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	<title>MindShake &#187; Fierabras</title>
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	<description>cosa ci frulla nella testa</description>
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		<title>Decreto 133 &#8211; gli articoli su Università e Ricerca</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 17:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fierabras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[decreto 133]]></category>
		<category><![CDATA[gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[riforma]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Art. 16. Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università 1. In attuazione dell&#8217;articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell&#8217;autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e&#8217; adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Art. 16.</h3>
<p><em><strong>Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università</strong></em></p>
<p>1. In attuazione dell&#8217;articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell&#8217;autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, <span style="text-decoration: underline;"><strong>le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato</strong></span>. La delibera di trasformazione e&#8217; adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e&#8217; approvata con decreto del Ministro dell&#8217;istruzione, dell&#8217;università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell&#8217;economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell&#8217;anno successivo a quello di adozione della delibera.</p>
<p>2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell&#8217;Università. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e&#8217; trasferita, con decreto dell&#8217;Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate. </strong> </span></p>
<p>3. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse.</strong></span></p>
<p>4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e <span style="text-decoration: underline;"><strong>operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione.</strong></span> Non e&#8217; ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.</p>
<p>5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento. </strong> </span></p>
<p>6. Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità delle fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del Ministro dell&#8217;istruzione, dell&#8217;università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell&#8217;economia e delle finanze. Lo statuto può prevedere l&#8217;ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati.</p>
<p>7. Le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l&#8217;amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell&#8217;ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall&#8217;ordinamento comunitario.</p>
<p>8. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile</strong></span>, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.</p>
<p>9. <span style="text-decoration: underline;"><strong>La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l&#8217;equilibrio di bilancio.</strong></span> Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico</strong></span>; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l&#8217;entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.</p>
<p>10. La vigilanza sulle fondazioni universitarie e&#8217; esercitata dal Ministro dell&#8217;istruzione, dell&#8217;università e della ricerca di concerto con il Ministro dell&#8217;economia e delle finanze. Nei collegi dei sindaci delle fondazioni universitarie e&#8217; assicurata la presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni vigilanti.</p>
<p>11. La Corte dei conti esercita il controllo sulle fondazioni universitarie secondo le modalità previste dalla legge 21 marzo 1958, n. 259 e riferisce annualmente al Parlamento.</p>
<p>12. In caso di gravi violazioni di legge afferenti alla corretta gestione della fondazione universitaria da parte degli organi di amministrazione o di rappresentanza, il Ministro dell&#8217;istruzione, dell&#8217;università e della ricerca nomina un Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con il compito di salvaguardare la corretta gestione dell&#8217;ente ed entro sei mesi da tale nomina procede alla nomina dei nuovi amministratori dell&#8217;ente medesimo, secondo quanto previsto dallo statuto.</p>
<p>13. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.</p>
<p>14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime.</p>
<h3>Art. 17.</h3>
<p><em><strong>Progetti di ricerca di eccellenza</strong></em></p>
<p>1. Al fine di una più efficiente allocazione delle risorse pubbliche volte al sostegno e all&#8217;incentivazione di progetti di ricerca di eccellenza ed innovativi, ed in considerazione del sostanziale esaurimento delle finalità originariamente perseguite, a fronte delle ingenti risorse pubbliche rese disponibili, <span style="text-decoration: underline;"><strong>a decorrere dal 1° luglio 2008 la Fondazione IRI e&#8217; soppressa</strong></span>.</p>
<p>2. A decorrere dal 1° luglio 2008, le dotazioni patrimoniali e ogni altro rapporto giuridico della Fondazione IRI in essere a tale data, ad eccezione di quanto previsto al comma 3, sono devolute alla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia.</p>
<p>3. Con decreto del Ministro dell&#8217;economia e delle finanze e&#8217; disposta l&#8217;attribuzione del patrimonio storico e documentale della Fondazione IRI ad una società totalitariamente controllata dallo Stato che ne curerà la conservazione. Con il medesimo decreto potrà essere altresì disposta la successione di detta società in eventuali rapporti di lavoro in essere con la Fondazione IRI alla data di decorrenza di cui al comma 1, ovvero altri rapporti giuridici attivi o passivi che dovessero risultare incompatibili con le finalità o l&#8217;organizzazione della Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia.</p>
<p>4. Le risorse acquisite dalla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia ai sensi del comma 3 sono destinate al finanziamento di programmi per la ricerca applicata finalizzati alla realizzazione, sul territorio nazionale, di progetti in settori tecnologici altamente strategici e alla creazione di una rete di infrastrutture di ricerca di alta tecnologia localizzate presso primari centri di ricerca pubblici e privati.</p>
<p>5. La Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia provvederà agli adempimenti di cui all&#8217;articolo 20 delle disposizioni per l&#8217;attuazione del codice civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 318.</p>
<h3>Art. 66.</h3>
<p><em><strong>Turn over</strong></em></p>
<p>1. Le amministrazioni di cui al presente articolo provvedono, entro il 31 dicembre 2008 a rideterminare la programmazione triennale del fabbisogno di personale in relazione alle misure di razionalizzazione, di riduzione delle dotazioni organiche e di contenimento delle assunzioni previste dal presente decreto.</p>
<p>2. All&#8217;articolo 1, comma 523, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 le parole «per gli anni 2008 e 2009» sono sostituite dalle parole «per l&#8217;anno 2008» e le parole «per ciascun anno» sono sostituite dalle parole «per il medesimo anno».</p>
<p>3. Per l&#8217;anno 2009 le amministrazioni di cui all&#8217;articolo 1, comma 523, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad <strong>assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 10 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell&#8217;anno precedente.</strong> In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascuna amministrazione, il 10 per cento delle unità cessate nell&#8217;anno precedente.</p>
<p>4. All&#8217;articolo 1, comma 526, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 le parole «per gli anni 2008 e 2009» sono sostituite dalle seguenti: «per l&#8217;anno 2008».</p>
<p>5. Per l&#8217;anno 2009 le amministrazioni di cui all&#8217;articolo 1, comma 526, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 possono procedere alla <strong>stabilizzazione di personale in possesso dei requisiti ivi richiamati nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 10 per cento di quella relativa alle cessazioni avvenute nell&#8217;anno precedente.</strong> In ogni caso il numero delle unità di personale da stabilizzare non può eccedere, per ciascuna amministrazione, il 10 per cento delle unità cessate nell&#8217;anno precedente.</p>
<p>6. L&#8217;articolo 1, comma 527, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e&#8217; sostituito dal seguente: «Per l&#8217;anno 2008 le amministrazioni di cui al comma 523 possono procedere ad ulteriori assunzioni di personale a tempo indeterminato, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, nel limite di un contingente complessivo di personale corrispondente ad una spesa annua lorda pari a 75 milioni di euro a regime. A tal fine e&#8217; istituito un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell&#8217;economia e delle finanze pari a 25 milioni di euro per l&#8217;anno 2008 ed a 75 milioni di euro a decorrere dall&#8217;anno 2009. Le autorizzazioni ad assumere sono concesse secondo le modalità di cui all&#8217;articolo 39, comma 3-ter della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni.».</p>
<p>7. Il comma 102 dell&#8217;articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e&#8217; sostituito dal seguente: «Per gli anni 2010 e 2011, le amministrazioni di cui all&#8217;articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, per ciascun anno, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad <strong>assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale cessato nell&#8217;anno precedente.</strong> In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere, per ciascun anno, il 20 per cento delle unità cessate nell&#8217;anno precedente.</p>
<p>8. Sono abrogati i commi 103 e 104 dell&#8217;articolo 3, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.</p>
<p>9. Per l&#8217;anno 2012, le amministrazioni di cui all&#8217;articolo 1, comma 523 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad <strong>assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 50 per cento di quella relativa al personale cessato nell&#8217;anno precedente.</strong> In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere non può eccedere il 50 per cento delle unità cessate nell&#8217;anno precedente.</p>
<p>10. Le assunzioni di cui ai commi 3, 5, 7 e 9 sono autorizzate secondo le modalità di cui all&#8217;articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, previa richiesta delle amministrazioni interessate, corredata da analitica dimostrazione delle cessazioni avvenute nell&#8217;anno precedente e delle conseguenti economie e dall&#8217;individuazione delle unità da assumere e dei correlati oneri, asseverate dai relativi organi di controllo.</p>
<p>11. I limiti di cui ai commi 3, 7 e 9 si applicano anche alle assunzioni del personale di cui all&#8217;articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Le limitazioni di cui ai commi 3, 7 e 9 non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette e a quelle connesse con la professionalizzazione delle forze armate cui si applica la specifica disciplina di settore.</p>
<p>12. All&#8217;articolo 1, comma 103 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, come modificato da ultimo dall&#8217;articolo 3, comma 105 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 le parole «A decorrere dall&#8217;anno 2011» sono sostituite dalle parole «A decorrere dall&#8217;anno 2013».</p>
<p>13. Le disposizioni di cui al comma 7 trovano applicazione, per il triennio 2009-2011 fermi restando i limiti di cui all&#8217;articolo 1, comma 105 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, nei confronti del personale delle università. Nei limiti previsti dal presente comma e&#8217; compreso, per l&#8217;anno 2009, anche il personale oggetto di procedure di stabilizzazione in possesso degli specifici requisiti previsti dalla normativa vigente. Nei confronti delle università per l&#8217;anno 2012 si applica quanto disposto dal comma 9. Le limitazioni di cui al presente comma non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette. In relazione a quanto previsto dal presente comma, l&#8217;autorizzazione legislativa di cui all&#8217;articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, <strong>concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e&#8217; ridotta di 63,5 milioni di euro per l&#8217;anno 2009, di 190 milioni di euro per l&#8217;anno 2010, di 316 milioni di euro per l&#8217;anno 2011, di 417 milioni di euro per l&#8217;anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall&#8217;anno 2013.</strong></p>
<p>14. Per il triennio 2010-2012 gli enti di ricerca possono procedere, previo effettivo svolgimento delle procedure di mobilità, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nei limiti di cui all&#8217;articolo 1, comma 643, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. In ogni caso il numero delle unità di personale da assumere in ciascuno dei predetti anni non può eccedere le unità cessate nell&#8217;anno precedente.</p>
<p><em><strong></strong></em></p>
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		<title>La cultura fa male</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 10:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fierabras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Il risultato finale della controriforma culturale operante in Italia è il pensiero che, per l&#8217;appunto, la cultura faccia male e sia un intralcio verso la &#8220;vita vera&#8221;. Come gestore di un forum universitario posso vedere il pensare quotidiano di centinaia di studenti riflesso nei loro post e sfoghi, e il risultato è avvilente per un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il risultato finale della controriforma culturale operante in Italia è il pensiero che, per l&#8217;appunto, la cultura faccia male e sia un intralcio verso la &#8220;vita vera&#8221;. Come gestore di un forum universitario posso vedere il pensare quotidiano di centinaia di studenti riflesso nei loro post e sfoghi, e il risultato è avvilente per un futuro prossimo.</p>
<p>Una società dove lo studio è considerato una perdita di tempo, e solo chi si &#8220;impara un mestiere&#8221; gode di una dignità e di un determinato prestigio, è alquanto preoccupante e fa riflettere. Ricorda da vicino gli anni &#8217;50, quando i bassi strati sociali spesso si opponevano all&#8217;alfabetizzazione dei figli perché erano più utili a casa.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1259" title="futurama" src="http://mindshake.org/wp-content/uploads/2008/10/futurama.jpg" alt="" width="180" height="299" /></p>
<p>Ma negli anni &#8217;50 spesso era una vera e propria necessità per le famiglie, <strong>ora no</strong>. Ora, con una scelta possibile, c&#8217;è chi coscientemente dice che l&#8217;istruzione è inutile e la &#8220;vita vera&#8221; è altro.</p>
<p>Manderei queste parole in calce a tutte quelle persone che negli ultimi 20 anni non hanno fatto nulla per opporsi al processo portato dal berlusconismo &amp; co, e anzi ne sono stati complici. Il loro futuro ricadrà anche su di voi, che vi piaccia o no.</p>
<p>Buonanotte Italia.</p>
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		<title>Mortificazione della docenza, imbarbarimento dello studio</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 22:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fierabras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[riforma]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<description><![CDATA[Forse non tutti sanno che, ma sarebbe bene la notizia fosse più diffusa, i docenti a contratto delle nostre Facoltà, e più in generale dell&#8217;università, percepiscono per lo svolgimento del &#8220;modulo&#8221; da 4 crediti una cifra non superiore ai 650 euro netti. Chi se ne frega, diremmo noi. Ma il discorso non è così. 650 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse non tutti sanno che, ma sarebbe bene la notizia fosse più diffusa, i docenti a contratto delle nostre Facoltà, e più in generale dell&#8217;università, percepiscono per lo svolgimento del <strong>&#8220;modulo&#8221;</strong> da 4 crediti una cifra non superiore ai <strong>650 euro netti</strong>. Chi se ne frega, diremmo noi. Ma il discorso non è così.<br />
 650 euro per svolgere, <strong>per un intero anno accademico</strong>, lezioni, esami, ricevimenti e via dicendo, vuol dire un grave peso sulle spalle del docente in questione, che se vuole sopravvivere deve fare come minimo altri 3/4 corsi e almeno qualche altro lavoro. Il che significa, detto spicciolamente, che c&#8217;è una discreta possibilità che l&#8217;operato del docente e quindi l&#8217;insegnamento ricevuto dagli studenti <strong>ne subiscano le conseguenze</strong>, con risultati immaginabili.<br />
 Noi studenti ci lamentiamo, e giustamente, quando ci troviamo di fronte a corsi confusionari, mal gestiti, e a mancati funzionamenti della Facoltà, ma come prima cosa dovremmo tirare fuori un po&#8217; di spirito critico e guardare esattamente contro chi puntare il dito.<br />
 La situazione dell&#8217;università e più in generale del mondo della ricerca intellettuale italiana è in una<strong> grave crisi</strong> a parte da almeno 10/15 anni, e tutto questo per un ben preciso disegno di restaurazione culturale operante in Italia da appunto un ventennio.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1191" title="universita" src="http://mindshake.org/wp-content/uploads/2008/09/universita.bmp" alt="" width="180" height="199" /></p>
<p>La riforma, o meglio, <strong>controriforma universitaria</strong> che ha inaugurato il supermarket dei crediti e la svendita dei moduli, ha inferto il primo colpo decisivo alla struttura universitaria, con la sostituzione del concetto di esame come crescita e valutazione intellettuale dello studente con quello della laurea come raccolta punti volta ad appiattire barbaramente il livello non solo culturale, ma anche sociale dello studente. Finire una laurea &#8220;a punti&#8221; è letteralmente un terno al lotto, e a volte ci si chiede se alla fine del percorso ci si deve aspettare una laurea o un frullatore come premio.<br />
 Ma non è neanche così semplice. Perché l&#8217;introduzione di questo nuovo sistema ha implicato altri due gravi cambiamenti, dei quali noi studenti ormai &#8220;nati&#8221; nel Nuovo Ordinamento non abbiamo purtroppo potuto sentire la gravità. Il primo, come già detto, è la <strong>mortificazione e la precarizzazione del docente e del ricercatore</strong>. Il secondo, quello della <strong>mutilazione della libertà dello studente</strong>, che in passato, grazie alle conquiste del &#8217;68, che ora con tanta diligenza ci si sta adoperando per distruggere e demonizzare, aveva acquisito il <strong>diritto di un proprio percorso di studi individuale e libero</strong>, pur sempre nei limiti del corso di studi.<br />
 Ora tutto questo è stato disgregato e corrotto, e lo stesso studente raramente se ne rende conto, perché fin dal primo momento in cui mette piede all&#8217;università è risucchiato in un vortice di burocrazia e corsa selvaggia al credito. E&#8217; più importante riuscire con tutte le forza a ottenere tot crediti entro una certa scadenza, che soffermarsi a chiedere se si stanno facendo cose che davvero sentiamo ci stanno formando. Gli stessi esami, ridotti al rango di moduli e costretti a essere mutilati e sottomessi a un linguaggio burocratico sordo, si sono appiattiti e spesso si tratta di pura routine che i professori svolgono malvolentieri.<br />
 La forza di cambiare tutto questo c&#8217;è, e risiede in noi. Ma serve prima di tutto la consapevolezza, la cosa più importante che non a caso è proprio ciò che ci rubano costantemente.</p>
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		<title>La memoria tradita</title>
		<link>http://mindshake.org/la-memoria-tradita/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Sep 2008 05:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fierabras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Non esiste una storia sola, dicono autorevoli studiosi contemporanei. La storia la fanno i vincitori, dicono altri dotti studiosi. La storia la (ri)facciamo noi, dicono altri politici. Può esistere un paese continua preda della sua storia nel senso più negativo possibile? Certo, e non dobbiamo guardare molto lontano sfortunatamente. Ma davvero possiamo immaginare un paese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non esiste una storia sola, dicono autorevoli studiosi contemporanei. La storia la fanno i vincitori, dicono altri dotti studiosi. <strong>La storia la (ri)facciamo noi</strong>, dicono altri politici.</p>
<p>Può esistere un paese continua preda della sua storia nel senso più negativo possibile? Certo, e non dobbiamo guardare molto lontano sfortunatamente. Ma davvero possiamo immaginare un paese dove, dopo più di 60 anni, ci sia ancora chi si riazzardi a <strong>rivalutare il fascismo</strong>?</p>
<p>Del resto, chi è colto di sorpresa dalle uscite di La Russa e Alemanno, o è un finto tonto o è una persona con una scarsa conoscenza storica e dell&#8217;attualità. Il progetto di un&#8217;ala politica e sociale inevitabilmente <strong>nostalgica dei bei tempi</strong> del Ventennio e dell&#8217;Impero continua a compiersi giorno dopo giorno, e grazie a piccole dosi di veleno quotidiane, a frasi dette e poi rimangiate, a gesti fatti e poi negati, giorno dopo giorno, un virus si insinua in una società già pervasa e anestetizzata dall&#8217;<strong>indifferenza</strong> e dalla <strong>massificazione culturale.</strong></p>
<p>La storia per questa società non ha più valore, innanzitutto perché nessuno la conosce, e per questo chi è al potere, a differenza di quanto accadeva trent&#8217;anni fa, <strong>può osare pronunciare bugie sfacciate</strong>, perché sa che non c&#8217;è una coscienza collettiva pronta a sbugiardarlo e a fremere di rabbia.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1138" title="fascisti_su_marte" src="http://mindshake.org/wp-content/uploads/2008/09/fascisti_su_marte.jpg" alt="" width="285" height="190" /></p>
<p>La società, la storia, la cultura, le coscienze, sono nelle mani di chi si professa vittima ma è carnefice. Di chi si dice perseguitato ma è il peggior perseguitatore. Di chi grida continuamente ma poi per primo tortura quotidianamente quello che di più bello c&#8217;è: <strong>la libertà della mente</strong>.</p>
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		<title>I paradossi del commercio globale</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 08:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fierabras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Circa verso metà agosto mi sono collegato ad Amazon, desideroso di vedere se riuscivo a trovare un libro spagnolo praticamente introvabile nelle librerie nostrane: qualche ricerca rapida, ed eccolo qui. Sfoglio i venditori, e trovo subito quello che lo vende al prezzo più ragionevole, così chiudo la compravendita e comincia l&#8217;attesa. Passano giorni e giorni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Circa verso metà agosto mi sono collegato ad <strong>Amazon</strong>, desideroso di vedere se riuscivo a trovare un <strong>libro spagnolo</strong> praticamente introvabile nelle librerie nostrane: qualche ricerca rapida, ed eccolo qui. Sfoglio i venditori, e trovo subito quello che lo vende al <strong>prezzo più ragionevole</strong>, così chiudo la compravendita e comincia l&#8217;attesa.</p>
<p>Passano giorni e giorni, e ancora nulla. Mi dico &#8220;sarà che i corrieri internazionali ci mettono tanto sempre&#8221;, ma nella mia ingenuità continuo a domandarmi come faccia un libro <strong>stampato in Spagna</strong>, quindi relativamente vicino, a metterci così tanto per giungere a destinazione.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1052" title="auckland" src="http://mindshake.org/wp-content/uploads/2008/08/auckland-400x268.jpg" alt="" width="400" height="268" /></p>
<p>Passano <strong>due settimane</strong>, e finalmente il postino suona al citofono. Tutto contento scendo, prendo il pacco, salgo a casa ma mentre sto per scartarlo noto un particolare: il pacco giunge da <strong>Auckland, Nuova Zelanda</strong>.</p>
<p>&#8220;Un libro stampato a Barcellona me l&#8217;hanno fatto venire <strong>dall&#8217;altra parte del mondo</strong>??&#8221;, mi chiedo, ma non è così difficile spiegarsi il perché, dopotutto.</p>
<p>Io ho richiesto quello che <strong>costava meno</strong> nella lista, e Amazon me lo ha fornito, indipendentemente da dove fosse situato. Il che significa che oltre alla decina di dollari che è costato il libro, bisogna aggiungerci il <strong>costo in termini di carburante e ambiente</strong> (salato quindi, data la distanza), aggiuntosi al momento dell&#8217;imbarco del libro &#8220;meno caro&#8221; dal suo magazzino, situato in Nuova Zelanda.</p>
<p>Probabilmente se ci fosse stata più trasparenza riguardo la <strong>reale</strong> provenienza del libro, non lo avrei mai preso. Ma giustamente Amazon (dome tutte le altre compagnie di vendita on line) <strong>si adatta alla mentalità dell&#8217;uomo comune</strong>, a cui non importa nulla se per spendere <strong>3 dollari in meno</strong> si fa venire il libro dall&#8217;altra parte del mondo e si dilapidano risorse ambientali ed energetiche in modo assolutamente inutile, e dunque non fornisce un&#8217;informazione di fatto non interessante per l&#8217;utente medio.</p>
<p><em>E&#8217; il business, bellezza</em>.</p>
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		<title>Nella rete dell&#8217;indifferenza</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 06:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fierabras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[indifferenza]]></category>
		<category><![CDATA[male]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[zingari]]></category>

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		<description><![CDATA[Una domanda mi gira per la testa da qualche tempo: ci sono vite umane più importanti di altre? Domanda dalla risposta scontata, si direbbe, ma proviamo a fare mente locale. Facciamoci un esame di coscienza, e rispondiamo a una semplice domanda: la morte di 100 iracheni ci colpisce come la morte di 100 italiani? Anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-1025 alignnone" title="zingari" src="http://mindshake.org/wp-content/uploads/2008/08/zingari.jpg" alt="" width="237" height="161" />Una domanda mi gira per la testa da qualche tempo: <strong>ci sono vite umane più importanti di altre</strong>? Domanda dalla risposta scontata, si direbbe, ma proviamo a fare mente locale. Facciamoci un esame di coscienza, e rispondiamo a una semplice domanda: la morte di <strong>100 iracheni</strong> ci colpisce come la morte di <strong>100 italiani</strong>? Anche in questo caso la risposta è ovvia, solamente che ammetterla a noi stessi ci fa vergognare (o meglio, ci <em>dovrebbe</em> far vergognare).</p>
<p>La risposta più comune a questa questione è una specie di giustificazionismo su base antropologica: è normale, si dice, che si sia <strong>emotivamente più coinvolti</strong> dal proprio gruppo nazionale, etnico, religioso o culturale. Non ne sarei così convinto. Ricordiamo ancora tutti la tragedia immane che ha colpito la Spagna l&#8217;11 marzo 2004, con le centinaia di morti di Madrid. Ma è una tragedia più grande di quella di migliaia e migliaia di iracheni morti nello stesso modo? Sia chiaro che non sto puntando a dimostrare che si è esagerato nella commozione per quella tragedia, tutt&#8217;altro, ciò che a me sconvolge semmai è il fatto che altre morti possano diventare <em>routine.</em> <strong>La banalità del male</strong>.</p>
<p>Non esiste nemmeno giustificazione possibile in un discorso qualunquista come &#8220;il fatto è che si tratta di fatti lontani e il senso comune non li percepisce nella loro reale drammaticità&#8221;. <strong>Non è neanche questo</strong>.</p>
<p>Perché l&#8217;orrore dell&#8217;indifferenza ci sorprende tranquillamente anche a <strong>&#8220;casa nostra&#8221;</strong>, e ha come aspetto quello di due zingarelle annegate, coperte appena da un telo da mare in attesa dei soccorsi, mentre i turisti intorno <strong>osservano la scena</strong> mangiando tramezzini e giocando a racchettoni. Una scena talmente sconvolgente da portare l&#8217;arcivescovo di Napoli a condannare la tragicità della perdita di qualsiasi amore per la <strong>dignità umana</strong>.</p>
<p>Ma come si dice, <strong>tanto mica erano italiani</strong>. E magari volevano pure rubare quelle zingarelle. <em>Due in meno</em>.</p>
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		<title>Il ruolo sociale del mediatore linguistico-culturale</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Aug 2008 10:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fierabras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[mediazione]]></category>
		<category><![CDATA[sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[La figura del mediatore linguistico-culturale è un qualcosa tuttora molto discusso nella società italiana, una discussione dovuta principalmente all’enorme confusione terminologica che circonda la definizione di mediazione. Mediazione, dal significato letterale di mediare, vuole significare appunto la capacità di risolvere un conflitto, un problema, che si frappone tra due specifiche entità o persone. La figura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">La figura del <strong>mediatore linguistico-culturale</strong> è un qualcosa tuttora molto discusso nella società italiana, una discussione dovuta principalmente all’enorme confusione terminologica che circonda la definizione di mediazione.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>Mediazione</strong>, dal significato letterale di <strong>mediare</strong>, vuole significare appunto la capacità di risolvere un conflitto, un problema, che si frappone tra due specifiche entità o persone. La figura del mediatore si inserisce quindi in Italia fin dall’inizio degli anni ’90 <strong>con un preciso scopo sociale</strong>, ossia quello di aiutare a risolvere il problema <strong>dell’integrazione dei “nuovi italiani</strong>”, problema questo relativamente recente per un paese come l’Italia dove le prime ondate migratorie cominciarono ad essere registrate solo a partire dagli anni’70. <img class="alignnone size-medium wp-image-960" title="mediazione-21" src="http://mindshake.org/wp-content/uploads/2008/08/mediazione-21.jpg" alt="" width="169" height="144" /></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">I flussi di filippini, cinesi, magrebini, sudamericani cominciarono quindi ad imporre all’attenzione delle istituzioni italiane una questione fondamentale per lo sviluppo del paese, ossia l’integrazione di questi nuovi arrivi nel tessuto sociale.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Di fronte all’Italia si profilarono così come esemplificative le esperienze di integrazione di due importanti vicini europei, <strong>l’Inghilterra e la Francia</strong>, con i loro due modelli profondamente diversi tra loro: quello inglese, composto da un’integrazione ma con riserva, ossia con i diversi gruppi etnici naturalizzati nella società inglese ma tendenti a rimanere in enclave rigidamente separate, e quello francese, dove gli immigrati (per lo più proveniente dalle ex-colonie, come nel caso inglese) sono stati completamente assorbiti nella società francese, ma rimanendo comunque ai <strong>livelli più bassi e marginali</strong>.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Per l’Italia si prospettava una scelta tra queste due vie, che però ancora non è stata realizzata, e anzi è proprio di questi anni la proposta generale di una ricerca di una<strong> “terza via” italiana per l’integrazione</strong>.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><img class="alignnone size-medium wp-image-962" title="mediazione1" src="http://mindshake.org/wp-content/uploads/2008/08/mediazione1.bmp" alt="" width="224" height="127" /></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">A questo scopo è apparsa sempre più come fondamentale la figura del mediatore linguistico-culturale, intesa come quella di un operatore sociale, con competenze burocratiche e giuridiche, che possa aiutare ed agevolare gli immigrati nella loro opera di integrazione nella società italiana. I problemi però non sono mancati fin da subito, essendo le istituzioni e il tessuto socio-culturale italiano in genere ancora impreparati ad una reale opera di accoglienza del cosiddetto “altro”, e quindi <strong>il mediatore spesso è stato relegato ad una semplice opera di interprete</strong>, di tramite linguistico tra l’individuo straniero e l’istituzione italiana, tralasciando quella che avrebbe dovuto essere la sua importante opera sociale di avvicinatore tra le due parti, spesso separate da veri e propri abissi di incomprensione.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Quello che quindi ci si chiede, è quando e se si intuirà l’importante funzione sociale che potrebbe essere attribuita ai mediatori, e fargli fare quel salto di qualità da “semplici” interpreti, a mediatori interculturali. Una figura quindi con una forte responsabilità sulle spalle, ma con un importante compito che ha un ruolo centrale in un paese nel quale ormai si hanno più di un milione di ingressi di stranieri intenzionati a risiedere stabilmente all’anno.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">La cosiddetta terza via italiana, che consiste per lo più nell’immaginario delle istituzioni in un generico <strong>“il tempo sistema tutto”, </strong>è chiaramente un potenziale pericolo per un sistema di coabitazione efficace tra i vari gruppi etnici e culturali che costituiscono e costituiranno il paese.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Il palese fallimento di questo modo di pensare è testimoniato per esempio da zone come quelle di piazza Vittorio Emanuele II vicino la stazione Termini a Roma, dove le diverse etnie sono fortemente chiuse in <strong>enclave</strong> che hanno scarsissimi contatti, o li hanno in maniera per lo più conflittuale, con la comunità italiana circostante.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Il risultato di una tale integrazione è ovviamente la <strong>non-integrazione</strong>, nella quale ci si ritrova in uno Stato dove <strong>gli stranieri sono sempre più stranieri</strong>, anche quando formalmente sono nuovi italiani per cittadinanza, e per questo il mediatore culturale può avere il ruolo decisivo sopra accennato, non per una integrazione altrettanto sbagliata nella quale si chieda di annullare la propria specificità culturale, ma per una <strong>società multiculturale</strong> nella quale la presenza di varie culture e varie voci che formino un’unica anima statale non sia un’utopia ma una concreta realtà.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Si tratta di una sfida per quale il mediatore culturale in questione deve essere animato anche da un certo idealismo, oltre che da una solidissima preparazione per la quale le sedi accademiche già stanno rispondendo, in certa maniera.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Da qui il consiglio che dà una mediatrice culturale di origine cilena a coloro che vogliono affrontare questa professione: <strong>“più che un semplice lavoro, la mediazione culturale è una vocazione, pertanto, una persona che non sente la necessità di aiutare i propri simili, non potrà mai essere un buon mediatore.”.</strong></p>
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		<title>Senza critica</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 08:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fierabras</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e Politica]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[qualunquismo]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno spettro si aggira per le strade italiane: Dante la chiamava ignavia, e riservava per coloro che ne erano soggetti le pene più dolorose del suo Inferno. Più modernamente, definiamo come qualunquismo la malattia sociale, tipicamente italiana specie di questi tempi, che consiste nel subire con rassegnazione qualsiasi cosa ci tocchi, che sia una riforma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno spettro si aggira per le strade italiane: Dante la chiamava <strong>ignavia</strong>, e riservava per coloro che ne erano<img class="alignright size-medium wp-image-873" title="Nebbia" src="http://mindshake.org/wp-content/uploads/2008/08/nebbia2.jpg" alt="" width="172" height="225" /> soggetti le pene più dolorose del suo Inferno. Più modernamente, definiamo come <em><strong>qualunquismo</strong></em> la malattia sociale, tipicamente italiana specie di questi tempi, che consiste nel subire con rassegnazione qualsiasi cosa ci tocchi, che sia una riforma delle pensioni, dei militari per le strade, una crisi sociale che non sembra avere vie d&#8217;uscita.</p>
<p>Al qualunquismo nulla sfugge: <strong>è ciò</strong> che se sei all&#8217;università e scopri che l&#8217;anno prossimo probabilmente verranno sospese le lezioni a causa del taglio dei fondi del governo, non ti fa incazzare come una iena e dire che ci si deve ribellare, ma ti fa dire &#8220;e ora io come faccio a fare gli esami a settembre se sospendono le lezioni?? Università di m***a!!&#8221;.</p>
<p><strong>E&#8217; ciò</strong> che ti fa pensare, se senti al telegiornale che hanno violentato una donna rumena incinta di 4 mesi, che per fortuna non era italiana.</p>
<p><strong>E&#8217; ciò</strong> che ti fa pensare che se continuano a ripeterti che c&#8217;è un complotto di giudici comunisti che vogliono sovvertire lo stato democratico accusando povere persone oneste che hanno solo alle spalle condanne per associazione mafie o eversione nera, qualcosa di <strong>vero</strong> ci deve essere e bisogna dare a queste persone più potere.</p>
<p>Tutto questo può avere vari nomi:<strong> razzismo, non pensiero, disinteresse</strong>. Certo, molte di queste cose fanno parte di cambiamenti subiti più che voluti. Ma cambia davvero la sostanza? Davvero tutta questa nube grigio-scura, che prende il nome di qualunquismo, è un qualcosa troppo grosso e involontario per essere affrontato?</p>
<p>Mi pare una risposta un po&#8217; <em>qualunquista</em>.</p>
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