settembre, 2008

Monaco è una spendida città. Sia che le tue intenzioni siano quelle di bere ottima birra fino a scoppiare o di visitare una cittadina immersa nel verde, pulita e dai molti monumenti, Monaco è un’ottima meta di viaggio.

Tuttavia, non basta desiderare di andarci, bisogna organizzarsi. Prenotare in anticipo, decidere il periodo. Aereo o treno? E una volta arrivati?

Cercherò di riassumere tutto ciò che ho sperimentato, nel bene e nel male, in questi cinque giorni a Monaco.

La preparazione del viaggio

E’ molto meglio prenotare, come per qualsiasi altro posto turistico, molto prima, anche due/tre mesi se possibile. Soprattutto se si vuole partire tra settembre e ottobre, durante l’Oktoberfest.

Questo, chiaramente, per trovare buone tariffe con i voli low cost, ma anche quelli di linea durante le promozioni. Lufthansa ad esempio ha fatto un’ottima offerta, Europa a 99€. Con quella cifra è prevista l’andata e il ritorno in molte città d’Europa, tra cui Monaco.

La stessa regola vale per gli hotel, prima si prenota più facilmente si troveranno ottime tariffe. Ho già scritto un articolo su booking.com, ottimo servizio di prenotazioni online, che vi consiglio vivamente.

Personalmente vi consiglio il Derag Hotel Prinzessin Elizabeth, a quattro stelle ma dotato di alcuni appartamentini che, per un minimo di 5 notti, hanno dei prezzi molto più abbordabili delle camere singole o doppie. Ad esempio noi eravamo in tre, nell’appartamento Maisonette Comfort, 40 m² su due piani ma situato all’interno dell’hotel, come fosse una camera; angolo cottura, due divani, tavolino, frigorifero, bagno con vasca e asciuga capelli…

Costo? 300€ a persona, per 5 notti (e, quindi, 6 giorni normalmente). Consumi di ogni tipo (acqua, elettricità, gas) inclusi ovviamente :)

L’avere una cucina permette di risparmiare molto sul cibo, considerando che a fianco dell’Hotel c’e’ un market con costi in linea con quelli italiani.

Se scegliete, comunque, l’aereo per il viaggio, vi consiglio di leggere sempre attentamente le regole per il bagaglio normale e quello a mano. Al ritorno ho lasciato per sbaglio la nutella nello zaino e l’ho dovuta buttare :(

Anche l’acqua, tuttavia, non può essere portata nel bagaglio a mano. Sul sito di Lufthansa comunque sono abbastanza precisi, ma in caso non siate sicuri chiedete al personale dell’aereoporto prima di fare il check-in!

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Il compleanno di…

da phantom, in Fun | 27 settembre 2008 @ 19:39 | 3 commenti


Questo post è assolutamente fuori luogo, eppure in linea con il concetto di fondo di Mindshake. E’ il mio compleanno e mi prendo il diritto di dire quello che mi frulla per la testa in data odierna. Innanzi tutto ringrazio le persone che mi hanno fatto gli auguri a voce e quelle che mi hanno riempito di messaggi e telefonate.

 



Non vi dico quanti anni compio, perché mi farebbe sentire troppo vecchia.

Dovete sapere che prima di fare 18 anni, il mio unico desiderio era diventare maggiorenne, sia per avere la patente, sia per fare una mega festa. E le giustificazioni a scuola? Beh, quelle me le firmavo sempre da sola, ed ero anche la falsaria della classe: bastavano un paio di prove su un fogliaccio..et voilà! Una firma bella e pronta e del tutto somigliante.

La mia festa dei 18 anni è stata fatta per mia volontà in un ristorante con piscina, e nonostante le rigide temperature del 27 settembre di quell’anno, avevo costretto tutti i miei amici a venire in costume. Risultato? Nessuno si voleva fare il bagno, allora io per dare l’esempio mi sono buttata in acqua, al diavolo le due ore dalla parrucchiera e quel filo di trucco che mi ero messa.

Da quando ho passato i 18 preferisco non contare i compleanni, dato che sono vittima della sindrome del Peter Pan Paraculo, cioè vorrei fare sempre quello che mi pare, non crescere mai, divertirmi, coltivare i miei interessi e studiare e non dover pensare ad altro.

Mia nonna è passata a farmi gli auguri e mi ha detto: “Ogni età ha le sue soddisfazioni, le sue esperienze che vale la pena vivere”. Sinceramente una delle cose spiacevoli il cui solo pensiero mi fa rabbrividire è che tra cinquant’anni (se ci arrivo) i ragazzi della mia età mi prenderanno in giro, perchè sarò diventata una canuta rompicoglioni che brontola come “una pila de facioli”. Devo registrarmi mentre dico “Anto, tu sarai una nonnetta simpatica e moderna” e riascoltarmi al momento giusto.

Tra l’altro ancora non ho festeggiato perchè il Koteko se n’è allegramente andato all’Oktoberfest, avevo provato a chiamarlo ma dopo le prime parole “abbiamo attraversato l’albergo in barca, c’è un cammello sul divano” e “sono molto stanco mi bevo una birra” ho capito che non sarebbe riuscito a rispondere alle mie domande.

Concludo questo drammatico stream of consciousness con un ringraziamento speciale alle persone che NON mi hanno fatto un regalo. Per fortuna c’è qualcuno che ha capito questa mia filosofia, e si accontenta di una parola d’affetto. C’è chi si ostina a comprarmi oggetti, vabbè ringrazio anche loro, purchè il regalo sia stato fatto con il cuore, e non solo per l’occasione.

Un buon NON compleanno a tutti! :)



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Quando il muso di una macchina ci sembra una faccia

da phantom, in Fun | 24 settembre 2008 @ 23:17 | nessun commento

Cosa vedono le persone nelle parti anteriori delle automobili, e quanto spesso riconoscono nel “muso” di una vettura un’espressione umana?
Una recente ricerca, condotta da Truls Thorstensen (EFS Consulting Vienna), Karl Grammer (Ludwig Boltzmann Institute for Urban Ethology) e altri ricercatori della Università di Vienna, ha indagato sulla percezione che abbiamo del design delle automobili, e in che modo le associamo a volti umani.

Alle persone è stato chiesto di riferire quali caratteristiche, emozioni, tratti caratteriali e atteggiamenti attribuiscono a determinate parti anteriori di macchine, poi hanno studiato i dati ottenuti.

Un terzo degli intervistati ha associato al 90% delle automobili esaminate una espressione umana o di un animale, e tutte le persone vedono in più della metà delle macchine degli occhi (le luci), una bocca (la griglia davanti) e un naso. E soprattutto gli intervistati sono stati tutti d’accordo su quali tipi di macchina avessero particolari tratti. Alle persone piacevano soprattutto le auto con un assetto e un design che suggeriva loro il concetto di potenza e sia le donne che gli uomini preferivano macchine con un aspetto arrogante, aggressivo e “arrabbiato”.

Se queste sono le caratteristiche preferite, ciò vuol dire che le persone comprano sempre le macchine che le possiedono?
I ricercatori, nei prossimi studi cercheranno di capire quanto il nostro giudizio su una macchina sia condizionato dalle nostre impressioni stereotipate o dalla presenza delle caratteristiche desiderate. E fino a che punto crediamo sia un vantaggio il guidare una macchina aggressiva per vincere le “battaglie” quotidiane della strada.

In futuro si cercherà di stabilire quanto le caratteristiche estetiche influenzino la nostra scelta e in che modo le case automobilistiche sfruttano o potrebbero sfruttare a proprio favore le percezioni e le sensazioni dei consumatori.


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Tendenzialmente in Italia la cultura di Sinistra (ma anche di Destra, se è per questo, tranne qualche singola eccezione) è statalista. Questo significa aziende statali, ma anche la tendenza a salvare grandi compagnie in difficoltà con liquidità dello Stato, quindi con i soldi dei cittadini.

L’idea (innocente) è buona: il Popolo, per mezzo dello Stato, controlla i maggiori impianti industriali ed economici nazionali, evitando così di venire sfruttato. Lo Stato comprende quali sono i settori che hanno bisogno di un sostegno economico, in un dato momento, e con i soldi del Popolo risana la situazione.

Le tre “Grazie”

FIAT, Telecom e Alitalia, se questo sistema funzionasse, sarebbero oggi dovute essere delle aziende di prim’ordine, pienamente in grado di affrontare qualsiasi crisi mondiale.

La FIAT è un’ottima azienda, dal 2001. Anno in cui ha smesso di ricevere finanziamenti statali. Più precisamente, è Marchionne, dal 2004, che le ha permesso di arrivare dove è ora.

La nostra azienda automobilistica ha rischiato seriamente il fallimento nel decennio che va dagli anni ‘90 al 2000, eppure durante l’amministrazione di Vittorio Ghidella, tra gli anni ‘80 e ‘90, era arrivata ad avere ottimi fatturati.

E’ sotto gli occhi di tutti che Telecom, da quando ha perso l’appoggio statale e la concorrenza ha potuto farsi valere, sta finalmente cominciando a darsi da fare con offerte oneste e servizi piano piano meno schifosi. Ma il marcio ancora c’è, e ce ne sarà per molto tempo. Credo che solo in Italia ci possa essere un Manager così.

E Alitalia. Questo patata bollente che rischia, oggi, di mandare a casa migliaia di lavoratori. Dovremmo nazionalizzarla? E farla tornare a essere un terribile peso sulle finanze statali, e di conseguenza sulle nostre tasche?

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Tutto nasce da una cena quasi per caso e da un incontro…un ragazzo di Scampia e la sua storia, da alcune foto… quelle famose Vele rese celebri da Gomorra e da una sua frase:

Voi pensate di essere lontani da noi, però mentre io mi affaccio dalla finestra e vedo i tossici con la bava alla bocca … voi avete chi viene da me alla ricerca di contatti per investire i suoi i miliardi (di €!!)… la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta da noi hanno presenza fisica, fanno mattanza ma è da voi…da voi che investono i loro soldi; nelle vostre università studiano i loro figli, da voi!!! e voi?? Perché tanto adesso noi ,al giorno d’oggi, soffriamo delle sindrome del telecomando: sentiamo storie ,anche commoventi, ma tornati a casa col telecomando spegniamo il cervello e la mattina dopo…solo un vago ricordo, quando va bene, se no il nulla più totale…quindi lo so che tornati a casa ve ne fotterete di me e di mio cugino che è stato assassinato…

Ed è quel voi che a me fece male quella sera, come se lui, abitante di un quartiere di Napoli, venisse da un altro Paese, come se non fosse Italiano, come se lui avesse frequentato un liceo scientifico con un programma diverso dal mio…come se lui, più piccolo di me, ne sapesse mille volte più di me…perché io a 21 anni un tossico dalla bocca non l’ho mai visto schiumare!!

Così nasce la mia esperienza in Libera, da un incontro, da una presa di coscienza: la società si può cambiare e siamo noi cittadini che abbiamo il diritto, e a parer mio anche il dovere, di impegnarci per renderla migliore. Perché se tutti continuamente ce ne laviamo le mani, che resterà di tutto ciò che viviamo?? Perché non bisogna pensare sempre alla lunga e quindi a eventuali figli che verranno ma anche semplicemente ed egoisticamente a noi stessi tra qualche anno…

Perché Libera è prima di tutto voglia di cambiamento, di impegno sociale, il credere in un progetto grande. Libera sono cittadini che si incontrano nei Presidi e leggono, studiano, discutono di antimafia; cittadini che fanno la fatica di informarsi, di organizzare manifestazioni, marce.
E poco importa se giornali e telegiornali Nazionali si dimenticano di dire che a Bari il 13 marzo 2008 per le vie della città a passeggiare pacificamente e in silenzio c’erano 100 mila persone, che in silenzio passeggiano per le vie di una città ricordando i morti innocenti ammazzati dalla mafia… non è da poco!!

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Matrioske

da phantom, in Vignette | 18 settembre 2008 @ 18:12 | 6 commenti


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Forse non tutti sanno che, ma sarebbe bene la notizia fosse più diffusa, i docenti a contratto delle nostre Facoltà, e più in generale dell’università, percepiscono per lo svolgimento del “modulo” da 4 crediti una cifra non superiore ai 650 euro netti. Chi se ne frega, diremmo noi. Ma il discorso non è così.
650 euro per svolgere, per un intero anno accademico, lezioni, esami, ricevimenti e via dicendo, vuol dire un grave peso sulle spalle del docente in questione, che se vuole sopravvivere deve fare come minimo altri 3/4 corsi e almeno qualche altro lavoro. Il che significa, detto spicciolamente, che c’è una discreta possibilità che l’operato del docente e quindi l’insegnamento ricevuto dagli studenti ne subiscano le conseguenze, con risultati immaginabili.
Noi studenti ci lamentiamo, e giustamente, quando ci troviamo di fronte a corsi confusionari, mal gestiti, e a mancati funzionamenti della Facoltà, ma come prima cosa dovremmo tirare fuori un po’ di spirito critico e guardare esattamente contro chi puntare il dito.
La situazione dell’università e più in generale del mondo della ricerca intellettuale italiana è in una grave crisi a parte da almeno 10/15 anni, e tutto questo per un ben preciso disegno di restaurazione culturale operante in Italia da appunto un ventennio.

La riforma, o meglio, controriforma universitaria che ha inaugurato il supermarket dei crediti e la svendita dei moduli, ha inferto il primo colpo decisivo alla struttura universitaria, con la sostituzione del concetto di esame come crescita e valutazione intellettuale dello studente con quello della laurea come raccolta punti volta ad appiattire barbaramente il livello non solo culturale, ma anche sociale dello studente. Finire una laurea “a punti” è letteralmente un terno al lotto, e a volte ci si chiede se alla fine del percorso ci si deve aspettare una laurea o un frullatore come premio.
Ma non è neanche così semplice. Perché l’introduzione di questo nuovo sistema ha implicato altri due gravi cambiamenti, dei quali noi studenti ormai “nati” nel Nuovo Ordinamento non abbiamo purtroppo potuto sentire la gravità. Il primo, come già detto, è la mortificazione e la precarizzazione del docente e del ricercatore. Il secondo, quello della mutilazione della libertà dello studente, che in passato, grazie alle conquiste del ‘68, che ora con tanta diligenza ci si sta adoperando per distruggere e demonizzare, aveva acquisito il diritto di un proprio percorso di studi individuale e libero, pur sempre nei limiti del corso di studi.
Ora tutto questo è stato disgregato e corrotto, e lo stesso studente raramente se ne rende conto, perché fin dal primo momento in cui mette piede all’università è risucchiato in un vortice di burocrazia e corsa selvaggia al credito. E’ più importante riuscire con tutte le forza a ottenere tot crediti entro una certa scadenza, che soffermarsi a chiedere se si stanno facendo cose che davvero sentiamo ci stanno formando. Gli stessi esami, ridotti al rango di moduli e costretti a essere mutilati e sottomessi a un linguaggio burocratico sordo, si sono appiattiti e spesso si tratta di pura routine che i professori svolgono malvolentieri.
La forza di cambiare tutto questo c’è, e risiede in noi. Ma serve prima di tutto la consapevolezza, la cosa più importante che non a caso è proprio ciò che ci rubano costantemente.


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Dipingiamo i tetti di bianco

da phantom, in Noi e la Terra | 16 settembre 2008 @ 22:12 | nessun commento

Secondo uno studio del Lawrence Berkeley National Laboratory presso la University of California, se la superficie dei tetti degli edifici degli USA fosse di colore bianco - per riflettere i raggi del sole invece di assorbirli - si ridurrebbero del 20% i consumi dovuti all’aria condizionata.

Se invece i tetti bianchi fossero presenti in tutto il mondo, e se anche le strade fossero bianche, si ridurrebbero le emissioni di gas serra per un totale di circa 44 miliardi di tonnellate all’anno. Di sicuro un passo avanti per la stabilizzazione delle crescenti emissioni di CO2.

Un accordo mondiale volto a rendere tutti i tetti bianchi, potrebbe essere una alternativa ai trattati di Kyoto, secondo gli scienziati che hanno condotto la ricerca. “Con l’installazione di tetti e strade di colore chiaro nelle città di tutto il mondo, non ci sarebbe bisogno di negoziati delicati tra le nazioni per quel che riguarda la limitazione dei tassi di emissione di CO2 di ogni paese”.

E’ una di quelle soluzioni dettate dal buon senso che non richiede una tecnologia avanzata, e che può essere utile sia al risparmio energetico, sia al riscaldamento globale. Soluzione che da secoli è usata, ad esempio, in molti paesi che si affacciano sul Mediterraneo, non senza una ragione.

Pensare ad una città come Roma, interamente colorata di bianco mi fa rabbrividire, ma se questo può far abbassare la febbre del nostro pianeta, ben venga. Ancora meglio sarebbe rivestire i tetti di pannelli solari, per catturare e convertire l’energia che altrimenti andrebbe dissipata.

Una domanda però sorge spontanea.. se d’estate risparmiamo sui condizionatori, d’inverno quanta energia consumiamo per difenderci dal freddo di abitazioni bianche?


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Quando si parla di filosofia antica, il primo pensiero dell’uomo comune, anche mediamente acculturato, va ai greci e ai romani.

Ma è interessante, e a volte istruttivo, leggere le riflessioni e i pensieri di uomini vissuti molte migliaia di anni fa, nel nostro caso nel 2200 A.C circa.

Parliamo del Visir Ptahhotep, che sembra abbia deciso di mettere per iscritto i suoi insegnamenti alla veneranda età di 110 anni (invidiabile anche ai giorni nostri), probabilmente sentendo di essere arrivato alla fine dei suoi giorni.

Il testo è organizzato in un prologo introduttivo, 37 massime di diverso argomento e un epilogo.

Oggi vedremo il prologo, poi posterò tre o quattro massime alla volta, come tributo personale a questo antichissimo pensatore.

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Nvidia - I chip difettosi

da phantom, in Informatica Libera | 11 settembre 2008 @ 22:25 | nessun commento

Martedì è stata depositata una denuncia contro Nvidia, che avrebbe violato le leggi statunitensi nascondendo per molto tempo l’esistenza nelle sue schede grafiche di un grave difetto dei chip.

Secondo quanto dichiarato, il CEO (chief executive officer) Jen-Hsun Huang e il CFO (chief financial officer) Marvin Burkett di Nvidia erano a conoscenza del problema fin dal Novembre 2007, che causava un elevato tasso di rottura dei dispositivi.

Nvidia ha pubblicamente ammesso l’esistenza di questo difetto il 2 Luglio scorso, annunciando di volersi incaricare delle spese per coprire i costi di garanzia provocati ai consumatori dal difetto (circa 200 milioni di dollari). Questa decisione ha causato pesanti ripercussioni economiche all’azienda.

Sottolineando la gravità delle accuse, si è anche detto che la HP aveva rilasciato un aggiornamento del BIOS, per mitigare le conseguenze del problema, ben otto mesi prima dell’annuncio ufficiale agli investitori.

Nvidia dovrà vedersela anche con una probabile class-action.


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