Dal 2010 anche la Svizzera adotterà il nuovo passaporto biometrico. Il referendum contro il decreto federale è stato bocciato nella votazione popolare del 17 maggio con uno scarto di appena 5′000 voti.
Questo passaporto, già in uso in molti Stati occidentali, racchiude un microchip contenente molteplici informazioni sul suo proprietario, tra cui un’immagine del viso e due impronte digitali. Grazie a questa tecnologia i cittadini svizzeri usufruiranno di una notevole agevolazione negli spostamenti internazionali, sia all’interno dello spazio Schengen che negli Stati Uniti.
Quello che ha più turbato l’opinione pubblica, e probabilmente la causa di un risultato così risicato, è stata però la prevista archiviazione di tutte le informazioni contenute nel nuovo passaporto in una banca dati nazionale, all’interno del Sistema d’informazione sui documenti d’identità (ISA) creato nel 2003.
Sono in molti a credere che una banca dati centrale sarebbe una minaccia per la protezione della privacy e delle libertà individuali. Proprio per questo la sinistra e la destra conservatrice hanno lanciato un referendum. Una tale misura, secondo gli oppositori, potrebbe fornire uno strumento di controllo dello Stato sui cittadini.
E uno scenario del genere non è neppure così remoto come si potrebbe pensare.
Alla fine degli anni Ottanta, l’opinione pubblica svizzera fu scioccata nello scoprire quello che è diventato noto come lo “scandalo delle schedature”: le autorità elvetiche, federali e cantonali, ammisero di aver controllato e schedato centinaia di migliaia di cittadini e varie organizzazioni politiche, particolarmente quelle di sinistra, ritenute dei potenziali pericoli per il Paese.
Quasi un cittadino su sette era stato schedato in questo archivio.
Un risultato così risicato ha mandato un segnale alle autorità federali. Gli svizzeri non si sono dimenticati così velocemente delle schedature, e non lasceranno carta bianca al governo nel maneggiare tutte le informazioni di cui potrà disporre.
Un segnale che, si spera, verrà recepito da Governo e Parlamento.