Informatica Libera

In Finlandia un nuovo supercomputer

da phantom, in Informatica Libera | 15 Novembre 2008 @ 17:41 | nessun commento

Cray Inc. e il CSC (IT Center for Science Ltd) hanno annunciato che il supercomputer Cray del CSC è stato portato a 85 teraflop. Questo fa del Cray XT5 il supercomputer più potente mai prodotto nelle università dei paesi del Nord Europa, e uno dei più veloci supercomputer in tutta l’Europa.

La PRACE (EU’s Partnership for Advanced Computing in Europe) finanzierà un ulteriore aggiornamento che permetterà al Cray di raggiungere un picco di performance fino a 100 teraflop. PRACE, che attualmente comprende 16 paesi, permette agli scienziati e agli ingegneri europei di avere a propria disposizione delle tecnologie all’avanguardia e ad alte prestazioni.
Il supercompurter Cray da 100 teraflop ci metterà un millesimo di secondo per risolvere un problema che l’ESKO, il primo computer finlandese, poteva risolvere in 50 anni.

I ricercatori useranno il supercomputer per risolvere problemi scientifici in tantissimi campi, e ci saranno applicazioni ad esempio nell’ambito dello studio sui cambiamenti climatici, su energie e materiali, nella ricerca medica.

Come sottolinea Kimmo Koski, managing director del CSC, questi due aggiornamenti hanno permesso ai ricercatori e agli ingegneri del CSC di usufruire di tecnologie all’avanguardia e di confermare il loro impegno nella cooperazione a livello europeo.

Ulla Thiel, vice presidente del Cray Europe, ha espresso la propria soddisfazione sul ruolo che si prospetta per il CSC, come centro di eccellenza in cui risolvere i più complessi problemi scientifici grazie alla tecnologia dei supercomputer.


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4Chan e Anonymous (di Arnan)

da koteko, in Informatica Libera | 8 Ottobre 2008 @ 23:53 | 2 commenti

Prima di iniziare questo articolo ho bisogno di fare una piccola premessa.
Internet, come sappiamo, può essere un luogo tanto spaventoso quanto pieno di meraviglie. Tuttavia fino ad oggi non è sicuramente un luogo sicuro. Scrivendo questo articolo infrangerò alcune regole di una web community che dispone di cracker esperti, che nel passato hanno dimostrato di saper rovinare con effetto la identità internet di chiunque. Sono quindi contento che il blog non pubblichi direttamente indirizzo e-mail o simili.

Ok. Dopo questa piccola e insignificante premessa posso cominciare a parlarvi di una della comunità più grandi e assurde del web: 4chan.org. Questo nome probabilmente non vi dirà niente, e anche se provate ad inserirlo nel vostro browser a una prima occhiata vi sembrerà un sito innocuo e dalla grafica antiquata. Ma 4chan è molto di più.


4Chan è il sito che non vi risulterà mai direttamente in una ricerca su Google perchè illegale in parecchi Paesi occidentali.
È il forum, o meglio l’imageboard che ospita la comunità chiamata Anonymous, i cui cracker sono recentemente entrati nel sito di Sarah Palin, l’aspirante vicepresidente repubblicana. Sono gli stessi che nel gennaio 2008 cominciarono ad attaccare Scientology: ne fecero crashare il sito Scientology.org e organizzarono manifestazioni per tutto il mondo davanti alle varie sedi, solitamente indossando una maschera di Guy Fawkes (quella di V per Vendetta, tanto per intenderci) per evitare eventuali querele.

Anonymous è una comunità nata nella sezione Random (casuale) di 4chan. Questa sezione, anche chiamata /b/, riceve per l’appunto post senza praticamente alcuna regola: le immagini e i commenti più assurdi, orribili o orribilmente divertenti che possiate immaginare qui sono di casa. Un modo per descrivere /b/ può essere questo: prendete il politically correct, invertitelo e avrete una vaga idea di quello che può essere /b/. Certo possono valere anche altre definizioni.

/b/ è anche il luogo dove lo spam diventa qualcosa di concretamente strutturato, dove il postare a caso acquista un senso in sè e dove a nessuno importa niente di niente. È il mondo dove tutti sono Anonymous e l’unico scopo sono i “lulz”, termine derivato da “lol”, ridere sguaiatamente.
Anonymous definisce perfettamente il genere di sito in cui state entrando. Anonymous, se vogliamo, è colui che si mette una maschera sulla faccia e perciò si toglie quella sull’anima. In termini schietti, quando nessuno sa chi sei non te ne frega più nulla di quello che scrivi.

Non si sa esattamente quanti utenti conti 4chan: essendo tutti anonimi, non esiste certo un qualche tipo di lista contatti.
Tuttavia può bastare andare su /b/, far caricare la pagina e cliccare ‘Refresh’ immediatamente per farsi un’idea di quanti possano effettivamente essere: la pagina cambierà quasi completamente nello spazio di quel secondo o poco più. Migliaia, sicuramente decine di migliaia, probabilmente centinaia di migliaia di persone.
Non sarebbe esagerato azzardare un milione di visitatori al giorno, tra tutte le sezioni di 4chan.

Una delle più grandi eppure al contempo invisibile comunità internet a livello mondiale.


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Nvidia - I chip difettosi

da phantom, in Informatica Libera | 11 Settembre 2008 @ 22:25 | nessun commento

Martedì è stata depositata una denuncia contro Nvidia, che avrebbe violato le leggi statunitensi nascondendo per molto tempo l’esistenza nelle sue schede grafiche di un grave difetto dei chip.

Secondo quanto dichiarato, il CEO (chief executive officer) Jen-Hsun Huang e il CFO (chief financial officer) Marvin Burkett di Nvidia erano a conoscenza del problema fin dal Novembre 2007, che causava un elevato tasso di rottura dei dispositivi.

Nvidia ha pubblicamente ammesso l’esistenza di questo difetto il 2 Luglio scorso, annunciando di volersi incaricare delle spese per coprire i costi di garanzia provocati ai consumatori dal difetto (circa 200 milioni di dollari). Questa decisione ha causato pesanti ripercussioni economiche all’azienda.

Sottolineando la gravità delle accuse, si è anche detto che la HP aveva rilasciato un aggiornamento del BIOS, per mitigare le conseguenze del problema, ben otto mesi prima dell’annuncio ufficiale agli investitori.

Nvidia dovrà vedersela anche con una probabile class-action.


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La grafica 3d è una cosa che molti credono un concetto inavvicinabile. Complicate operazioni matematiche e trasformazioni matriciali sembrano in grado di spaventare chiunque…E’ quindi il momento di farvi passare la paura.

Qui vi illustrerò come un triangolo viene disegnato a schermo. Con questo semplice concetto potrete poi disegnare a schermo ciò che vorrete visto che tutti gli oggetti sono rappresentabili da triangoli.
Innanzitutto vediamo i concetti di base. Nel nostro mondo virtuale ci occorre un origine, un punto 0.

Matematicamente esso è l’incrocio degli assi. Rispetto a questo punto definiremo le coordinate X, Y e Z del nostro ipotetico mondo virtuale. Avremo dunque 3 punti nello spazio che identificano il nostro triangolo 3d ognuno con le precedenti 3 coordinate che lo collocano nello spazio rispetto all’origine.
Fin qui mi direte: Mamma mia a questo ci arrivavo anche da solo.

Ma come ce lo metto su un o schermo?

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La Cisco System ha confermato di aver stipulato un accordo per rilevare PostPath, l’alternativa open source a Microsoft Exchange.

L’acquisto è costato 215 milioni di dollari e si inserisce nella strategia, annunciata a inizio mese da Cisco, di inglobare progetti che sul mercato occupano una posizione esterna rispetto al business attuale dell’azienda.

PostPath è il software ideale per rispondere alle intenzioni di Cisco di estendere le funzionalità della sua piattaforma collaborativa WebEx, basata sul modello Saas, software-come-servizio, che comprende già instant messaging, videoconferenze, gestione di dati e documenti e applicazioni Web 2.0.

PostPath è basato su software open source tra cui Gnu/Linux (kernel 2.6), Postfix e Samba e andrà ad integrare le funzionalità calendario ed email di WebEx.

Gli sviluppatori hanno dovuto fare reverse engineering dei protocolli Active Directory e MAPI della Microsoft. Protocolli che sono stati aperti in seguito da Redmond su decisione della Commissione Europea, la cui azione favorisce adesso la nascita di nuovi progetti alternativi a PostPath, come OpenChange.

Microsoft Exchange ha attualmente il 65% di share, tuttavia l’acquisto di PostPath da parte di un gigante come Cisco non avrà fatto di certo sorridere Ballmer.

Noi siamo sempre felici quando la concorrenza aumenta, soprattutto quando a beneficiarne sono gli utenti, dal punto di vista della qualità, dell’interoperabilità e del costo del prodotto.


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Molto spesso sul forum di ubuntu-it.org giovani pinguini scrivono topic come “Imparare a programmare” e simili.

La sezione Programmazione ne è ovviamente piena, ed è una cosa bella: mi auguro sempre che su dieci che vogliono iniziare, uno si metta a scrivere software libero.

Girando sul web, ho visto che questa tendenza c’è in qualsiasi community un po’ geek, come c’era su IRC quando bazzicavo anni fa i canali riguardanti Linux e le distribuzioni che usavo, e su qualsiasi forum con ragazzi che si avvicinano all’informatica oltre i videogiochi e l’uso da utente.

Indubbiamente è un argomento che attira molto, ma ci sono una serie di problematiche per chi inizia che spesso decretano il fallimento del tentativo e la successiva rinuncia:

  • Troppe risposte diverse. I consigli degli esperti spaziano dall’Assembler al F#.
  • Incapacità di chi aiuta di comprendere almeno un minimo la psicologia di chi scrive.
    Si assume che sia un geek qualcuno che ha appena installato Ubuntu e ha chiesto aiuto già tre volte per trovare il Solitario, e si consiglia il Logo a chi sta già provando a fare danni con la shell bash.
  • Sovraffollamento di documentazione. Già è difficile per chi inizia scegliere tra dieci manuali diversi, ma se gli esperti ne consigliano ciascuno uno diverso…ci siamo capiti :)
  • Difficoltà per il principiante di essere immediatamente operativo, con alcuni linguaggi e se i consigli non sono adeguati alla sua conoscenza del sistema.

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Non molto tempo fa ho letto di questo progetto appena iniziato, il Progetto Borges, che si propone si scrivere in ruby (quindi multipiattaforma) un gestionale libero per biblioteche.

Io ammiro chi si sforza di scrivere killer application libere che possano far migrare, in futuro, ambienti anche di nicchia al software libero. Purché diventino alternative valide, ovviamente.

Per questo c’è bisogno di sviluppatori. Aiuterei volentieri anche io, ma non conosco il ruby e quel poco che vedo non mi piace particolarmente. Se qualcuno lo conosce può dare una mano, credo che in questo momento abbiano bisogno soprattutto di codice, le idee sembra le abbiano chiare.

Ciò che mi è sempre piaciuto del Software Libero inteso come movimento culturale e sociale, è che ognuno può fare e fa la sua parte. Io scrivo sul blog, e qualcuno leggerà, qualcuno forse si unirà al progetto.

Loro intanto, come tanti altri nel mondo, scrivono codice facendo la loro parte. Magari, un giorno, qualcuno lo tradurrà in più lingue, o riuscirà a farlo installare in qualche biblioteca.

Spero che esista sempre questa spinta dal basso a creare, modificare, condividere, senza preoccuparsi del fatto di venire ripagati in denaro, ma sperando solamente di fare qualcosa di utile e di costruttivo, libero e utilizzabile da tutti.


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Si chiamano SCENICVIEW ECO monitor, e quando sono in modalità power save, non vogliono corrente, a differenza dei normali schermi, che consumano in standby da uno a sei watt.
Sono già in commercio nel nostro continente, e il prodotto ha riscosso l’approvazione dell’Unione Europea perché consentirebbe un notevole risparmio energetico se utilizzato, ad esempio, in tutti gli uffici pubblici degli Stati Membri.

Quando il monitor non riceve più segnali dal computer, uno switch integrato spegne completamente e in modo automatico il display. Quando riceve un nuovo output dal computer, un impulso elettrico fa riaccendere lo schermo.

Gli ECO monitor sono dotati anche della funzione detta DisplayView AutoBright, ovvero di un controllo automatico della luminosità che adatta la luce del monitor a quella dell’ambiente circostante, prevenendo l’affaticamento degli occhi oltre quello delle tasche.

Questo monitor è unico nel suo genere, ma la Fujitsu Siemens non è di certo la sola azienda ad aver investito nella realizzazione di prodotti che puntano al risparmio energetico.

Poco tempo fa abbiamo visto che la LG ha lanciato il FLATRON W2252TE, un monitor da 22 pollici che permette (a detta loro) il 45% di risparmio di corrente, con un consumo di 22 watt.

Un grande passo avanti, non c’è che dire. Quello che però bisogna tenere a mente è che è solo la minima parte di quello che potrebbero realmente fare queste aziende. Ok, potete anche fare i monitor che sprecano zero. Ma come li producete? Quanti gas immettete nell’atmosfera? Perché non puntate prima a diminuire gli sprechi energetici e l’inquinamento della vostra catena produttiva?

La risposta è una e sempre la stessa. Non conviene. Conviene piuttosto atteggiarsi a paladini dell’ambiente, e lanciare sul mercato prodotti con nuove caratteristiche, secondo la moda del momento.

Quando verrà la moda di trasformare veramente ogni processo industriale in qualcosa di ecocompatibile? Non ci è dato saperlo.
Per ora solo la Dell ha fatto qualcosa in questa direzione.

Intanto è un segnale di speranza il fatto che le grandi aziende investano soldi in questi progetti. Non tanto perché un monitor che ci fa risparmiare meno di dieci euro all’anno di energia sulla base di un ipotetico uso di otto ore al giorno e di 16 di standby può aiutare lo stato di salute del nostro pianeta. Né perché nel puro interesse economico è contemplata un’etica ambientale (sarebbe da ingenui crederlo). Ma per gli effetti positivi sulla ricerca.

I finanziamenti ricevuti per brevettare sempre nuovi dispositivi, permettono ai laboratori di ricerca di lavorare per creare tecnologia pulita, e di estendere le possibili applicazioni ad altri prodotti.

In fondo si tratta di marketing ma ci auguriamo che serva a smuovere le coscienze e che davvero gli uffici pubblici (e privati) decidano di convertire il loro parco macchine. Solo così avremo un sensibile risparmio di energia e di denaro.


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I ricercatori dell’Università Politecnico della Catalogna e dell’Università di Lovanio in Belgio, hanno messo a punto una nuova tecnica per catturare i movimenti umani e mostrarli in 3D sullo schermo di un computer. Il risultato di questa ricerca apre nuovi spunti per le applicazioni nel campo dei videogiochi interattivi, grazie al riconoscimento dei movimenti delle mani e dei piedi.

Uno degli scopi dei ricercatori è stato arrivare al risultato con il minor effetto invasivo possibile. Eravamo abituati a vedere persone con cavi attaccati da tutte le parti o vestite con tute provviste di sensori. Adesso invece basta una telecamera: le immagini filmate vengono analizzate da un algoritmo inventato dai ricercatori. Questo algoritmo sfrutta il concetto matematico di distanza geodesica per riconoscere le estremità del corpo, i dati poi vengono elaborati al fine di creare uno scheletro morfologico grazie al quale vengono individuate le cinque estremità possibili: testa, mano destra, mano sinistra, piede destro e piede sinistro.

Grazie all’uso di due telecamere si ottiene una triangolatura che consente di posizionare i punti colorati che individuano le estremità, in uno spazio tridimensionale. Una telecamera frontale infatti ha il compito di valutare le posizini verticale e orizzontale, la seconda serve alla profondità.

Il margine di errore è compreso tra il 4% e il 9% e il basso livello di complessità del sistema consente la sua installazione in qualsiasi contesto, anche quello domestico: pensiamo alla domotica, alla realtà virtuale applicata ai videogiochi, alle interfacce grafiche dei computer, e in generale a tutti gli obiettivi della ricerca sull’interazione uomo-macchina.


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FeedBurner for Dummies

da koteko, in Informatica Libera | 11 Agosto 2008 @ 11:31 | 2 commenti

Prendendo spunto da un commento di Andrea Grandi di qualche giorno fa, ho deciso di scrivere una piccola guida all’uso di quell’ottima applicazione web che è FeedBurner.

Cos’è?

FeedBurner ti permette di creare e mantenere uno o più feed rss, e di avere accesso a un gran numero di servizi aggiuntivi per ottimizzare la forma e la compatibilità del feed con molti feed reader.

Innanzi tutto bisogna registrarsi. Finito il solito tran-tran della conferma via mail e il successivo login, Potrete aggiungere un feed: cliccate in alto su MyFeed e vi troverete davanti un chiarissimo

Burn a feed right this instant. Type your blog or feed address here:

con un campo input in cui scrivere. Se avete un blog con Wordpress, metteteci il vostro feed automatico:

http://miosito.it/feed

E siete già a cavallo.

Vi chiederà se gradite il nome del feed e l’indirizzo, in caso contrario potete modificarli senza problemi.

Proseguite, e vi dirà che alcuni servizi opzionali sono stati avviati, vi farà poi scegliere se abilitare ulteriori statistiche: vi consiglio di abilitare tutte le opzioni, anche la PRO. E’ gratis ;)

A questo punto, finita la creazione del feed, dalla pagina MyFeed potete gestirlo. Cliccateci sopra, e vi trovate nel centro di controllo del feed.

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