero presenti in tutto il mondo, e se anche le strade fossero bianche, si ridurrebbero le emissioni di gas serra per un totale di circa 44 miliardi di tonnellate all’anno. Di sicuro un passo avanti per la stabilizzazione delle crescenti emissioni di CO2.

Un accordo mondiale volto a rendere tutti i tetti bianchi, potrebbe essere una alternativa ai trattati di Kyoto, secondo gli scienziati che hanno condotto la ricerca. “Con l’installazione di tetti e strade di colore chiaro nelle città di tutto il mondo, non ci sarebbe bisogno di negoziati delicati tra le nazioni per quel che riguarda la limitazione dei tassi di emissione di CO2 di ogni paese”.

E’ una di quelle soluzioni dettate dal buon senso che non richiede una tecnologia avanzata, e che può essere utile sia al risparmio energetico, sia al riscaldamento globale. Soluzione che da secoli è usata, ad esempio, in molti paesi che si affacciano sul Mediterraneo, non senza una ragione.

Pensare ad una città come Roma, interamente colorata di bianco mi fa rabbrividire, ma se questo può far abbassare la febbre del nostro pianeta, ben venga. Ancora meglio sarebbe rivestire i tetti di pannelli solari, per catturare e convertire l’energia che altrimenti andrebbe dissipata.

Una domanda però sorge spontanea.. se d’estate risparmiamo sui condizionatori, d’inverno quanta energia consumiamo per difenderci dal freddo di abitazioni bianche?


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I paradossi del commercio globale

da Fierabras, in Noi e la Terra | 1 Settembre 2008 @ 10:00 | 5 commenti

Circa verso metà agosto mi sono collegato ad Amazon, desideroso di vedere se riuscivo a trovare un libro spagnolo praticamente introvabile nelle librerie nostrane: qualche ricerca rapida, ed eccolo qui. Sfoglio i venditori, e trovo subito quello che lo vende al prezzo più ragionevole, così chiudo la compravendita e comincia l’attesa.

Passano giorni e giorni, e ancora nulla. Mi dico “sarà che i corrieri internazionali ci mettono tanto sempre”, ma nella mia ingenuità continuo a domandarmi come faccia un libro stampato in Spagna, quindi relativamente vicino, a metterci così tanto per giungere a destinazione.

Passano due settimane, e finalmente il postino suona al citofono. Tutto contento scendo, prendo il pacco, salgo a casa ma mentre sto per scartarlo noto un particolare: il pacco giunge da Auckland, Nuova Zelanda.

“Un libro stampato a Barcellona me l’hanno fatto venire dall’altra parte del mondo??”, mi chiedo, ma non è così difficile spiegarsi il perché, dopotutto.

Io ho richiesto quello che costava meno nella lista, e Amazon me lo ha fornito, indipendentemente da dove fosse situato. Il che significa che oltre alla decina di dollari che è costato il libro, bisogna aggiungerci il costo in termini di carburante e ambiente (salato quindi, data la distanza), aggiuntosi al momento dell’imbarco del libro “meno caro” dal suo magazzino, situato in Nuova Zelanda.

Probabilmente se ci fosse stata più trasparenza riguardo la reale provenienza del libro, non lo avrei mai preso. Ma giustamente Amazon (dome tutte le altre compagnie di vendita on line) si adatta alla mentalità dell’uomo comune, a cui non importa nulla se per spendere 3 dollari in meno si fa venire il libro dall’altra parte del mondo e si dilapidano risorse ambientali ed energetiche in modo assolutamente inutile, e dunque non fornisce un’informazione di fatto non interessante per l’utente medio.

E’ il business, bellezza.


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Nella rete dell’indifferenza

da Fierabras, in Noi e la Terra | 31 Agosto 2008 @ 08:00 | nessun commento

Una domanda mi gira per la testa da qualche tempo: ci sono vite umane più importanti di altre? Domanda dalla risposta scontata, si direbbe, ma proviamo a fare mente locale. Facciamoci un esame di coscienza, e rispondiamo a una semplice domanda: la morte di 100 iracheni ci colpisce come la morte di 100 italiani? Anche in questo caso la risposta è ovvia, solamente che ammetterla a noi stessi ci fa vergognare (o meglio, ci dovrebbe far vergognare).

La risposta più comune a questa questione è una specie di giustificazionismo su base antropologica: è normale, si dice, che si sia emotivamente più coinvolti dal proprio gruppo nazionale, etnico, religioso o culturale. Non ne sarei così convinto. Ricordiamo ancora tutti la tragedia immane che ha colpito la Spagna l’11 marzo 2004, con le centinaia di morti di Madrid. Ma è una tragedia più grande di quella di migliaia e migliaia di iracheni morti nello stesso modo? Sia chiaro che non sto puntando a dimostrare che si è esagerato nella commozione per quella tragedia, tutt’altro, ciò che a me sconvolge semmai è il fatto che altre morti possano diventare routine. La banalità del male.

Non esiste nemmeno giustificazione possibile in un discorso qualunquista come “il fatto è che si tratta di fatti lontani e il senso comune non li percepisce nella loro reale drammaticità”. Non è neanche questo.

Perché l’orrore dell’indifferenza ci sorprende tranquillamente anche a “casa nostra”, e ha come aspetto quello di due zingarelle annegate, coperte appena da un telo da mare in attesa dei soccorsi, mentre i turisti intorno osservano la scena mangiando tramezzini e giocando a racchettoni. Una scena talmente sconvolgente da portare l’arcivescovo di Napoli a condannare la tragicità della perdita di qualsiasi amore per la dignità umana.

Ma come si dice, tanto mica erano italiani. E magari volevano pure rubare quelle zingarelle. Due in meno.


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